Il viaggio della speranza

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Chiudiamo la serie degli interventi dei ragazzi della scuola di Pinocchio con il racconto – emblematico – di un ragazzo arrivato in Italia attraverso un’autentica odissea.

Quando ho pensato di partire per l’Italia ero contento: ma se mi avessero detto prima che era così, il viaggio, non ci venivo di certo. In Marocco abitavo a M…. Un mio fratello che fa il sindaco in una città a 250 km da casa mia conosceva uno che fa fare il viaggio a chi vuole andare in Italia. Io avevo appena finito di studiare e non avevo soldi: ma mio fratello ha pagato per me. Ho preso un aereo per la Libia. All’aeroporto libico, a prendermi, c’era uno in macchina, che mi ha portato in una grande villa con un giardino a 20 km dalla città. Sono rimasto lì una settimana, insieme ad altri 45 ragazzi, tutti marocchini.

Mangiavamo, parlavamo, fumavamo… Una sera è tornato l’amico di mio fratello e ha detto: “Oggi andiamo”. Con tre macchine che facevano avanti e indietro ci hanno portato tutti vicino al mare, in un’altra casa più piccola. C’era una barca che aspettava, una barca di 9 metri, e nella casa c’erano già altre persone. In tutto eravamo 63, tutti africani; c’era anche una donna col marito e due bambini. Abbiamo aspettato che venisse buio. Alle 23.30 abbiamo iniziato a salire sulla barca, tutti e 63; quelli che guidavano la barca erano libici. Hanno caricato anche del cibo e del gasolio per il motore e all’1.30 siamo partiti. Quello che era al timone non sapeva usare la bussola. A un certo punto ci siamo fermati a chiedere indicazioni a un peschereccio, e anche durante la navigazione, se uno andava a dirgli “per me l’Italia è di là”, lui cambiava rotta. Alle 3 della notte dopo avevamo finito le cose da mangiare ed eravamo tutti stanchissimi. La barca aveva iniziato a fare acqua e noi la vuotavamo con delle bottiglie di plastica. Ci ha trovati una nave della Marina italiana, che ci ha rimorchiati per quasi tre ore, fino al porto di Lampedusa. Al porto hanno chiesto chi guidava la barca, ma noi non gliel’abbiamo detto. Ci hanno perquisito e ci hanno tolto la cintura e i lacci delle scarpe. Con dei furgoncini ci hanno portato 8 per volta, a Lampedusa, e lì ci hanno perquisito un’altra volta. Poi ci hanno interrogato, e quello che guidava la barca ha detto di dire che venivamo dalla Palestina, se no ci rimandavano indietro. Per una settimana siamo rimasti in un campo, c’era da mangiare, da dormire, da farsi la doccia. Passata la settimana, con un aereo ci hanno portati a Trapani e ci hanno interrogati un’altra volta. Per due giorni siamo rimasti in caserma, poi hanno dato a tutti il foglio di via.

Ci hanno portato con dei furgoncini vicino a una stazione, in un bosco; ci hanno fatto scendere e hanno detto: “A due chilometri da quella parte c’è la stazione, andate”. La stazione era quella di Alcamo. Siamo saliti sul treno ed ognuno è andato dove doveva andare: chi a Napoli, chi a Roma, chi a Milano… io sono venuto a Legnano perché ci abitava già mio fratello.

A. - Marocco

Foto di muscolinos