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Integrazione dei disabili nella società: dopo le barriere architettoniche, abbattiamo le barriere mentali

Le persone disabili non si sentono coinvolte dalla società. Lo dimostrano i tanti studenti disabili, la cui integrazione è difficile e a cui spesso è negato il diritto di studio. E lo dimostrano anche i tanti disabili adulti che non riescono a svolgere la loro professione. In Francia, con la legge 2005 sull'Uguaglianza dei diritti e delle opportunità, la partecipazione e la cittadinanza delle persone con disabilità, si è cercato di abbattere le barriere e offrire possibilità di impiego e coinvolgimento dei disabili. Questa può essere la strada giusta? Le leggi a favore dei disabili sono indubbiamente utili, perché migliorano materialmente la qualità della vita dei disabili. Tuttavia gli interventi legislativi si occupano solo di aspetti materiali della vita dei disabili, non affrontando il vero problema culturale riguardo alla disabilità: l’integrazione del disabile nella società. Spesso a scuola o nel settore lavorativo la diversità viene vissuta come causa di disagio e intralcio, nonostante l'esistenza di leggi adeguate. Le barriere che ancora oggi permangono sono quelle mentali. Se da una parte lo Stato interviene “imponendo” leggi specifiche, dall’altra la società non è ancora pronta ad accettarle del tutto e a metterle in atto spontaneamente. Spesso è la famiglia stessa a negare l’integrazione del disabile, per un eccesso di protezione nei suoi confronti o per evitargli l’umiliazione del rifiuto altrui. La persona “abile”deve abituarsi a dividere il proprio spazio e la propria aria con chi abile non è; non deve temere di sedersi al suo fianco e di parlargli, magari intorno a una tavola imbandita o dinanzi ad un meraviglioso tramonto, perché le idee, i sentimenti e l’energia di ogni individuo non sono soggetti a limiti e risiedono in ogni essere umano. Soltanto dopo aver superato concretamente e radicalmente il problema dell’integrazione si potrà parlare di una reale svolta culturale. Insieme alle leggi, quindi, è necessario che scendano in campo la scuola, i mass media e la sensibilità di quelle famiglie che, avendo preso coscienza dell’importanza del loro ruolo educativo, formino figli più consapevoli. Loredana Giuffrida

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Come si è detto in altri Post, la disabilità è un fatto che può capitare a chiunque. Questo è il concetto che potrebbe essere il cappello di ogni discorso mirato a smuovere le coscienze. Riguarda anche però, la possibilità di disabilità, per incidente o malattia avvenuti dopo la nascita. Diverso è per i nati disabili. Per entrambi i casi la, prevenzione è necessaria e auspicabile. Diverso è il comportamento della società nei confronti di queste due possibilità di disabilità. Per l’ipotesi di disabilità dopo la nascita, la prevenzione consiste in una più attenta gestione della propria vita, a cominciare dall’alimentazione, seguita dalla prudenza, dal rispetto del proprio e dell’altrui corpo ecc. L’alimentazione è fondamentale per evitare tutti quegli eccessi che possono condurre, ad esempio, all’ictus, se si assumono troppi zuccheri (tra i quali anche la pasta bianca, in particolare). Per l’ipotesi di disabilità prenatale e da trauma da parto il discorso è ancora più difficile perché imponderabile ma, non del tutto; la corretta attenzione della madre, nell’alimentazione, per esempio, ma anche nel movimento ecc. potrebbero evitare molte patologie. Logicamente queste sono una millesima parte di ciò che può determinare una disabilità e, comunque, s’inserisce sempre nella funzione del rispetto. L’importante è sempre informarsi. Mi pare che molto sia stato fatto. Una volta non era così. Per quanto riguarda le barriere architettoniche, ci sono stati vari interventi, anche se, a volte, come nella mia città Verona, per esempio, a un accesso del marciapiede adatto per i disabili, non corrisponde lo stesso in quello di fronte e se un disabile in carrozzella autonoma deve attraversare la strada, è obbligato a spostarsi per un certo tratto nella strada stessa, con i rischi che ne conseguono. Questo non è rispetto! Basterebbe ragionar su tutte le possibilità e non essere superficiali. Per le barriere mentali, come ho detto già tante volte, bisogna cominciare dalla scuola e dalla famiglia, come bene dice la nostra Loredana. Indubbiamente, il diverso è un enigma per i bambini. Bisogna spiegare loro che lo è per ragioni avulse dalla sua volontà e che la condizione va condivisa e aiutata. Ultimamente le iniziative e le associazioni sono cresciute, così come quelle di volontariato. Per la gente comune però, anche queste iniziative sono percepite come un veicolo che potrebbe essere gestito non correttamente. Qualche volta questo accade. È indispensabile informare e agire con onestà. Molti passi avanti sono stati fatti anche in questo senso e la generosità delle persone si è toccata proprio con mano. La gestione mentale del comportamento verso i disabili deve necessariamente partire dalla famiglia, nella quale non si dovrebbe insegnare la discriminazione, sia di queste sia di altre diversità. Infatti, la realtà va spiegata e accettata. Solo così avremo un mondo che consentirà a chiunque di sentirsi un individuo rispettato e rispettoso. Come il solito sono stata lunga, spero non prolissa, ma come potrete ben capire l’argomento, è ancora molto nella tastiera. In totale, vorrei dire, che facendo ognuno di noi un pochino di opera positiva l’esito potrebbe essere mondiale. BUONA VITA A TUTTI! Maria Giovanna 12/1/2009

