Piacere, immigrato! I nuovi cittadini al Milano Film Festival

milano film festivalIl programma è, come ogni anno, vario e ricercato. Perché il Milano Film Festival, ospitato dal Teatro Strehler dal 9 al 18 settembre, è una rassegna importante, e la giornata dedicata al cinema sull’immigrazione è talmente richiesta da fare il bis. Ecco quindi che dopo le proiezioni della scorsa domenica, Piacere, immigrato! verrà riproposto al Cinema Rosetum (Via Pisanello, 1 - Milano. (t) 02 48707203 MM1 De Angeli/Gambara). Ogni anno vengono proposti film prodotti nei paesi di origine di tre delle comunità presenti nella città, e quest’anno la scelta è caduta su Siria, Ecuador e Filippine.

Dunque tre lungometraggi che ci avvicinano un po’ ai paesaggi, alla lingua e allo stile di vita di questi tre paesi. Per la Siria, in questi giorni sconvolta dalla guerra civile e dal numero di vittime negato dal regime di Assad, c’è una storia d’amore, Damascus with my Love, un film che racconta come in questa città piena di storia convivano culture diverse in piena armonia. Per l’Ecuador c’è invece Prometeo Deportado, una storia un po’ surreale ma anche molto amara su un gruppo di ecuadoriani bloccati alla frontiera di un paese occidentale insieme ad altri stranieri. Infine per le Filippine c’è Amigo, sulle difficoltà di comunicazione tra americani e oriundi ai tempi della guerra filippino-americana.

Di sicuro pochi strumenti come il cinema riescono a trasmettere in maniera diretta le storie di uomini e donne alle prese con la diversità e gli ostacoli dell’integrazione. E certamente questi tre film, se non altro, serviranno a guardare con occhi diversi le persone che spesso siedono sull’autobus accanto a noi, fanno la spesa nel nostro stesso supermercato e guardano i nostri stessi programmi in tv. Non abbatteranno le barriere, certo, ma ricordare che dietro gli sguardi di questi migranti ci sono mondi e colori per cui a volte non proviamo nemmeno curiosità, non può che far bene.


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Un altro grande evento che si


Un altro grande evento che si aggiunge ai tanti degli ultimi tempi tra cui anche la premiazione di Terraferma. E' triste sapere che per la gente un immigrato è solo un poveraccio che non avendo niente da perdere a casa sua, rincorre il sogno del Bel Paese spesso anche rischiando la vita. Ma chi lo dice che queste persone non hanno niente da perdere? Spesso hanno una famiglia, dei bambini, delle mogli ed altre volte ancora hanno anche un lavoro ed una vita dignitosa ma fuggono dal regime che non gli permette la libertà di cui sentono il bisogno e da qui il perchè delle rivoluzioni arabe. Insomma persone umane quanto noi ma in un contesto diverso che insegna loro a vivere accontentandosi delle piccole cose e rinunciando ai beni di seconda e terza necessità e dei quali spesso noi non riusciamo a farne a meno. Se ci pensiamo bene anche noi italiani, soprattutto tra i giovani, tendiamo a trasferirci all'estero in cerca di un'occupazione più stabile e di una vita migliore. Neppure per noi le cose vanno bene. Chiediamoci allora come ci sentiremmo ad essere osservati e giudicati semplicemente salendo su un autobus di linea o facendo la spesa in un supermercato? Se posso permettermi ho vissuto io stessa sulla mia pelle il sapore della discriminazione, ed in questa circostanza non mi riferisco al mio aver sposato uno straniero, ma solo spostandomi da centro al nord. Spesso se non conosci il dialetto, le usanze, i luoghi comuni sei comunque penalizzata eppure sei italiana e non sei arrivata a bordo di un barcone. Mi auguro davvero che attraverso questi nuovi film documentari che mostrano una realtà che difficilmente abbiamo visto prima, ciascuno di noi usi l'intelligenza che lo contraddistingue ed apra il suo cuore anche agli immigrati. al diverso, alle nuove generazioni multietniche.
Ed a proposito di film vi invito a guardare "Un bacio appassionato" del 2004 se volete farvi un'idea di cosa subiscano ancora oggi coloro che non solo accettano lo straniero ospite nel proprio paese, ma finiscono anche per innamorarsene e decidere per una vita insieme: spesso da ambedue le parti le famiglie, gli amici , le istituzioni non sono favorevoli e cercano di ostacolare la coppia in tutti i modi. E credetemi non è utopia il fatto che anche la Chiesa o la famiglia cristiana possano essere contrarie nonostante sia difficile da credere per chi, come noi ritiene siano solo l'Islam o la cultura islamica ad imporre delle regole.

