Liu Xiaobo, i falsi Nobel della Cina e quella sedia vuota

I cinesi sono i maestri delle imitazioni. Chi meglio di loro è riuscito negli anni a riempire il mondo di fake di qualunque cosa, dalla borsa firmata alla crema per il viso super costosa? Che poi le imitazioni siano palesemente tali al tatto e all’olfatto poco importa. L’importante è dissimulare. Non c’è stupore, quindi, quando leggiamo che pur di distogliere l’attenzione dalla cerimonia di consegna del Nobel per la pace a Liu Xiaobo, il dissidente al regime ancora detenuto nelle carceri di Liaoning, i cinesi si sono inventati l’imitazione del Nobel.

Premio Confucio per la Pace l’hanno chiamato, e guarda caso la consegna è avvenuta il giorno prima di quella del più prestigioso originale. Una risposta pacifica a chi sostiene quel guerrafondaio di Xiaobo, affermano i promotori del premio. Sicuramente un modo nuovo per la Cina di rispondere al resto del mondo, piuttosto che le solite minacce economiche e i musi lunghi dei diplomatici.

Il premio Confucio, lanciato da un imprenditore, un privato, dalle colonne del populista Global Times, è stato assegnato dunque a Lian Chen, ex presidente di Taiwan e presidente onorario del Kuomintang, il partito nazionalista che vuole la riunificazione con la Cina.
Accompagnato da un assegno premio di 15mila dollari, il premio aveva altri illustri candidati, come il presidente dell’Anp Abu Mazen, l’ex presidente sudafricano Nelson Mandela, il fondatore di Microsoft Bill Gates. Poco importa che Lian Chen abbia dichiarato di non essere stato nemmeno avvertito. La cosa importante, oggi, è che la gente sappia il meno possibile (o almeno faccia finta) della premiazione dell’autore della Carta08.

Indignati per il sostegno che persino la Camera Usa ha ufficialmente dichiarato nei confronti di Xiaobo (onorandolo per aver promosso le riforme democratiche nel suo paese), i cinesi sostengono che la maggior parte della popolazione mondiale è assolutamente contraria alla decisione del comitato che assegna i Nobel. E che ben 20 nazioni non parteciperanno alla cerimonia perché assolutamente d’accordo con la linea cinese: Afghanistan, Algeria, Cina, Colombia, Cuba, Egitto, Iraq, Iran, Kazakhstan, Marocco, Pakistan, Russia, Arabia Saudita, Serbia, Sri Lanka,Sudan, Tunisia, Venezuela e Vietnam. La Russia, che ha firmato accordi commerciali con la Cina il mese scorso per 8.5 miliardi di dollari, ha ufficialmente giustificato la propria assenza con altri impegni.
La Serbia ha più onestamente dichiarato di non voler nuocere ai suoi rapporti con il colosso economico, pur contrariando in questo modo l’Ue, che non nega che questa decisione potrebbe incidere sul processo di adesione.

Alla maniera di Pechino, le censure e le cautele sono partite già nei giorni precedenti. Per dire, alcuni siti web dei canali di news internazionali, tra cui quelli di  Bbc e Cnn e dell' agenzia giapponese Kyodo, risultano irraggiungibili dalla Cina. Numerosi tentativi di collegarsi ai siti danno come risultato la comparsa dell'avvertimento ''il sito è fuori servizio o temporaneamente troppo occupato''. La moglie di Xiaobo, Liu Xia, da due mesi è chiusa in casa, guardata a vista dalla polizia e dunque praticamente reclusa.

E i ristoranti non accettano prenotazioni per più di sei persone allo stesso tavolo, per scongiurare qualsiasi tentativo di festeggiare il premio. Amnesty International sostiene che a più di 200 persone, tra cui l'artista Ai Weiwei e l'avvocato Mo Shaoping, è stato impedito di lasciare la Cina per impedire loro di partecipare alla cerimonia di Oslo.

Nel frattempo a Oslo si dichiarano compiaciuti per il sostegno americano, dell’Unione Europea e di tutti i paesi emergenti ed economicamente rivali della Cina, come India, Brasile e Giappone. E ci si prepara a una cerimonia in cui, per la seconda volta nella storia del Nobel il premiato non sarà presente(la prima risale al 1936, quando il giornalista pacifista Carl Von Ossietzky non potè recarsi a Oslo perché chiuso in un campo di concentramento). Al suo posto, simbolicamente, ci saranno una sedia vuota e una foto. Mentre l’attrice norvegese Liv Ullmann leggerà alcuni suoi scritti.

Marìka Surace

Foto di j-no