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Il cinema come azione sociale: la testimonianza del regista Alessandro D'Alatri

Alessandro D'alatriAlessandro D'Alatri racconta ad A voi comunicare la sua esperienza di regista e il ruolo del cinema come mezzo per conciliare le differenze culturali.

"Faccio cinema per amore. Solo per quello.

Credo che fare cinema oggi sia abbandonare l’essere autori, registi, sceneggiatori, produttori, per tornare a essere cittadini, testimoni di un quotidiano da migliorare nel bene collettivo. Un amore da costruire, da lavorarci sodo, da difendere contro le facili stimolazioni all’abbandono che una società, sempre più incline al prestigio della velocità, fomenta costantemente. Una società che ha sostituito la virtù con il virtuale, l’avvenimento con l’evento, il potere con il potenziale, la volontà con la velleità. Ecco, una società che permette all’odio, al tornaconto personale di farsi strada prepotentemente, anzi, di erigersi a simbolo di benessere, è una società morta. L’amore, nella sua forma più alta, quella di salvare la speranza, è l’unica strada percorribile per garantire il futuro delle nuove generazioni.

Ecco perchè il comportamento che trovo più innovativo è quello di FARE SPAZIO, permettendo agli altri di poter partecipare all’avventura della vita. Fare spazio a nuove parole, fare spazio alle tante soggettività, aderire ad una visione di moltitudine.

Faccio cinema per raccontare, a me basta e avanza, non trovo nulla che sia più straordinario del raccontare storie. Ma queste storie devono aver salvato la speranza, devono avere in loro la vitalità che ha lo sguardo verso un futuro di felicità. Non mi è mai piaciuto il cinema che denuncia e basta, così come non mi piace questo elogio del negativo che sempre più spesso appaga nelle trasmissioni televisive.
Preferisco chi propone a favore, a chi si batte contro qualcosa o qualcuno. Tornare ad essere uomini, trasformando quel detto tutto italiano del “tengo famiglia” in un detto positivo, ovvero, poiché tengo famiglia mi batto per difendere la speranza del loro futuro, della loro felicità. Perchè non inquino? Perchè tengo famiglia. Perchè partecipo alla vita sociale della mia comunità? Perchè tengo famiglia. Perchè lavoro per il bene del mio paese? Perchè tengo famiglia.

E poi ecco un altro elemento che sento fondante: la memoria. Viviamo un’epoca in totale assenza di memoria. Sembra paradossale, ma nel momento in cui sarebbe più facile, grazie alla tecnologia, avere un rapporto di confronto diretto con le esperienze del passato, veniamo continuamente annebbiati da un implacabile oblio. Il passato viene rimosso alla stessa velocità di come ci viene proposto “l’adesso”. E un “adesso” senza radici, senza cordoni ombelicali con la Storia è un “adesso” senza futuro, senza speranza. La speranza è una dimensione dell’anima, la dimensione di chi è portato a vedere le cose non in sé, ma nel loro divenire, di chi è proiettato nel dopo. La speranza è pensare che c’è un dopo, qualcosa che accadrà per il meglio. Oggi la speranza si chiama pace, lavoro e giustizia.

Amore nel fare cinema, ma può essere riferito a qualsiasi altro lavoro, significa per me tornare ad avere coraggio, il coraggio anche dell’impopolarità, dell’essere additati come vecchi e decrepiti perché difendiamo quelle cose considerate prive di “appeal”…

Credo in un cinema che coincida con una nuova stagione, quella della consapevolezza rispetto ad un susseguirsi di cose che raggiungono inconsapevolmente un successo, uno stato di finto benessere, un consenso privo di fondamenta.
In Italia, nel passato, si è fatto cinema per un popolo che usciva dalla guerra, oggi per un pubblico che esce dagli Ipermercati. Ecco perché amore vuol dire oggi partecipare a ricostruire le coscienze, così come un certo cinema del passato partecipò alla ricostruzione di un paese che usciva malmesso dalla guerra. Ricostruire le coscienze ad un sentire nuovo, alla comprensione definitiva della nostra povertà quando immaginiamo la nostra vita come una riuscita nel solo possesso materiale.

Amore è per me anche chiamarsi dentro rispetto a quanti, tanti purtroppo, oggi si chiamano fuori, quasi che una catastrofe ambientale non gli appartenga, quasi che questa massiccia desertificazione etica e morale non li tocchi, una balorda e inspiegabile immunità.
Sembrerà paradossale ma questo mio modo di amare e fare il cinema riesco ad estenderlo anche alla pubblicità, ai documentari, ai video clip, al teatro. E’ sempre e solo una questione d’amore."

Alessandro D'Alatri 

 

Per voi, quale vostra attività, sopra ogni altra, è un atto d'amore?

Commenti

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ACCETTARSI E VOLERSI BENE, per poi occuparsi degli altri, di chi ha bisogno, AVENDO A QUEL PUNTO QUALCOSA DA DONARE.

