
Il terremoto di Haiti? “Un disastro che ha solo aggiunto problemi a una situazione ormai al limite. Paradossalmente uno degli effetti del terremoto è stato quello di riportare l’attenzione su un paese in cui le condizioni di vita sono effettivamente insopportabili”. Padre Richard Frechette, padre Rick per tutti quelli che lo conoscono e che lavorano con lui, non è certo uno che usa mezze misure.
Parla a voce bassa, guardandoti dritto negli occhi, assicurandosi che tu capisca perfettamente quello che ti sta raccontando. Per esserne certo ripete i concetti più importanti in spagnolo e perfino in italiano. Arrivato ad Haiti quasi trent’anni fa e diventato nel tempo presidente dell’associazione Nuestros Pequeños Hermanos, si occupa delle condizioni di un popolo stremato da decenni di embarghi e colpi di stato e ridotto ormai allo stato di emergenza umanitaria. “Quando sono arrivato a Port Au Prince la prima volta ho subito sentito il desiderio di mettermi a disposizione di quelle persone vitali, energiche, accoglienti. Che non avevano niente. Mi sono subito reso conto che mentre nei paesi sviluppati c’è un medico ogni 300 persone, ce n’era uno per ogni 15.000 haitiani”.
Non resta con le mani in mano, padre Rick, e torna negli Stati Uniti, dove prende una laurea in medicina a New York. Per poi tornare ad Haiti. Da allora, grazie agli aiuti ottenuti e all’impegno di numerosi volontari, è riuscito a offrire un aiuto a molte famiglie in difficoltà. Fino a poter inaugurare nel 2006 l’ospedale Saint Damien, realizzato grazie al determinante contributo della Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus e al lavoro di consulenti italiani volontari. Una struttura ospedaliera che è la più grande dei Caraibi, e che assiste 25.000 bambini l’anno, ma è progettato per curarne a regime 40.000.
“Dopodiché ci sono la fame e la sete, la mancanza di case in cui tornare la sera. Haiti è in ginocchio, e la cosa peggiore è che nonostante le donazioni che sono arrivate dall’estero, non si riesca a concludere nulla di concreto”. La questione della concretezza sta molto a cuore a padre Rick, che non si capacita che molta gente debba continuare a soffrire solo perché molti di coloro che hanno offerto il loro aiuto non riescano a mettersi d’accordo sulle modalità di gestione. “Il caos è il peggiore nemico durante le emergenze. Quelli che arrivano con tanta voglia di dare una mano poi vogliono dire la loro. Quasi mai riescono a giungere in fretta a una decisione comune. E il risultato è disastroso per la gente che aspetta che gli si dia una mano”.
A più di cinque mesi dal terremoto del 12 gennaio le persone senza casa sono ancora la maggioranza, tremila scuole sono cadute e nei paesi lontani dalla capitale mancano generi di prima necessità. La maggior parte degli haitiani non ha lavoro, molti hanno perso l’intera famiglia e vagano allo sbando senza più punti di riferimento. “I problemi da risolvere sono moltissimi. Credo che fondamentali siano la questione delle case e del lavoro. Molti latifondisti non vogliono che le case per i poveri vengano ricostruite sui loro terreni, i progetti prevedono l’assegnazione delle case senza tener conto di dove abitassero prima quelle persone, di chi fossero i loro vicini. In una società già scossa questo è un ulteriore sradicamento. Idem per il lavoro: c’è chi propone di offrire al posto del denaro il cibo, i beni per sopravvivere. Io lo trovo molto ingiusto. È come interferire nel libero arbitrio delle persone: il lavoro va pagato col denaro, che poi io deciderò come spendere”.
Per aiutare il lavoro di Padre Frechette e il progetto Piccolo Fratello Haiti della Fondazione Mediolanum, con la Fondazione Francesca Rava, per contribuire concretamente alla costruzione 4 Scuole di strada sull’isola dei Caraibi, si può mandare fino al 30 maggio un sms al numero 45502.
Ha un carisma fortissimo, padre Rick. Carisma grazie al quale è riuscito a convincere moltissime persone a interessarsi ad Haiti già prima del terremoto. Il regista premio Oscar Paul Haggis lo ha seguito fino a Port Au Prince per rendersi conto della situazione, e Hollywood lo ha invitato a una serata d’onore per tributargli l’Humanitarian Award. Grazie ai fondi raccolti sono state costruite scuole, un orfanotrofio, perfino una Città dei Mestieri, chiamata Francisville. “Perché la parola più importante, in questo momento, è lavoro dignitoso. Solo grazie a questo si può restituire autonomia all’uomo, renderlo libero. Insegnare agli haitiani a essere indipendenti sarebbe la conquista più grande”.