Stewart Brand potrebbe essere un simpatico nonnino, di quelli che si tengono in forma con una lunga passeggiata al mattino e che leggono il giornale dalla prima all’ultima pagina. Si guarda intorno compiaciuto e sorridente, ammiccando nei confronti di una platea eterogenea e curiosa. D’altronde non capita tutti i giorni che l’autore del Whole Earth Catalog (definito da Steve Jobs un world wide web ante litteram) sia a disposizione per parlare delle sue idee, non sempre allineate con il resto dei pensatori della sua generazione. Mettiamola così: Brand è un ecologista, ci tiene a definirsi ancora così. Ed è così che lo presenta Luca De Biase, durante la presentazione dell’ultimo libro dell’autore americano, Una cura per la terra (Codice Edizioni).
Però è un ecologista della prima ora, di quelli che la questione l’hanno studiata bene, laureandocisi a Stanford addirittura. E, soprattutto, è un autentico americano, uno di quelli che non possono fare a meno di guardare al lato pratico di ogni situazione. Il che si traduce in maniera molto sintetica in un: si può cambiare idea, anzi si deve, quando i tempi cambiano. Brand va dritto al punto, e partendo da quello che fu un articolo rivoluzionario, Environmental Heresies, pubblicato nel 2005 sulla rivista del MIT Technologies Review, prova a ribaltare quelli che sono i convincimenti più radicati (e più refrattari al cambiamento) nel mondo ambientalista. Tre sono i punti chiave che il pioniere Brand prende in considerazione per un futuro migliore, puntando il dito contro l’ideologia che secondo lui guida gli ambientalisti di vecchia generazione. Iniziamo da uno dei più controversi.
IL NUCLEARE E' NECESSARIO
Non importa cosa pensava negli anni ’70, quando avrebbe sicuramente detto no al nucleare. Brand negli ultimi vent’anni ha visitato alcuni dei luoghi in cui vengono depositate le scorie, uno degli argomenti più forti degli ambientalisti contro l’uso di questa fonte di energia. E si è convinto che tutto quello che ci è stato raccontato parte da presupposti sbagliati. Afferma: “Di solito gli ambientalisti agitano lo spauracchio di un futuro insostenibile. E dicono: «Dovete garantire che tutta la radioattività emessa dai rifiuti resterà completamente isolata per 10 000 anni (o perfino un milione) e se non ne siete in grado non potete utilizzare questa fonte di energia.» Perché? «Perché la radioattività, anche in quantità ridotta, nuoce agli esseri umani e alle altre forme di vita. Potrebbe contaminare le acque sotterranee.» E nessuno di loro prende in considerazione il fatto che tra centinaia di anni gli essere umani, se l’evoluzione procede come ha fatto finora, saranno sicuramente molto più capaci di quanto lo siano ora di risolvere un’eventuale fuoriuscita di radioattività, peraltro facilmente rilevabile ed eliminabile.” Per chi ha ancora timori sulla sicurezza e pensa a ciò che successe a Chernobyl nel 1986, Brand consiglia la lettura di alcuni rapporti su greenfacts.org che, a più di vent'anni di distanza, fanno una valutazione oggettiva e dettagliata dell'incidente.
Ma soprattutto, prosegue Brand, perché ci ostiniamo a ignorare che il vero problema, per la sopravvivenza della terra, sono le emissioni di Co2? Il nucleare, ben gestito come già avviene in America, Giappone, Francia, non solo permette al paese che ne fa utilizzo un risparmio energetico enorme, ma anche di ridurre le emissioni dovute all’utilizzo di combustibile fossile che sono il vero cancro del pianeta. Il nucleare è pulito, è verde, è poco ingombrante. Una centrale che produce 1 miliardo di Watt con combustibile fossile emette tantissime scorie. Se la stessa energia è prodotta col nucleare le scorie sono contenute in due barili facilmente conservabili. Se il nostro obiettivo è quello di combattere il global warming, l’energia nucleare va assolutamente presa in considerazione in quel mix di energie a bassa emissione da utilizzare in futuro. “L’Italia dovrebbe accelerare il discorso sul nucleare, è assurdo che abbiate questa dipendenza energetica (e dunque economica) dalla Francia. Soprattutto le giovani generazioni e gli scienziati più in gamba, quelli più aggiornati come James Hansen, sanno bene che questa è la direzione giusta. Senza dimenticare che la ricerca va avanti, e che in India stanno già sperimentando un nuovo reattore nucleare che usa il torio invece che l’uranio. Il che vuol dire il triplo di giacimenti, più difficoltà a trasformare l’energia in un’arma pericolosa, più sicurezza.”
