Il clima e l'ambiente sono loro la sfida più grande del nostro tempo. È per la salvaguardia del pianeta che bisogna battersi e impegnarsi, partecipando all'Eco-jihad. La parola fa risuonare una specie di controsenso, un paradosso. Sembra avvicinare all'ecologia e all'ambientalismo un termine che invece risuona nelle nostre orecchie di occidentali come una minaccia, sinonimo di guerra. Ma così non è. In realtà, Eco-jihad nasconde l'impegno dei musulmani verso l'ambiente, è una parola che altro non fa che mettere insieme le sensibilità ambientaliste all'interno del mondo islamico.
È esattamente quello che chiamiamo ecologismo quando vogliamo intendere una attenzione pienamente concentrata sui temi che riguardano la salvaguardia del pianeta, la biodiversità, il clima, l'acqua. Siamo arrivati a questo tema grazie alla segnalazione del ricco blog 30 Secondi curato dallo studioso di cultura islamica Lorenzo Declich.
Sono tutti temi che riguardano molto da vicino il mondo musulmano, soprattutto perché le aree del pianeta che sono particolarmente vulnerabili ai previsti effetti negativi dei cambiamenti climatici coinvolgono grande parte delle popolazioni di fede musulmana. Ma dalle pagine di Emel rivista inglese che da anni lavora per comunicare un messaggio positivo e fiducioso della comunità islamica nel Regno Unito, si capisce anche che c'è qualche motivo in più che le l'Islam alla sensibilità ambientale.
Il terrorismo, la “guerra al terrore”, guerre locali e povertà globali, sono tutte grandi sfide dei nostri tempi – scrive la direttrice di Emel Sarah Joseph nell'editoriale di un numero intitolato tempo fa proprio all'Eco-jihad – ma tutti questi grandi problemi diverrebbero irrilevanti se il pianeta non sarebbe più abitabile dagli esseri umani a causa di quello che gli stiamo facendo.
In questo senso allora, la parola jihad va accompagnata sempre con la raccomandazione di interpretarla nella maniera più corretta. “Sacrificio, sforzo, questo – dicono gli islamologi – è il significato primigenio, nel Corano. E non ‘guerra’, come dice la vulgata”, spiega Paola Caridi nel suo blog Invisible Arabs.
Un impegno, dunque, che prende molte forme, che affronta il tema nelle sue molteplici sfaccettature, da quelle scientifiche sui cambiamenti climatici fino alle delicate questioni che riguardano i mercati energetici e l'esigenza di liberare il mondo dalla CO2. Il tutto visto con lo sguardo e dalla prospettiva del mondo musulmano al quale si rivolgono i numerosi blog che si iscrivono alla jihad ecologica, come The eco muslim blog di ambientalisti musulmani americani impegnati, sono loro parole, “in una lotta verde per endere il mondo quel tanto più pulito che serve per viverci dentro. O almeno un po' più scintillante per il futuro prossimo”.
Immagine dall'album Flickr di madmonk