"Così come un certo cinema del passato partecipò alla ricostruzione di un paese che usciva malmesso dalla guerra", scrive il regista Alessandro D’Alatri, "il cinema di oggi deve partecipare alla ricostruzione delle coscienze".
Film come Gomorra di Matteo Garrone, o Una scomoda verità di Al Gore sono esempi di come il cinema possa influire sulla realtà, creando una consapevolezza di massa che non è più possibile ignorare.
Quali sono, secondo voi, i film che hanno contribuito più di tutti a “ricostruire le coscienze”? E perché?
In che occasioni, passate o presenti, il cinema ha saputo abbattere muri e attraversare confini?
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i film sono una forte strumento comunicativo per risvegliare le coscienze.. nei film possiamo immedesimarci e ritrovare realtà che viviamo. la vita certe volte è molto più complicata che una trama di un film. guardando un film possiamo evadere e trasportarci al di la della nostra contingente realtà. bisogna fare in modo di attuare il messaggio che ci lancia un film
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Il percorso in ogni cosa deve esser produttivo, una costruzione di speranze, idee che domani diventeranno scelte concrete, in un voto, in comportamenti sociali, nei rapporti con la famiglia, o semplicemente per strada. Il film deve darti, come per un libro, come per un viaggio e come per molto altro, la possibilità di scoprire te stesso al di fuori di quello che hai sempre visto, la possibilità di aprire il cervello ad opinioni nuove, a stimoli, a comportamenti e ragionamenti. Credo che sorridere sia una delle soluzioni migliori, l’amore è il sentimento fondamentale vero, ma un amore sereno, dolce, attento, sorridente e felice. Faccio, nel mio piccolo, molto piccolo, pubblicità, comunicazione, ed ho sempre creduto doveroso trasmettere in maniera etica. La scelta tra una donna nudain copertina, un cucciolo, un bambino.. o comunicare qualcosa di più.. un nudo a volte è più nudo vestito.. il tutto dipende da come utilizzi lo strumento di trasmissione e da ciò che vuoi trasmettere. “Si può fare” o “Parada” sono due film che voglio prendere d’esempio, un sorriso consapevole, una costruzione produttiva, una serietà ironica che fa riflettere e forse ci rende migliori. Assolutamente concorde con l’idea che i film contribuiscono e devono contribuire a ciò decidiamo di essere. Francesca C
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"La vita è bella" di Benigni...abbatte il muro spinato dell'olocausto.Quando il prof Robin Williams,ne "L'attimo fuggente",sale sulla cattedra,dice di vedere le cose da un altro punto di vista. Benigni fa questo,sale sulla cattedra,e ci fa guardare la più triste delle esperienze umane dagli occhi innocenti di in bambino,Giosuè.Con l'aggiunta dell'ironia e del sarcasmo...sta in questo il genio che esce dagli schemi convenzionali e abbatte il muro. Ci viene descritto il terrore con il sorriso...senza di ciò avremmo avuto l'ennesimo documentario Sulla tragedia dell'olocausto,e nessun muro abbattuto. L'oscar è stato il naturale tributo."