OGM, CIBO DEL FUTURO
“Guardatemi”, dice Brand. “Sono un consumatore di cibo Ogm da ben 14 anni e sto piuttosto bene. So bene che in Europa siete più scettici, ma questo è il secolo delle biotecnologie, non si può far finta di niente.” Secondo lui pensare che l’agricoltura possa andare avanti senza ricorrere al biotech significa non solo non credere in un futuro migliore, ma proprio fare un passo indietro. Gli Ogm ci permettono di ridurre gli spazi da coltivare per produrre la stessa quantità di prodotto, grazie alla cosiddetta Sod seeding. E di ridurre i rischi di tossicità per via dell’uso di insetticidi. Ma non solo. Grazie agli Ogm e alla ricerca, potremo avere prodotti sempre più buoni e sempre più sani. “Più di metà della popolazione mondiale (India, Cina e Filippine) hanno alla base della loro alimentazione il riso. Spesso la conseguenza è un grosso deficit di vitamina A, con problemi alla vista soprattutto per i bambini. Un gruppo di ricercatori svizzeri ha ovviato a questo problema brevettando il Golden Rice, riso geneticamente modificato perché arricchito di beta-carotene. Pensiamo poi alle popolazioni africane, che si nutrono principalmente di sorgo e kasava, alimenti a base di amido con quasi zero proprietà nutritive. Arricchendo questi prodotti con minerali, vitamine e proteine, molti problemi dovuti a un’alimentazione troppo povera potrebbero essere risolti.”
Un esempio che dovrebbe convincerci a pensarci su è molto vicino a casa nostra. Il Parmigiano Reggiano, simbolo della produzione local, viene in realtà fatto con il latte di mucche che si nutrono con soya Ogm proveniente da Brasile e Argentina. Eppure lo consideriamo un prodotto altamente genuino. “E questo succede perché è ormai impossibile fare a meno del biotech. Un giorno, molto presto, lo capiremo tutti, e saremo in grado di coltivare Ogm nell’orto di casa nostra. E sarà un gran progresso.” Gli si obietta che gli Ogm possono gravemente attentare alla biodiversità, riducendo pericolosamente le specie esistenti in natura a causa di un mancato utilizzo o una mancata coltivazione. Ma non è affatto d’accordo. E proprio per spiegare perché passa all’ultimo punto della discussione.
CITTA’ PIU’ POPOLATE? SI’, GRAZIE.
Cinque contadini su sei abbandonano i campi per trasferirsi in città. E secondo Brand questo è un gran vantaggio per tutti. “Perché l’agricoltura è quanto meno ecologico ci sia. Soprattutto l’agricoltura di sussistenza, che è una trappola di povertà. Grazie agli Ogm si ridurranno gli spazi da dover coltivare, e allora trasferirsi in città per molti sarà la scelta più opportuna. Con gran vantaggio per la biodiversità.” Perché, come spiega subito dopo, non sono gli Ogm i veri nemici della biodiversità, quanto i contadini che sfruttando i terreni, scegliendo arbitrariamente quali coltivazioni privilegiare e quali no, fanno un vero e proprio danno a determinate specie. Senza contare che la coltivazione tradizionale, quella che prevede l’aratura del terreno, emette Co2 in grandissima quantità. Le megalopoli non sono questi mostri che gli ambientalisti descrivono. Anzi “gli agglomerati urbani devono essere intesi come un fattore di sviluppo e un'occasione per risparmiare energia, perché le città sono officine di innovazione, centri di creazione della ricchezza, luoghi dove si risolvono problemi.”
Foto di Funky64
Commenti
Condivido in pieno, mi sembra
Condivido in pieno, mi sembra proprio l'approccio giusto.
Altro che retaggi anni '80 da "Nucleare? No Grazie!"...
E tutte le preoccupazioni? I
E tutte le preoccupazioni? I rischi? Le scorie? ecc.
” Per chi ha ancora timori
” Per chi ha ancora timori sulla sicurezza e pensa a ciò che successe a Chernobyl nel 1986, Brand consiglia la lettura di alcuni rapporti su greenfacts.org che, a più di vent'anni di distanza, fanno una valutazione oggettiva e dettagliata dell'incidente."
"Il nucleare, ben gestito come già avviene in America, Giappone, Francia, non solo permette al paese che ne fa utilizzo un risparmio energetico enorme, ma anche di ridurre le emissioni dovute all’utilizzo di combustibile fossile che sono il vero cancro del pianeta. Il nucleare è pulito, è verde, è poco ingombrante. Una centrale che produce 1 miliardo di Watt con combustibile fossile emette tantissime scorie. Se la stessa energia è prodotta col nucleare le scorie sono contenute in due barili facilmente conservabili."
Ma l'avete letto l'articolo? Mi sembra che Brand lo spieghi bene...
Sì, ma ci piacerebbe
Sì, ma ci piacerebbe conoscere anche la tua opinione. Per dire, in molti non sono per nulla convinti delle posizioni di Brand.
Come ho già detto, la mia
Come ho già detto, la mia opinione, soprattutto sul nucleare, è molto simile a quella di Brand. Trovo assurdo che un paese come l'Italia debba acquistare energia (prodotta grazie al nucleare) dalla Francia o da altri paesi limitrofi.
A maggior ragione ora che la tecnologia si è evoluta riducendo di molto i rischi su ambiente e salute.
Non sono un'esperto,ma
Non sono un'esperto,ma sicuramente le centrali nucleari serviranno a qualcosa.
Mario Tozzi in un articolo
Mario Tozzi in un articolo che abbiamo pubblicato di recente sostiene che l'Italia anche dal punto di vista geologico non è fatta per ospitare centrali di grandi dimensioni.
Anche questa è un'opinione da tenere in conto.
Sarebbe interessante un
Sarebbe interessante un confronto tra i due...