Anche noi, come lei, nutriamo


Anche noi, come lei, nutriamo molta fiducia nel potere del cinema. Soprattutto in quello documentario, che se ben fatto riesce ea essere al contempo intrattenimento e apprendimento. E quant'è vera la cosa che dice sui confini, che non esistono solo tra nazioni, etnie, religioni diverse, ma a volte anche semplicemente tra luoghi della stessa nazione. E quando si cambia regione il linguaggio, gli usi, le eredità intellettuali del luogo in cui ci trasferiamo e quelle del posto da cui veniamo rischiano spesso di scontrarsi se non c'è, da entrambe le parti, la capacità e la voglia di interagire. Come sempre è questione di apertura mentale e curiosità. Accettiamo molto volentieri il suo consiglio, e lo passiamo anche ai nostri lettori: le faremo poi sapere cosa ne pensiamo di Un bacio appassionato. Dopotutto ogni scusa è buona per vedere un bel film. Grazie!

Non si tratta di un film


Non si tratta di un film novità nè per la trama nè per il suo essere andato in onda più volte ma chi come me si sente coinvolto dal tema trattato non può fare a meno di riguardarlo più volte nonostante nella mia esperienza personale non mi sia, per fortuna, dovuta scontrare con una famiglia chiusa nei confronti della donna occidentale o di un matrimonio misto. Ciò non toglie che non abbia dovuto calarmi in varie occasioni nella loro mentalità in caso di ospiti in casa di sesso maschile o alla visione di un film occidentale in tv sul satellite. Ma questi sono solo brevi accenni a fatti per noi scontati ma che non lo sono nella cultura islamica ed anche nella comunità copta. Se un una cristiana vuole sposare un musulmano deve sapere che nella maggior parte dei casi i figli verranno educati all'Islam, se una cristiana vuole sposarsi in Chiesa con il marito musulmano può farlo su specifica richiesta al Vescovo, previa la sua autorizzazione e promessa che i figli saranno educati al cattolicesimo ed ancora, se un cristiano copto vuole sposare una cristiana cattolica, quest'ultima deve diventare ortodossa, insomma una catena che non finisce mai e che non lascia l'individuo libero di decidere per la propria vita.

P.S. Potete darmi del "tu", sono una collega.

Laura

Grazie Laura per il "tu".


Grazie Laura per il "tu". Oltretutto è uno dei pochi film di Ken Loach che ho perso, quindi rimedierò al più presto. Visto che sei giornalista, posso chiederti se ti occupi anche tu dei temi di integrazione e multiculturalismo?

Scusa forse mi sono spiegata


Scusa forse mi sono spiegata male. Per "collega" intendevo dire che lavoro per Telecomitalia. Per quanto riguarda il giornalismo ho da poco iniziato il cammino verso una laurea in Comunicazione,media e pubblicità proprio perchè mi piace scrivere e sento il bisogno di esprimermi attraverso un qualsiasi articolo, citazione o commento che lascio sul mio forum, sul mio blog o su qualunque sito che si occupi di immigrazione ed integrazione, di Islam e di Cristianesimo, di Oriente ed Occidente. E voglio farlo al meglio, come una giornalista dunque, apportando contributi dalla mia esperienza personale o anche attraverso le storie che ogni giorno le mie utenti raccontano e che si sviluppano spesso nel tempo, in un tempo più o meno lungo. Ritornando al film sopra citato, in internet vi sono molte recensioni, alcune a favore altre no ma conoscendo bene quella realtà che vi viene rappresentata, posso dire che non si esagera in niente sia nel mostrare la normale vita di coppia di due persone innamorate che si raccontano nella loro diversità, sia nel portare agli occhi di tutti cosa possa arrivare a fare una famiglia che si oppone alle scelte di vita del figlio, scelte che vanno contro i propri principi e valori. Ho visto tante coppie miste arrivare al punto di lasciarsi pre o post matrimonio perchè le proprie famiglie non erano d'accordo. Spesso si riesce a sanare le incomprensioni mediante la conoscenza ma altre volte il proprio sposo o la propria sposa, se di origini arabe, possono essere già promessi in sposo/a a qualcuno della famiglia o con in comune cultura, religione e lingua. Ed in questo caso spesse vince il figura autoritaria del padre-padrone molte volte supportato dalla moglie proprio come nel film.

