Giorgio Napolitano: negare la cittadinanza è una follia.

secondegenerazioniLe parole del Presidente della Repubblica vanno dritte al cuore (della questione).

A pochi giorni dall’incontro ufficiale con la delegazione dei "nuovi italiani", ieri il Presidente della Repubblica è tornato a parlare di cittadinanza per le seconde generazioni di stranieri nati e vissuti in Italia, nell’ambito del suo discorso al Quirinale. E ha ribadito la sua opinione, senza mezzi termini.

"Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri. Negarla è un’autentica follia, un’assurdità. I bambini hanno questa aspirazione." Con queste parole Giorgio Napolitano ha ribadito l'urgenza di una legge che permetta ai numerosi stranieri di poter essere riconosciuti, a pieno titolo, cittadini italiani. E ha spronato il nuovo governo a prendere provvedimenti in proposito, perché la normativa in vigore è figlia di un paese che non c’è più. Capiamo perché.

Il sistema adottato dall’Italia in materia di cittadinanza si basa sullo “ius sanguinis” (diritto di sangue), ovvero sulla cittadinanza dei genitori. Non siamo gli unici in Europa: Danimarca, Grecia, Austria hanno un sistema simile, ma anche Germania, Irlanda, Belgio, Portogallo e Spagna, pur se con grosse facilitazioni, adottano lo “ius sanguinis”. La ratio di questo modello sta nel tutelare i discendenti di migranti nel caso di ritorno in patria, e per questo è stato adottato in tutti quei paesi che hanno un passato di forte emigrazione.
L'alternativa proposta dalle numerose associazioni di seconde generazioni è quella dello “ius soli”, il diritto di territorio, secondo il quale ogni bambino nato in Italia verrebbe considerato a tutti gli effetti italiano, indipendentemente dalla provenienza dei genitori. In Europa i primi ad adottare il criterio territoriale come base per la cittadinanza sono stati i francesi nel 1515, con una legislazione in buona parte vigente ancora oggi. In generale lo “ius soli” viene considerato il modello migliore in tutti i paesi che hanno subito forti flussi migratori, come gli Stati Uniti o l'Argentina.

Il discorso del Presidente Giorgio Napolitano va al cuore della questione, la trasformazione dell’Italia da paese di emigranti a paese di immigrati. Gli anni '30 appartengono al passato, oggi l'Italia è diventata punto di approdo per tutto il bacino mediterraneo. In quest’ottica, il cambiamento di legge da “ius sanguinis” a “ius soli” auspicato dal Presidente appare come una presa di coscienza dell’attuale momento storico. Non sono tardate le risposte dalle varie parti politiche, divise radicalmente tra favorevoli e contrari a una revisione della legge sul diritto di cittadinanza. Fra queste, il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, al riguardo ha dichiarato "Secondo me è giusto parlare di “ius soli temperato”, cioè per ragazzi che sono nati in Italia, hanno completato un ciclo di studi e parlano la nostra lingua. In questo caso è giusto la riconoscere la cittadinanza, diversa la situazione riguardo a uno “ius soli automatico”, cioè di quei bambini che nascono solamente in Italia con la madre, magari, che è solo di passaggio".

Chissà se il Governo Monti ha gradito l’invito del Presidente Napolitano. Noi speriamo di sì.

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