
Il principio di reciprocità introdotto nel 1942 - contenuto nell’art. 16 del Codice civile - è un vero e proprio strumento giuridico di integrazione. Secondo questo principio lo straniero è titolare in Italia di diritti civili, a condizione che il cittadino italiano sia ammesso agli stessi diritti nel Paese straniero di riferimento.
Questo principio serve a difendere i propri cittadini all’estero con strumenti di rappresaglia giuridica, ma è valido ed efficace solo se lo stato controparte rispetta le stesse logiche.
Nel 1998 con la legge Turco-Napolitano si stabilisce che tutti gli stranieri regolari in Italia sono esentati da tale principio.
A seguito della globalizzazione dell’intera economia mondiale, sono sorte numerose problematiche relative all’immigrazione, quali ad esempio:
La gestione dell'immigrazione non è un tema facile, ma di certo non lo si può considerare un tema politico.
La geopolitica dell'immigrazione è sociologicamente variegata. Non appartiene né alla destra, né alla sinistra: è ontologicamente trasversale.
Sei a favore del voto del cittadino straniero - titolare di permesso di soggiorno regolare - per l'amministrazione in cui è residente?
Pensi che sia un diritto da riconoscere anche ai cittadini stranieri? O pensi invece che il diritto di voto nel nostro Paese vada esclusivamente riconosciuto ai soli cittadini italiani?
Commenti
Sono un medico della Croce
Sono un medico della Croce Rossa Italiana. Quotidianamente mi confronto col problema dell' integrazione fra i popoli seguendo gli immigrati in Italia che giungono presso le strutture della CRI in Piemonte. I loro problemi sanitari sono facilmente risolvibile mentre le problematiche "psico-sociale" no. Negli anni ho appreso, e cerco di affinare quotidianamente, lo strumento del "racconto". Mi spiego meglio: nel dialogare con gli ospiti, dopo un' attento quanto faticoso (tramite interprete) ascolto cerco di restituire a loro lo spirito di due fiabe a me care. La prima "La guardiana delle oche alla fonte" e la seconda "Dognipelo" dei Fratelli Grimm. Entrambe affrontano i problemi dell' apparire-diversità-pregiudizio (i tre tags che seguo nella mia imperfetta restituzione agli ospiti). Non dimenticando il fil-rouge che unisce questi tre aspetti del problema, anche con i miei operatori e colleghi, cerco di trasmettere a loro (sia nei momenti di briefing che di debriefing) la necessità che ogni esser umano ha di "rinascere due volte" attraverso questo racconto: «Ricordo il professore che, tre mesi dopo il parto, dietro la scrivania del suo studio, ci aveva rivelato la verità, ovvero quello che pensava. Aveva riflettuto a lungo prima di rispondere, in una penombra carica di angoscia. Non era ricorso alla sfera di cristallo. Più esperto di medicina e di uomini che tanti suoi colleghi, ci aveva detto, con voce pacata e ferma, guardandoci negli occhi:
“Non posso prevedere come diventerà vostro figlio. Posso fare alcune ipotesi ragionevoli.
La più ottimistica. La sofferenza cerebrale, dovuta al forcipe e alla scarsità di ossigeno al momento della nascita, si riassorbe. Non ha lasciato tracce consistenti. I disturbi possono essere marginali. Non è l’ipotesi più probabile.
Vediamo l’ipotesi mediana. Le lesioni cerebrali, anche se non profonde, hanno intaccato i centri motori e quelli del linguaggio. Il bambino tarda a parlare, se a tre anni un suo coetaneo usa mille parole, lui ne sa dire cento. L’andatura sarà imperfetta, la manualità difettosa. Però è intelligente, presenterà solo forme di immaturità dovute anche alla parzialità della sua esperienza.
Passiamo all’ipotesi più negativa. L’elettroencefalogramma è troppo precoce per essere attendibile e non ha rivelato la gravità delle lesioni. Le alterazioni della motilità e dell’intelligenza sono più forti del temuto. Non è l’ipotesi più probabile, secondo me.
Però posso sbagliarmi. Voi dovete vivere giorno per giorno, non dovete pensare ossessivamente al futuro. Sarà un’esperienza durissima, eppure non la deprecherete. Ne uscirete migliorati.
Questi bambini nascono due volte. Devono imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La seconda dipende da voi, da quello che saprete dare. Sono nati due volte e il percorso sarà più tormentato. Ma alla fine anche per voi sarà una rinascita. Questa almeno è la mia esperienza. Non posso dirvi altro”.
Grazie, a distanza di trent’anni».
(Giuseppe Pontiggia "Nati due volte" -2004 Mondadori)