
Innovazione, ricerca, incentivi. Sono queste le parole chiave per raggiungere un obiettivo tanto ambizioso quanto prezioso per l'energia europea: utilizzare solo fonti rinnovabili, sia per le case che per le industrie, entro il 2050. I prossimi quarant'anni sono stati il focus su cui si è concentrato il convegno annuale del Kyoto Club che, riprendendo lo spunto dal rapporto del Wwf (di cui abbiamo parlato qui) sulle energie del futuro, era mirato a dimostrare che anche l'Italia può dare il suo contributo per vivere di sole rinnovabili e lasciarsi definitivamente alle spalle la vecchia, dannosa, pericolosa e inquinante energia a base di carbonio, e quindi petrolio.
Si tratta però di spingere sull'acceleratore lungo una strada che si è dimostrata negli anni assai battuta e proficua, toccando livelli addirittura inaspettati.
“La rivoluzione delle rinnovabili è partita con una velocità e con una intensità che nemmeno i più ottimisti, e i più ambientalisti, avevano immaginato”, spiega Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club. Infatti tutte le proiezioni fatte negli anni precedenti, anche quelle realizzate da nomi che spingono molto su questi argomenti come Greenpeace, sono inferiori rispetto alla quantità di energia prodotta da rinnovabili che in effetti si è riusciti a raggiungere nel 2010. Negli ultimi dieci la corsa all'energia verde è andata forte e tutto lascia immaginare che nei prossimi quarant'anni la situazione vada ancora più veloce. Lo si capisce da molti fattori, come il fatto che i prezzi dell'energia prodotta da rinnovabili, che ancora oggi non sono competitivi sul mercato, stanno scendendo grazie soprattutto a due spinte. Da una parte politiche di incentivi pubblici che agevolano la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Dall'altra la ricerca sull'innovazione che riesce a produrre tecnologia e materiali a costi minori e soprattutto a rendere gli impianti più efficienti e redditizi per la produzione e la distribuzione dell'energia.
La domanda di Silvestrini a questo punto è molto chiara e diretta: “L'Italia vuole avere un ruolo da protagonista in un mercato dell'energia che va sempre più decisamente nella direzione delle rinnovabili?”. Se la risposta è sì, allora gli occhi devono voltarsi a guardare là dove ci si sta muovendo per trovarsi in una posizione vantaggiosa quando le rinnovabili saranno definitivamente protagoniste assolute del mercato energetico. Steven Chu, suggerisce Silvestrini ad esempio, in qualità di capo del Dipartimento dell'Energia dell'amministrazione Obama ha fissato un obiettivo concreto per gli Usa: portare entro il 2020 il costo di installazione di impianti fotovoltaici a 1 dollaro per Watt e di di portare il costo dell'elettricità prodotta da solare a 6 centesimi di dollaro per kWh. Oppure guardiamo alla Germania, continua Silvestrini, dove il governo si è dato un obiettivo altrettanto chiaro: nel 2050 almeno l'80% dell'energia elettrica sarà prodotta con fonti rinnovabili.
Il treno delle rinnovabili sta correndo a velocità sempre più elevata e per i prossimi anni c'è chi sta già spingendo sull'acceleratore per andare ancora più forte. L'Italia sarà capace di salire su questo treno e giocare un ruolo da protagonista? La risposta sarà positiva, dicono al Kyoto Club, se riusciremo a darci degli obiettivi ambiziosi, a valorizzare la politica degli incentivi e ad investire in innovazione e ricerca in modo tale da raggiungere la fantomatica Green Parity, cioè il momento in cui il costo dell'energia prodotta da fonti rinnovabili sarà inferiore al costo della bolletta. Non è una questione ambientale, non solamente. È per lo più una questione industriale.
Immagine di Chuck “Caveman” Coker