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Non ho molto tempo per andare al cinema, quindi la mia competenza in materia è solo derivante da quello che posso intuire attraverso i vari spezzoni passati in Tv, o le trasmissioni che di esso si occupano. Poi li attendo in DVD. In passato però ero un’assidua delle sale cinematografiche. Ritengo che il cinema possa essere un veicolo di denuncia, riflessione, ma anche divulgazione. È indubbio che, da “Arancia meccanica “ in poi, il cinema violento e col sangue a fiumi, sia proliferato, ma non credo che “Jule e Jm”, sia responsabile della pornografia dilagata in seguito, forse porno sia una parola “grossa”, ma ritengo che le cose che s’intuiscono siano molto più eleganti di quelle troppo spesso esplicitate. Dal punto di vista del sociale, mi piace la descrizione che fa @ Michele Laurino, della “Vita è Bella”, infatti, Benigni è un animale da cinema, perché ha questa vena buffa che parla di cose serie. Però non mi risulta che i film siano riusciti a far cambiare le cose della vita. È lodevole che si cerchi di farlo, ma le opinioni della gente, purtroppo non influiscono più di tanto nella vita reale, però è giusto informare, specialmente da quando il giornalismo è stato un po’ inquinato dal servilismo (senza offesa e non per tutti). “Roma Città aperta”, fatto con pochissimi soldi, e i film di De Sica, si potreb-bero definire Verghiani, nel loro intento di descrivere la realtà di tutti i giorni, evidenziando i sentimenti di chi la vive, nella manzoniana verisimiglianza, che rende viva anche una storia inventata. Nella “ Finestra di Fronte” si evince la barriera tra le fantasie di una donna infelice e le realtà che poi andrà a sperimentare, le quali non saranno più il sogno, la fantasia di esse, ma un vissuto assolutamente diverso. Di esso non resterà che la scuola di vita derivante dal rapporto con il pasticcere omosessuale. Quindi due muri: uno tra la casa della donna e la finestra di fronte; l’altro il pregiudizio verso gli omosessuali, non considerati come persone, ma solo come “diversi”. Nella cinematografia americana per molti anni ha dominato la retorica, poi seguendo le orme del nostro neorealismo, l’impegno nel sociale si è dedicato a molti argomenti di denuncia: dallo sfatamento delle guerre con: “La sottile linea Rossa” a: “Salvate il soldato Ryan”; all’attenzione verso lo sfaldamento delle famiglie e le sue conseguenze di: “ Kramer contro Kramer”. Solo per citarne alcuni. È importante una certa didattica o, perlomeno, che qualcuno ci si dedichi, in questo dedalo di produzioni, che è enorme e sfruttato in ogni sua possibile versione. Ben vengano i soggetti che denunciano, come: “ Gomorra” e “Una scomoda verità”, ma vi pare che: “Palummella Rossa” o “Il portaborse”, o tutti i film dedicati alla “Mafia”, compresi: “Il Padrino” 1,2,3 ecc. e/o “Le mani sulla città”, abbiano in qualche modo contribuito a far cambiare le cose o a sconfiggere le organizzazioni criminali? Con questo voglio dire che le coscienze si devono svegliare dall’interno, ma è un bene che suonino le campane del Cinema. BUONA VITA A TUTTI! E … in questo caso: BUON CINEMA!!! Maria Giovanna 26/11/2008
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Il cinema, come il teatro, é l'unica forma d'arte veramente fruibile da ogni uomo, anche privo di qualsiasi conoscenza. Non dico nulla di nuovo, basta leggere cosa pensava al riguardo Pasolini e non posso che sottrarmi al paragone con un grande come lui, quindi accenno solo all'idea e rimando ai suoi scritti. Il cinema é il ritratto piú attento della nostra societá: parla la lingua degli uomini e ne riporta le loro avventure, la lor vita. Cosí io non credo che si possano riportare alcuni titoli, perché automaticamente si farebbe torto agli innumerevoli altri che non vengono citati pur meritadolo. Il cinema ritrae la societá allo stesso tempo ne cattura sogni, aspettative, delusioni, gioie, sofferenze, e quand una societá é pronta per cambiare allora anche il cinema che la ritrae ne riporterá fedelmente le voglie: i film che hanno (piú che ritratto) anticipato abbattimenti di muri e attravversamenti di confini lo hanno fatto solo perché diretti o scritti da uomini che piú degli altri sapevano cogliere le prime avvisaglie dei cambiamenti. Solo due nomi voglio citare: Pasolini, Flaiano. Ho letto i loro scritti e visto alcune loro interviste recentemente e posso dire che avevano visto molto lontano, piú lontano di intellettuali contemporanei... Poi non é detto che debba essere analizzato in una dimensione totalizzante: il cinema ha una dimensione fruibile privata, dunque puó segnare l'abbattimento di un muro anche per un solo uomo, puó fargi cambiare un'idea, stimolarlo a riflettere, ma é normale che sia cosí, perché IL CINEMA É ARTE, IL CINEMA É CULTURA!
