Italia, record di morti in carcere nel 2011

"Non è un caso se perfino le istituzioni, a livello ufficiale, se ne sono accorte. E se il Governo, per il secondo anno consecutivo, ha dichiarato che esiste un'emergenza carcere. Una consapevolezza che arriva dopo anni in cui il problema carcerario rimane comunque insoluto". Non è rassegnato, ma sicuramente sconfortato sì, Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione Antigone, che da sempre si occupa delle condizioni di detenzione in Italia e cerca di avviare un dialogo concreto e costruttivo tra gli istituti penali e il mondo esterno.

Ma dopo l'ultimo tentato suicidio nel carcere di Bellizzi Irpino (Avellino), lo scorso 14 aprile, che porta a 60 il numero di tentativi dall'inizio dell'anno (senza contare i 18 suicidi in cella e i due di agenti di polizia penitenziaria), un po' gli occhi bisognerà pure aprirli. Sicuramente ci sarebbe molto su cui riflettere. "Proprio a cominciare dai suicidi", conferma Gonnella. "Ognuno è storia a sé, e non per forza sono tutti riconducibili alla situazione carceraria, ma spesso sono dovuti a problemi sociali e storie familiari pregresse. E, soprattutto, al fatto che persone con problemi psichiatrici sempre più spesso vengano rinchiuse in un istituto di detenzione, che per loro non può far niente, anzi".

Sicuramente è vero che negli ultimi dieci il carcere è cambiato molto: la sempre più bassa scolarizzazione dei detenuti, il numero di tossicodipendenti e di moltissimi provenienti da altri paesi che non parlano nemmeno l'italiano fanno sì che non sia tanto una questione di sovraffollamento, ma proprio di impossibilità, per gli istitui penitenziari, di svolgere rieducazione. I detenuti possono solo essere dei numeri, trattati da soggetti anonimi anche da chi si dovrebbe occupare di loro: psicologi, medici, educatori. "Come fanno i pochissimi operatori interni ad accorgersi se una persona sta male, se uno dei detenuti ha dei disagi, se i colloqui sono rarissimi, se a volte passano sei mesi tra una visita e l'altra? Non si tratta di puntare il dito contro gli educatori, anzi. È che proprio non possono farcela, sono pochissimi. E quelli che se ne vanno in pensione non vengono sostituiti".

Si è tornati a parlare di carcere dopo il suicidio di Carlo Saturno, 22 anni, detenuto nel carcere di Bari e deceduto lo scorso 7 aprile. "La situazione di Carlo è molto particolare. Si tratta di un ragazzo che era detenuto, prima, nel carcere minorile di Lecce. Il minorile ha questa particolarità:non solo non cè sovraffollamento, ma dovrebbe prevalere al suo interno l'aspetto pedagogico. E invece c'era una suadraccia di poliziotti che usava maniere forti e illegali, sevizie di ogni genere, al punto da portare gli altri operatori a chiedere un'inchiesta. I magistrati hanno chiesto un rinvio a giudizio, e il processo è in corso. Ebbene, Carlo era parte civile in questo processo, parte lesa contro questi nove agenti. Quando è finito nel carcere per adulti di Bari, qualcosa è successo. Il ragazzo stava bene, perché si è suicidato? Si parla di istigazione al suicidio, ma intanto lui è morto e non potrà testimoniare al processo". Il presidente della regione Puglia Nichi Vendola ha parlato di nuovo caso Cucchi. E dopo l'audio con le istruzioni di pestaggio del carcere di Teramo, è giusto che una via giudiziaria venga seguita, fino in fondo.

Intervista a Mauro Palma sulla situazione carceraria in Italia.



Lo scorso dicembre si era parlato molto di un provvedimento, un decreto che avrebbe dovuto trasferire in detenzione domiciliare più di 8000 detenuti, facendo respirare un po' di case circondariali. "Ma alla fine ne hanno usufruito solo 1700. Un numero ridicolo, se ci pensiamo. Non si capisce che è sui flussi in entrata, che bisogna intervenire, ridurre i reati per cui è prevista la carcerazione. Perché il carcere ha un costo sociale e umano altissimo. Se pensiamo a quando furono create le misure alternative, il contesto politico era molto diverso. Oggi si vive di paure pubbliche, e il messaggio che passa è che è meglio chiudere in carcere il più alto numero possibile di gente deviante. Per non vedere, per pensare che da là dentro non creeranno problemi".

Marìka Surace

Foto di Casey Serin