Steve McCurry e Fabio Novembre portano in mostra l'umanità

Steve McCurry sbarca a Roma con un allestimento d'eccezione. Fabio Novembre crea per il fotografo un villaggio globale che mette in risalto somiglianze e differenze di un'umanità tanto differente quanto uguale ai quattro angoli del mondo.
 
Oltre duecento foto in mostra allo spazio espositivo La Pelanda presso le strutture di MACRO Testaccio a Roma per un viaggio intorno all'uomo, dalla Sicilia degli antichi riti fino all'Afghanistan dilaniato dalla guerra. Dietro l'obiettivo c'è uno dei fotografi più iconici degli ultimi anni: Steve McCurry, fotoreporter autore di alcuni degli scatti più conosciuti nel mondo.

steve mccurry fabio novembre

 
Ritrattista “d'assalto”, reporter di realtà quotidiane e straordinarie, in migliaia di viaggi intorno al globo, Steve McCurry in oltre 30 anni di carriera presso il National Geographic ha saputo documentare come nessun altro l'umanità vera, chiara e universale quanto misteriosa e incomprensibile. Caratteristiche evidenti in quella che è l'opera più conosciuta e famosa dell'artista: il ritratto di Sharbat Gula, la ragazzina afgana dai profondi occhi verdi che è diventata un'icona dello storico giornale.
 
A organizzare, allestire e valorizzare i ritratti e le situazioni dell'artista è stato Fabio Novembre, architetto e interior designer che ha saputo creare nuove connessioni in un dialogo a più voci tra il pubblico e le fotografie esposte. Appena entrati i visitatori si trovano di fronte a un vero e proprio villaggio, creato con strutture che ricordano delle capanne minimali e avvolte nel buio dell'edificio, al fine di dare pieno risalto all'unica cosa che conta: occhi, volti, vite umane che sfuggono categorie e definizioni.

steve mccurry testaccio roma

 
Un lavoro che prende spunto e viene esemplificato da una frase di Benoit Mandelbrot, padre della geometria dei frattali, che descriveva la propria esperienza di ricercatore con la frase “nomade per scelta, pioniere per necessità”. Il paragone con la geometria frattale è importante e adeguato: da
ogni struttura se ne dipanano infatti altre, identiche nella forma ma diverse nei temi, mai esplicitati e lasciati all'interpretazione del visitatore.

testaccio steve mccurry macro pelanda

 
“Un allestimento – ha detto Fabio Novembre - come un villaggio nomade, strutture che si compenetrano per restituire quel senso di solidarietà che si respira nelle foto di McCurry. Con un criterio espositivo che non tiene conto di variabili spazio-temporali ma che lavora sull'assonanza dei soggetti, sugli imprevisti gradi di parentela che restituiscono il senso di umanità.”
 
L'umanità di McCurry e Novembre si ripete così all'infinito, esattamente come i frattali di Mandelbrot, creando geometrie affascinanti, sempre differenti eppure sempre uguali, in un solo affresco di ricchezza di culture e valori, per capire, ancora una volta, che ovunque nel mondo siamo tutti diversi e tutti uguali.

(foto di Pasquale Formisano)