I vulcani cambiano la storia

Il vulcano Eyjafjallajokul - Foto di wstera2La crisi dei voli su gran parte dell’emisfero boreale è la realtà di un pianeta che non la smette di manifestarci la sua inesauribile vivacità. Succede anche da noi, come ben sanno i catanesi o i reggini che rimangono a terra ogni volta che l’Etna si fa sentire. Ed è accaduto decine di volte agli islandesi, che addirittura sono rimasti vittime a migliaia nel 1783, quando si scatenò la grande eruzione di Lakagigar. Quando l’eruzione terminò, una specie di nebbia bluastra ricca di vapori di zolfo oscurava il Sole, uccideva il bestiame e rendeva velenosa l’aria. Durante l’inverno circa 10.000 islandesi (sui 50.000 che contava l’isola allora) morirono di fame a causa della grave carestia che ne conseguì.

Non c’è da meravigliarsi se un’eruzione vulcanica ha effetti così vistosi e non c’è neppure bisogno di tornare tanto indietro nel tempo. Nel 1991 il Pinatubo esplode nelle Filippine: è l’eruzione vulcanica più potente del secolo XX, anche se per fortuna i morti sono stati solo mille (200.000 gli evacuati). Sulle Filippine il cielo rimase scuro per settimane nel cuore dell’estate e le ceneri raffreddarono l’atmosfera, mentre in tutto il sud-ovest Pacifico le temperature dell’aria si abbassarono di colpo. Della spettacolare eruzione del Pinatubo alle nostre latitudini non si è tanto avvertito l’abbassamento delle temperature –pure verificato--, quanto lo straordinario colore rosso fuoco che avevano acquisito i tramonti per via delle particelle sospese nell’aria.

Ma i vulcani, da sempre, cambiano il clima e la storia. Così le ceneri islandesi ci rimettono al nostro posto di fronte allo spettacolo della Terra, e pure se ritarderanno qualche aereo, approfittiamone per riflettere e meditare. Anche sul fatto che violenti terremoti, eruzioni vulcaniche, frane e alluvioni non rappresentano qualcosa di strano che sta accadendo al nostro pianeta. Anche se c’è un filo rosso che lega alcuni di questi fenomeni, tenendo presente che per tutti vale lo stesso discorso: la Terra è, per fortuna, un pianeta complessivamente vivo, che presenta regioni “giovani” di grande attività in cui anche frane e alluvioni trovano una giustificazione (anche se in questi casi fanno molto più danno gli uomini, mettendosi dove non devono e provocando il cambiamento climatico).

Terremoti e eruzioni vulcaniche sono figli dello stesso meccanismo, il grande caleidoscopio delle placche terrestri, ossia quei giganteschi blocchi in cui è scomposta la crosta terrestre. Questi blocchi non rispettano i confini degli stati o dei continenti, comprendono gli oceani come le montagne, e sono generalmente tranquilli al loro interno, ma assolutamente attivi lungo i margini. Lungo i margini i blocchi si allontanano, si scontrano oppure scorrono gli uni accanto agli altri: ogni scatto provoca un sisma, ogni spaccatura che si apre un’eruzione. Vulcani e terremoti sono così legati allo stesso meccanismo dinamico, ma non dipendono gli uni dagli altri, specialmente se avvengono lungo blocchi crostali differenti e lontani fra loro. L’eruzione sub-glaciale islandese dipende dalla grande spaccatura che apre in due l’isola e che allontana progressivamente (alla velocità di qualche centimetro l’anno) l’America del Nord dall’Europa. E nulla ha a che vedere con il potente terremoto cileno, causato dallo scontro di due blocchi crostali differenti, o con il recentissimo sisma cinese, avvenuto a migliaia di km di distanza.

Se in questo scorcio di secolo i terremoti di magnitudo superiore a 7 Richter sono così frequenti è solo un caso: nelle medie decennali si distribuiscono in modo omogeneo in ragione di circa una dozzina all’anno. E così pure le eruzioni: per esempio l’Etna erutta in media una volta ogni due anni nell’ultimo mezzo secolo, ma attualmente è tranquillo da oltre cinque, e non per questo dobbiamo, però, pensare che sia inattivo. Anche all’inizio del terzo millennio dell’era degli uomini, la Terra fa semplicemente il suo mestiere, come sempre in passato, e davvero non possiamo prevedere quando colpirà il prossimo sisma, mentre sappiamo benissimo dove e con che tipo di effetti. Il problema è che questi fenomeni ci lasciano nudi, ancora vulnerabili come nel Medioevo, nonostante i progressi nelle conoscenze e nelle costruzioni. E’ possibile che si possa perdere un aereo a causa delle ceneri di un vulcano o per un ciclone tropicale? O che non si possa continuare a vivere in certi luoghi? La risposta è per fortuna sì, anche se non ci piace rassegnarci a un limite così pesante.

Mario Tozzi

Foto di wstera2


Commenti

Visto che con questi fenomeni


Visto che con questi fenomeni naturali della terra, non possiamo farci niente, almeno facciamo quello che si può fare!!! Per il bene nostro e dei nostri figli e nipoti, e per le prossime generazioni.
E quello che si può fare oggi per domani, lo sapete e lo sanno gli statisti meglio di me.
cordialmente Graziella