
La tragedia è avvenuta sabato 27 novembre nel mare a nord di
Brindisi, quando è stata ritrovata un'imbarcazione rivoltata che trasportava oltre 70 persone provenienti da
Bangladesh,
Afghanistan,
Iran e
Iraq. Circa quaranta i feriti, tre i morti accertati, alcuni dispersi: questo il bilancio dell'ennesimo sacrificio al sogno di una vita migliore.
I migranti avevano probabilmente viaggiato partendo dalla
Turchia per poi attraversare il
mare Adriatico in un viaggio durato cinque giorni di stenti, fame, sete e condizioni inumane. A ritrovarli è stato un passante che alle 18 ha dato l'allarme.
Il costo del viaggio della speranza, secondo le dichiarazioni di tanti passegeri, era stato di circa tremila euro a persona, una cifra che spesso rappresenta i risparmi di una vita per inseguire la possibilità di lavorare e crescere i propri figli lontano dalle pressioni di dittature violente e repressive o dalla carneficina di guerre continue. Proprio la provenienza dei migranti fa pensare che non siano pochi quelli alla ricerca di asilo politico; si parla di Afghanistan, dove la transizione procede lentamente e le rappresaglie sono all'ordine del giorno; della Repubblica Islamica dell'Iran, di un Iraq ancora in tumulto, del Pakistan e infine del Bangladesh. Paesi che per distanza o opportunità non sono stati toccati dalla recente onda di sommovimenti popolari e dove la povertà raggiunge livelli tanto alti da far sembrare un viaggio del genere l'unica prospettiva praticabile, anche a costo dei propri risparmi e forse della vita.
A far parte del carico umano non solo uomini, ma anche donne e bambini; desta stupore la presenza sui loro polsi di braccialetti di carta numerati, una pratica inusuale di cui non si conosce ancora con certezza il significato. Dopo il naufragio a
Carovigno i migranti hanno ricevuto i primi soccorsi presso il
Centro di Accoglienza Restinco a Brindisi, dove hanno ricevuto le prime cure e dove saranno identificati e in seguito rimpatriati. Secondo le ricostruzioni del Viminale due erano gli scafisti che hanno organizzato il viaggio, entrambi fuggiti appena approdati in Italia, insieme ad altri migranti. tempo che ha permesso di fuggire nelle campagne ai due scafisti responsabili del disastro e a qualche decina di migranti. Secondo i racconti dei sopravvissuti a guidare la barca erano in due, uno di origine curda e un europeo, quest'ultimo forse tra le vittime.
Il naufragio riporta alla ribalta il tema delle politiche di accoglienza del paese, in particolare le cosiddette "
quote immigrazione" che ogni anno stabiliscono il numero ammesso di ingressi in Italia al fine di assorbire in modo più morbido i flussi in entrata. La legge si presta a forti critiche, perchè porterebbe a un ovvio aumento dell'immigrazione clandestina. Primi a chiedere una revisione della legge sono stati i portavoce della
Fondazione Migrantes della CEI, in visita sul luogo: "È necessario rivedere le quote ingressi, creare canali protetti per gli arrivi in mare, serve più cooperazione internazionale, una revisione delle quote per gli ingressi in Italia e in
Europa, in particolare dai Paesi mediterranei che vivono rivolte e instabilità."
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