Ritornando al Milano Film


Ritornando al Milano Film Festival ecco un doveroso approfondimento tratto da Aljarida (http://www.aljarida.it/)

Damascus with my Love

Sinossi: La giovane Rima sta per emigrare da Damasco in cerca di una nuova vita. Nel momento in cui il padre, in aeroporto, le rivela un vecchio segreto, Rima decide di cancellare il viaggio per mettersi sulle tracce del passato. Una lunga ricerca che la porterà a scoprire un nuovo volto della sua città, un luogo in cui differenti culture vivono insieme in piena armonia. Attraverso la conoscenza degli altri, Rima scoprirà se stessa per la prima volta. Si troverà di fronte a scelte difficili, ma la città le aprirà le porte dell’amore e di infinite possibilità.…
Una grande opera sull’amore, su un popolo, sul ricordo e sui luoghi della propria storia.

Filmografia: Dimashq ma’a Hobee (Damascus with my Love) – 2010 / Half mg Nicotine – 2009

Festival: Titwan International Film Festival Rabat 2010, Dubai International Film Festival 2010

Prometeo Deportado

Sinossi: In un aeroporto occidentale non meglio identificato, un gruppo di Ecuadoriani scende da un aereo e si ritrova improvvisamente bloccato alla frontiera. I cittadini occidentali non hanno problemi a passare, mentre gli altri sono costretti ad aspettare. In attesa di conoscere il loro destino, i tanti passeggeri impareranno a convivere e ad avvicinarsi l’un l’altro. Uno straordinario carosello di personaggi unici e figure distinte, che ben rappresentano le tante anime dell’Ecuador contemporaneo. Più il tempo passa, più l’essenza stessa dell’Ecuador sembra emergere dalla sala di attesa….

Anno di nascita del regista: 1970
Paese: Ecuador
Biografia: Fernando Mieles è un regista e sceneggiatore ecuadoriano, laureatosi presso la EICTV cubana. Autore di numerosi cortometraggi e documentari, esordisce alla regia di un lungometraggio di fiction con Prometeo Deportado. Filmografia: Prometeo Deportado (Deporting Prometeo) – 2009 / Descartes – 2009 / Aquí soy José – 2004 / Opus Nigrum - 1993
Festival: Genova Film Festival 2011, Muestra de Cine Ecuatoriano en New York 2011

Amigo

Sinossi: Primi del 1900, siamo nel mezzo della Guerra filippino-americana. Un gruppo di uomini comandati dal Luogotenente Compton viene lasciato a proteggere San Isidro, località isolalata delle Filippine. Compton è lontano dalla classica figura del militare americano, con la sua comprensività ed equità, ma il suo obiettivo è quello di portare pace nella zona che sta presidiando, non quello di rendere felice la popolazione locale. Comunica unicamente con Rafael, il capo del barrio, attraverso il machiavellico frate Hidalgo, che prova un forte risentimento nei confronti di Rafael. Nessuna delle due parti è realmente in grado di comprendere ed accettare l’altro, ma devono sforzarsi a convivere pacificamente, cercando di sopravvivere nel mezzo di una guerra sporca. Quando l’occupazione americana si fa più violenta, Rafael deve rendere conto ad entrambe le fazioni, andando incontro a conseguenze fatali.

Note di Regia: “Sono da sempre interessato al modo in cui le persone si comportano in situazioni estreme. È l’essenza stessa del dramma, che ho affrontato anche in film quali Matewan, Lone Star e Men with Guns. La guerra filippino-americana è stata ignorata o dimenticata da entrambe le parti, è una storia che abbiamo il dovere di riproporre all’opinione pubblica. Amigo tratta di uno degli aspetti più comuni e meno indagati dell’esperienza umana, quello delle persone intrappolate in situazioni difficili.”

Anno di Nascita: 1950
Paese: USA