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Voglio essere concisa, questa volta, poiché Loredana ha detto bene e tutto è condivisibile e auspicabile. Siamo sempre lì! È una questione di RISPETTO. Abbracci ai diversamente abili e agli abili e: BUONA VITA! Maria Giovanna 12/1/2009

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La società è formata dall'insieme di tutti noi; viene divisa in classi: abili - diversamente abili - gente comune - gente fantasma -.....ognuno deve condividere lo spazio con gli altri. Facile a dirsi, ma ognuno di noi è bravo a scrivere un tema come se fosse a scuola ma a tradurlo in atto concreto è meno bravo. Siamo essere umani - proveniamo da culture diverse, da formazioni diverse e siamo di natura egoisti. Per quante leggi possiamo sforzarci di scrivere, se il problema non lo inseriamo nel nostro DNA - lo facciamo parte della nostra vita come le azioni più comuni del lavarsi i denti, non verrà mai superato. Insegnamo ai nostri figli che non ci sono categorie di persone, ma persone e basta con i loro bisogni e basta - sforziamoci di allevare le future generazioni con questa visuale e tutto il resto verrà da solo.

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"Tutti i giorni mi trovo a affrontare queste barriere. Io posso solo parlare della mia esperienza, che peraltro so che rispecchia quella di moltri altri. Mio figlio ha un ritardo , non ha una intelligenza come hanno la maggior parte dei bambini della sua età, ha però quelle che io chiamo "intelligenze diverse" che molti altri non hanno.Ad esempio ha una particolare sensibilità per gli stati d'animo di chi incontra, e sa consolare chi è afflitto e divertirsi e gioire con che è felice. Ha un particolare istinto musicale accompagnato da un'ottima memoria che gli permette di imparare velocemente canzoni anche in lingue diverse che riproduce con un piacere che affascina chiunque lo ascolta. Ha voglia di imparare ma non nei canoni tradizionali( intendo il piano individualizzato che poi individualizzato non è)che per lui sono troppo difficili e noiosi.... Io conosco bene mio figlio, e so tutto questo, ma alla scuola non interessa, tutto deve andare secondo una loro logica, se non funziona si sta in un'aula separata o in corridoio...più volte ho chiesto il perchè, mi è stato risposto che: "intanto in classe un po' c'è stato...." Questa strada non porta all'integrazione , ma all'isolamento, e non dà ai suoi compagni la possibilità di arricchirsi imparando la vera accoglienza. So che mio figlio ha diritto per legge ad essere inserito in una classe e ad essere istruito secondo le sue possibilità, e non mi stanchero di chiederlo,e di adoperarmi per questo ; ma so anche benissimo che poi lì dentro io non ci sono, e quello che succede......succede Non mi è chiaro il perchè questo accada, sicuramente gli insegnanti non sono preparati ed hanno anche loro il proprio bagaglio di paure che rende difficile affrontare la diversità, alcuni li trovc troppo inquadrati nel loro programma mentale e quindi chiusi a esperienze diverse, quelli che mi sembrano più aperti o più sensibili sono come incapaci di prendere in mano la situazione per dare una svolta all'insegnamento, sembrano rassegnati .... Il problema è che così il primo a rimetterci è il più debole, il disabile, ma non accettando questa sfida perdono tutti....... Peccato! Enrica"