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Testimonianza bellissima di chi si impegna per non dimenticare, di chi lotta affinché le coscienze non cadano nell’oblio dell’indifferenza e nella cecità del disinteresse. Parole che danno uno spaccato della società di oggi, scostante e manipolabile perché non ancorata alla sua memoria, né ai suoi valori e né a quella curiosità e voglia di migliorarsi che permette l’evoluzione piuttosto che l’involuzione che caratterizza i nostri giorni. Pensare di essere lontani dalle cose del nostro tempo è un errore che si paga, se non noi in prima persona lo pagheranno i nostri figli e nipoti. Non si deve trascurare il potere del cinema che spero possa sempre più emergere come scuotitore di coscienze. Spero possa stimolare la riflessione e non solo intrattenere nella logica dei grandi studios americani.

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Io credo che qualunque attività possa essere un atto d'amore.L'importante è il fine che ci spinge;l'importante è che ci sia un fine e che non si agisca spinti da un'inerzia che è nemica di ogni atto d'amore.

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tutto può essere un'atto d'amore,io inizio la gornata pensando alla vita, alla creazione, a me stessa. Valorizzo tutto ciò che di positivo che trovo nelle persone che mi stanno accanto, riesco a rendere bello anche quello che per la maggior parte degli altri è sgradevole. Uno dei miei figli è disabile, ho pensato di regalarlo al mondo: cerco tutte le sue ricchezze e le ridistribuisco a chi vive intorno a noi, spero di far capire quanta bellezza c'è nella diversità, chi imparerà a conoscerlo veramente, porterà questa sapienza ad altri e altri ancora e questa sapienza si adatterà ad altri tipi di diversità.... Tutte le volte che vedo degli occhi brillare , che avverto che qualcosa si è mosso dentro al mio prossimo, provo la bellissima sensazione di aver portato una briciola di amore , di aver contribuito al cambiamento.

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Un bellissimo post che esprime tutta la forza e la passione che un artista,anche in tempi duri come i nostri,ha il coraggio di esternare,sfidando il muro dell'incertezza,della precarietà e della difficile vita di chi si sceglie l'arte per mestiere.In una società così tanto occlusa e tappata dai problemi,creare spazio è la soluzione vincente per emergere e creare i presupposti per un luogo migliore.

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"Concordo in pieno con le parole del regista.Bisogna"FARE SPAZIO a nuove parole,alle tante soggettività, aderire ad una visione di moltitudine." Si parte sempre dalle idee,si discutono,si argomentano,poi alla fine si arriva ad un risultato.E'in questo percorso che riconosco la volontà e non la velleità,la virtù e non il virtuale,il potere della ragione e non il potenziale. Restare a guardare non conviene,restare fuori è sbagliato. Ogni azione,ogni gesto,ogni mestiere andrebbe fatto sempre per una questione d'amore e di passione.E' questo sentimento che muove il mondo,lo dice anche Franco Battiato nella sua ultima canzone"Tutto l'universo obbedisce all'amore",come dargli torto..."

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Leggere quello che scrive questo, immagino giovane, regista, riconcilia con la vita. Ha già detto tutto lui, non ci sarebbe nulla da aggiungere, se non, com’è richiesto, l’applicazione nella vita reale di questa benedetta filosofia dell’esistere e non solo dell’essere. ( Come già detto da qualcuno in questo blog). La mia risposta è: cercare di far bene quello che si fa, ma con un occhio all’umano, al rapporto interpersonale, tenendo ben presente che chi ci sta di fronte (anche un capo odioso), ha i suoi motivi per essere quello che è e quindi essere comprensivi, compartecipi interiormente e positivamente con tutti, indiscriminatamente. Questo per raggiungere quella famosa percentuale di positività concernente il comportamento globale (questo sì che varrebbe la pena ci fosse) che faccia la differenza e annulli gradualmente tutto ciò che non consente di esprimere il vero amore. Questo è un atto di speranza ed è en rappresentato da D’Alatri. Un’altra speranza è quella che sia prodotto e divulghi queste sue idee. Ciao e Buona Vita a Tutti! Maria Giovanna 24/11/2008

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adoro questo regista!!!! avete visto il film casomai? fantastici punti di riflessioni sull'amore coniugale..

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Una splendida testimonianza: ogni gesto della vita, soprattutto l'attività lavorativa dovrebbe essere un'espressione d'amore. Solo l'amore e la passione riescono a dare il coraggio per combattere per quello in cui si crede, solo l'amore e la passione riescono a trasformare la speranza in realtà.

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"di gesti d'amore se ne fanno tanti, spesso consapevolmente o no: tra tanti, ascoltare e osservare gli altri a "mente aperta" è quello che preferisco.e l'ascolto, credo, sia il primo passo verso la comprensione."

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Il cinema può elevare a modello le scempiaggini giornaliere (soprattutto a natale) oppure può avere la forza di togliere la maschera ai personaggi e di mettere a nudo la meschinità dell'egoismo individuale e la pochezza morale dell'uomo che sta dietro le apparenze. Cercare di affondare nell'individualità profonda dell' essere umano è faticoso, riserva sorprese, espone al fallimento, solleva scherno e rimbrotti. Ma è vero cinema anche se molte sale chiudono in faccia i battenti. Il cinema d'autore dovrebbe essere incoraggiato e finanziato, tuttavia chi deve metterci il denaro spesso si rifiuta di finanziare chi vuole metterlo a nudo lui e i suoi simili e trarre fuori la marionetta che essi portano dentro.

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