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salve a tutti...bè ritengo che ci siano anche altri film che possano insegnare molto e che siano emotivamente molto forti. Ad esempio un film che mi rimarrà sempre nel cuore è Paolo Borsellino, è stupefacente per me il modo in cui il regista ha ricostruito la vita di questo eroe, di un nostro eroe italiano. Il finale poi ti lascia senza parole: è devastante ma allo stesso tempo incoraggiante per noi goivani affinchè prendiamo le redini dell'eredità lasciataci da questo grande uomo e magistrato. Guardatelo!!!
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"I film sull'olocausto. "La vita è bella" di Roberto Benigni lo annovero tra quelli che hanno scosso maggiormente la mia coscienza."
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Secondo me (e lo sottolineo perchè si tratta per definizione di considerazioni personali) i film che hanno contribuito a ricostruire le coscienze, soprattutto nel dopoguerra, sono i seguenti: 1) ladri di biciclette di De Sica : la massima espressione del dramma del dopoguerra 2) la vita è una cosa meravigliosa di Capra: una semplice descrizione di cosa conta veramente nella vita 3) orizzonti di gloria di Kubrick: perfetto nel descrivere le difficoltà nel gestire i casi di coscienza 4) schindler's list: l'olocausto.......... Insomma, si tratta di una cosa veramente impossibile: fare mente locale per individuare i migliori film che hanno ricostruito le coscienze necessita troppo tempo, nel senso che quest'arte ne ha prodotti un numero impressionante. Nei termini poi di abbattere muri o attraversare confini non ho a disposizione il necessario tempo per riflettere adeguatamente: mi vengono in mente troppi esempi, e sono assolutamente indeciso. Ma almeno un titolo lo cito : il Laureato (o Apocalipse now e via dicendo..) Cercate per favore di porre domande più semplici: ci sto riflettendo da ore!
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La testimonianza di Alessandro D’Alatri come una lezione essenziale Il discorso del regista D’Alatri è una lezione da insegnare alla gente, da ripetere e da spiegare, pur non essendo affatto complicata, in quanto parla di Valori con la voce di un saggio e con la ingenuità di un vero innamorato. Pochi sono coloro che oggigiorno hanno coraggio di parlare di amore, verità, e speranza. Alessandro D’Alatri dimostra di non essere uno che si limita a sputare veleno sulla società – il suo discorso è candido perche non c’è traccia di odio verso nessuno, lui parla d’amore, e insiste a questo, nella sua voce si avverte la voglia fervente di far capire alla gente come stanno le cose oggigiorno, come si vive, dove si sbaglia, cosa si deve cambiare... In un ambiente di sperdutezza e frantumazione sociale, D’Alatri parla di “visione di moltitudine”, parla di memoria e rapporto con la Storia in un mondo che precipita verso il futuro con una velocità strammazzante. Quello che a me personalmente fa più imressione è la sua opinione della opera d’arte, cioè, il suo “coraggio dell’impopolarità” come dice lui, la persistenza di creare qualcosa nonostante la consapevolezza del dissenso che puo seguire, a causa dell’assenza di “appeal” e insistere ai valori originali. Il suo motore è la voglia di raccontare, combinando il coraggio e l’amore, per assicurare una forte speranza, che secondo lui e secondo molti altri si chiama pace, lavoro e giustizia. D’Alatri dimostra una profonda conoscenza della realtà sociale, una spaventosa chiaroveggenza che vuole aprire gli occhi agli altri, per ricostruire le coscienze “ad un sentire nuovo”, la sua è una critica costruttiva dell’unica realtà che ci circonda, e la sua visione è solida e solenne: combattere contro la “massiccia desertificazione etica” e svelare la nostra povertà, la triste illusione di felicità che ci concede la ricchezza materiale. Comunque, alla fine, lui stesso in un certo modo ammette che non si può fare a meno di aderire al mondo del consumismo - lui dice di essere impegnato nella creazione di diverse pubblicità, anche se l’amore è l’unica ragione.