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@ Enrica. Il tuo disagio è comprensibile. In Italia, ma forse anche in altre parti del mondo, la disabilità del comportamento, della percezione e della socializzazione, non sono state tenute nella dovuta considerazione ma, cosa assai grave, nemmeno l’educazione e l’istruzione dei normodotati, nonché dei superdotati, questi ultimi addirittura sono creduti svogliati, invece sono annoiati. Purtroppo gli insegnanti che svolgono il loro lavoro con passione, sono pochi e, del resto, tutto è mestiere. Seguono i protocolli, i programmi, (a volte è quasi impossibile per loro svolgerli completamente), tutto va bene e non possono essere ripresi dai superiori. Non vorrei essere ingenerosa con quelli di loro che cercano disperatamente di utilizzare al meglio, le risorse, in vero poche, per compiere il loro lavoro. Nell’epoca del profitto questo mestiere non è stato considerato per il valore che ha, ma come fonte di guadagno scarso o poco appetibile. Quanti di loro hanno la passione del professore protagonista di “Al di là dei sogni”? Il vero insegnante è quello che estrae le capacità degli alunni, individualmente, le rispetta ed esalta, mettendo in condizioni gli stessi di valorizzarsi. Il vero insegnante è chi non crea alcun conflitto, che non denigra chi non arriva a comprendere, ma lo aiuta a farlo e sprona gli altri alunni a fare come lui, col proprio esempio e le spiegazioni giuste. Alla luce di questo che, con le nuove disposizioni governative, pare, sarà peggiorato, almeno così sembra, ti consiglierei di iscrivere il tuo bambino a una scuola privata o speciale (ma, per questo c’è un punto di domanda grandissimo) in cui lo aiutino a muoversi secondo le sue capacità e lo facciano migliorare quotidianamente, con esercizi e metodi adatti pedagogicamente per lui. Le scuole statali e comunali, se non hanno l’insegnante di sostegno che possa svolgere questo ruolo, non sono adatte a tuo figlio. La passata gestione aveva questa figura e aveva istituito Corsi per insegnanti che di questo volevano occuparsi. Cosi che richiedono sacrifici economici e personali, che tante persone dedite a ciò erano in grado di superare. Ora non so come stiano effettivamente le cose. Da quello che tu dici pare che non sia applicata la legge che prevedeva l’inserimento di questo sostegno per i bambini difficili. Difficili sono anche quei bambini con un’intelligenza inferiore alla media. Anche quelli, con adeguati strumenti e formazioni didattiche, possono migliorare. Spero che dove abiti tu ci sia una scuola di quel tipo, o basterebbe anche un insegnante qualificato, che ti possa aiutare e vedrai che, facendo leva sulle particolari capacità di tuo figlio, potrà essere introdotto nella società, in modo differente dalla mera considerazione di disabilità. Auguri e BUONA VITA! Maria Giovanna 13/1/2009

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Il problema dell'inadeguatezza del corpo insegnante e dell'obsoleta struttura scolastica, sono argomenti che andrebbero affrontati seriamente. Spesso sorrido quando vengono proposte riforme scolastiche che si preoccupano di risolvere il problema dell'insegnante unico o no, oppure se bisogna tornare al grembiule o utilizzare le tute, o altre stupidaggini simili. Non si è ancora capito che la scuola va rivoluzionata sin dalle fondamenta. La mia sarà un'utopia, ma io la immagino costituita da insegnanti capaci di lavorare su ogni singolo bambino, alla continua ricerca di stimoli adatti ad ognuno di loro. Eliminerei ogni genere di valutazione promuovendo lavori di gruppo. Sono convinta che bisogna far lavorare gli studenti in classe e non a casa, tempo che, sarebbe bene impiegassero alle attività che non possono svolgere al mattino. Anche all'ozio, perchè no; inteso naturalmente come ozio-meditativo. Bisogna formare personale altamente qualificato per supportare gli studenti con disabilità. Insomma, la scuola dovrebbe rappresentare un'opportunità di crescita per gli studenti; dovrebbe elargire generosamente:cultura e apertura verso il mondo e le diversità in esso contenute.Il giovane dovrebbe poter fruire di tale bene con gioia e libertà. Un abbraccio a voi. Loredana

