È un’agenzia europea, una delle tante. Ma in questi giorni in cui l’Europa assente viene invocata a gran voce, è sicuramente quella più adatta a dare risposte concrete, visto che il Frontex si occupa proprio di confini e frontiere. In un’intervista a Der Spiegel il direttore Ikka Laitinen, che è a capo di uno staff di 280 persone e dirige l’agenzia, che ha sede a Varsavia, dal 2005, nega che tutte le responsabilità stiano sulle sue spalle. E sebbene dagli uffici polacchi venga monitorato ogni sbarco, ogni arrivo di migranti dalle coste del Nordafrica, nega che si possa fare davvero qualcosa. “La parola chiave è cooperazione. E non è facile mettere d’accordo, soprattutto su un tema così spinoso, ben 27 paesi dell’Unione. Noi chiediamo di lasciarci agire, di poter utilizzare le nostre tecnologie e i nostri mezzi nei paesi in cui c’è un alto numero di sbarchi, ma i paesi ci pongono unsacco di limiti e condizioni che ci impediscono di lavorare”.
In effetti il Frontex, quando ci si mette, può essere ingombrante. Possiede 50 navi, 100 imbarcazioni, elicotteri, un sacco di esperti pronti a dire la loro e perfino un contingente sovranazionale di pronto intervento dal simpatico nome Rabit (con una b, ma uno ai conigli ci pensa lo stesso), ovvero il Rapid Border Intervention Team. Dove è la parola Rapid quella che fatichi a mettere a fuoco. Perché finora, a parte un’operazione definita Hermes 2011, una specie di aiuto preventivo mandato all’Italia prima dell’esodo annunciato, non si è visto più niente. “Ci mancano i fondi, quello che vorremmo è una vera forza di respingimento che permettesse ai paesi del Sud Europa di respirare un po’. Io capisco benissimo il loro scontento, non è che da un giorno all’altro puoi far fronte a un’ondata migratoria di queste proporzioni. Senza dimenticare che dei 5000 e passa arrivati sulle coste italiani, sarà una piccola minoranza quella che potrà fare richiesta d’asilo”.
Quando Cecilia Malstrom, commissario europeo per gli Affari Interni, ha chiesto che venisse considerata una suddivisione dei migranti tra i vari paesi europei, Francia e Germania si sono nettamente rifiutate. Dopotutto, dicono, non sono migranti per motivi politici, sono “solo persone che sbarcano in Europa per indigenza, perché nei loro paesi non ci sono più risorse economiche utili a sfamarli”. Dunque poca roba. Ma il Frontex, quindi, cosa fa? “Siamo impegnati alle Canarie e presso i confini greci, visto che da lì nel 2010 è passato il 90% degli ingressi illegali d’Europa. Senza contare le numerose operazioni di intelligence, nei campi di accoglienza, in cui chiediamo ai migranti come sono arrivati, chi li ha aiutati. Grazie a queste indagini siamo riusciti ad arrestare numerosi trafficanti di esseri umani, che sono i veri approfittatori della situazione”.
Dice che i fondi mancano, perché con una situazione del genere un budget da 87 milioni di euro non basta. Una situazione del genere si chiama emergenza, e l’Europa scrolla le spalle e gira lo sguardo da un’altra parte. E mentre un grandissimo numero di clandestini, quelli con più risorse, arriva anche attraverso gli aeroporti internazionali con un bel visto turistico a fargli da lasciapassare, Laitinen stesso, che per natura sarebbe un ottimista, dice: “Una situazione del genere non era pensabile, prevedibile. Gli stati arabi del mediterraneo che, uno dietro l’altro, si contagiano in quest’escalation di rivolte che hanno aumentano la loro instabilità economica e politica, e in così breve tempo. Come si fa adesso a fermarli? Non si può con il solo controllo dei confini, perché se vorranno arrivare, in qualche modo ce la faranno. Dopotutto, non è che gli possiamo sparare contro!”. E menomale.
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