Firenze: tre domande in video sugli omicidi dei senegalesi

Razzismo, violenza, integrazione mancata, gesti disperati: alla luce degli avvenimenti recenti si è parlato tantissimo in tv e sui giornali. Fermiamoci un attimo e ascoltiamo una voce sola, quella di chi ha visto trucidati i propri connazionali e non capisce perché sia stato possibile.

Perché esistono membri eletti del governo che in una televisione pubblica possono attaccare in maniera indiscriminata gli immigrati con toni accesi? Di cosa si parla quando si parla di integrazione, una parola che vuol dire tutto e niente? Perché nessuno pare essersi reso conto che il clima di sfiducia e tensione creato dalle continue notizie di crisi debba avere uno sbocco di qualche genere?

Poco più di un minuto di incredulità e tre domande pesanti come macigni, pronunciate da Pape Diaw, portavoce della comunità senegalese a Firenze. Qualcuno ha un risposta?

Quella istituzionale, che però non deve fermarsi alle dichiarazioni, dovrebbe giungere del neo Ministro alla Cooperazione Internazionale e all’ Integrazione, Andrea Riccardi. Un Ministero − quello che il fondatore della Comunità di Sant’Egidio è stato chiamato a dirigere − che presenta l’assoluta novità nella storia politica italiana che associa due facce della stessa medaglia: l’aiuto allo sviluppo nei paesi bisognosi, spesso paesi di origine dei nostri immigrati, e l’attenzione all’integrazione nel nostro paese tra vecchi e nuovi italiani. Peccato che, per ora, si tratti di un Ministero senza portafoglio e, quindi, di fatto, senza armi. Tuttavia, sappiamo che i “miracoli” si possono fare anche con le parole, ovvero con l’assunzione di responsabilità, la promulgazione di leggi e la firma di accordi diplomatici.

Nella seduta straordinaria del Consiglio comunale di Firenze convocata il 14 dicembre, per l’ultimo saluto ai giovani senegalesi uccisi da Gianluca Casseri, sono risuonate le parole del neo Ministro:

“La strage è stata un fatto terribile. Siamo qui per partecipare a una giornata di lutto cittadino, perché lo Stato, il governo è vicino, e perché tutti devono sentirsi sicuri, tutti: gli italiani, e quelli che vivono nel nostro Paese onestamente, lavorando per il bene comune”. E ha aggiunto: “Credo che la questione della cittadinanza dei bambini nati in Italia figli di immigrati che lavorano in Italia vada presa in esame in maniera molto seria. Cerchiamo di fare il possibile innanzitutto per far crescere una cultura dell'integrazione e una politica dell'integrazione perché questo è un Paese molto teso, non bisogna predicare il disprezzo, l'odio, bisogna predicare l'incontro e la riconciliazione”.

Ne prendiamo nota. E ci auguriamo che al predicare seguano iniziative concrete.

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