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Cara Loredana siamo in sintonia con l’utopia. In passato si stava svolgendo un certo tipo di modernizzazione nella scuola che andava verso le nostre, spero anche di tanti altri, idee. Poi, non so perché tutto è degenerato di nuovo, a cominciare dalle strutture esterne e interne degli edifici scolastici (ma, anche di quelli ospedalieri), per arrivare molto rapidamente a minare anche la migliore buona volontà di quegli insegnanti, che la pensano come noi. Anche in questo campo, la meritocrazia langue, cedendo il passo al clientelismo e nepotismo, per cui il settore rimane ottuso e immobile. Anche a me fanno ridere le riforme prospettate da questo governo per l’istituzione di cui ci stiamo occupando. Ben altre sono le necessità del settore e, prima di ogni cosa, la competenza e l’entusiasmo da infondere negli insegnanti di tutte le scuole; dalla materna, all’università comprese. La prima elementare che, frequentai io, in Sicilia, per qualche mese, essendo in anticipo rispetto ai sei anni canonici, si svolgeva in un’aula abbastanza fatiscente, con i banchi di legno grezzo, tutti graffiati, avevamo il pennino e l’inchiostro. Era il 1947 e la guerra era appena terminata. Il dopoguerra fu lunghissimo, più della guerra stessa. A Milano gli edifici scolastici erano migliori ma, l’educazione didattica ancora permeata delle abitudini del ventennio. Ci formavano al senso del dovere. Ora è tutto più difficile. Le guerre sono di altro tipo e i dopoguerra non finiscono mai, e la formazione è affidata alla buona volontà o meno degli insegnanti stessi. Questo stato di cose non agevola di sicuro l’integrazione di chiunque, sia dei disabili, che degli extracomunitari, i quali, a quanto pare dalla legge suddetta, sono da parificare ai primi. Per esempio, il fattore della lingua è sì un grosso problema, ma va risolto con lezioni suppletive o integrate, al momento delle lezioni regolari. Con un po’ di buona volontà si può fare tutto. Ci vuole cooperazione e non discriminazione. Guardando negli occhi i bambini, si scopre che sono uguali, la pelle o le diversità di altro tipo scompaiono e, in fondo a quegli sguardi si legge la sete di conoscere, di capire. Ognuno a suo modo, si capisce! Continuiamo a sperare nelle nostre utopie e anche che, invece di pensare a sconvolgenti ponti sullo stretto di Messina, si spendano i nostri soldi per costruire scuole migliori e pagare meglio gli insegnanti, rendendoli meritevoli, naturalmente. Sono un po’ predicatrice, lo so, perdonatemi! BUONA VITA! Maria Giovanna 14/1/2009

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Non sei affatto predicatrice. Sono pienamente d'accordo. E così hai vissuto anche in Sicilia. In quale città? Io vivo a Mascali in provincia di Catania. Un saluto a tutti. Loredana

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Mi piacerebbe leggere il commento di qualche insegnante. Grazie e saluti. Loredana

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@ Loredana, grazie! Sono figlia di Siciliani. Mia madre è nata a Catania, la sua famiglia si trovava lì per ragioni di lavoro del nonno. Loro sono di Palermo, Mio Padre era di Sciacca ed è lì che ho avuto quell’esperienza scolastica. Stemmo solo sei mesi quando avevo cinque anni. È una storia lunga. Te la racconterò in privato se vorrai. Comunque l’esperienza l’ho fatta lì. Il mio orgoglio di essere siciliana di sangue è molto forte, come potrai leggere sul Post di oggi. Certo qualche insegnante potrebbe dire la sua e farci capire meglio, la loro situazione. Per me è già abbastanza chiara. Alla luce dei nuovi eventi e avvenimenti la loro non è certamente una vita facile. Un loro commento effettivamente sarebbe opportuno. BUONA VITA A TUTTI! Maria Giovanna

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