Klimaforum è un evento imponente organizzato dalle ONG presenti a Copenaghen: quasi duecento tra conferenze, interventi, workshop e dibattiti si stanno svolgendo al DGI-byen, un grande complesso sportivo che ospita centinaia di persone da tutto il mondo.
L’atmosfera è rilassata, tra mostre e stand, bar con cibo rigorosamente biologico, persone che chiacchierano sedute a terra o mentre guardano una delle tante mostre fotografiche presenti. Nonostante la quantità di gente non c’è rumore né confusione – il clima di queste iniziative dal basso continua a stupirmi.
Dopo averli incontrati alla manifestazione mentre spingevano un carro che rappresentava un mondo all’interno di una serra, decido di partecipare al workshop dell’associazione Campaign against Climate Change. L’obiettivo dell’organizzazione è di fare pressione sui governanti perché capiscano che si tratta di un’emergenza che richiede misure d’urgenza, quello del workshop è di discutere come una simile campagna si possa esportare dal Regno Unito (l’associazione è inglese) ad altre nazioni, su cosa fare leva e in quale modo.
Nella prima parte del seminario Phil Thornhill, coordinatore dell’associazione, spiega la loro visione, in relazione alle informazioni sullo stato del problema e sulle misure prese fino ad ora per contrastarlo. Le politiche internazionali e quelle nazionali di molti Paesi, spiega, sono basate sui report di IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change): “Questo organismo è il punto di incontro di molti scienziati e lavora con onestà intellettuale, ma non è forte come dovrebbe essere. Inoltre, stabilire consenso tra esperti comporta tempo (e studio) e questo rallenta il processo di divulgazione dei risultati delle ricerche: gli ultimi dati sistematici forniti dall’IPCC risalgono al 2007”.
La situazione climatica invece si sta evolvendo molto in fretta, ben oltre i dati a disposizione dei politici che stanno negoziando un accordo, e in modo tanto grave da richiedere soluzioni di emergenza: quasi come in tempo di guerra, si dovrebbe pensare a soluzioni condivise e “scomode” a cui tutti dovrebbero uniformarsi.
E i cinque punti della campagna sono certamente destinati a far discutere:
Il passo successivo è fare pressione sul governo perché si prenda carico delle sfide che questa situazione comporta: l’associazione è in contatto con un parlamentare che ha apprezzato le proposte, inserendole in una mozione, firmata al momento da 45 altri parlamentari. Probabilmente questo non diventerà un disegno di legge ma è “un seme piantato” e un modo per far arrivare certe idee nei luoghi dove si prendono decisioni.
Come portare un messaggio del genere in altre nazioni e adattarle al contesto politico? Questa domanda è al centro della seconda parte del workshop, quando i partecipanti si dividono in gruppi e parlano delle situazioni nazionali, confrontando contesti e possibilità di azione. Le soluzioni variano da imporre ulteriori tasse sul carbone a fare pressione sulle compagnie di assicurazione, nella convinzione abbastanza generalizzata che una regolamentazione non porterà comunque lontano.
Ovviamente il tempo è troppo poco e le situazioni troppo diverse per tirare le somme, ma il confronto tra diverse situazioni e sistemi politici è stimolante.
La domanda finale me la pone Phil Thornhill: “Se si dovesse fare una campagna in Italia su uno di quei cinque punti, quale avrebbe più impatto?”.
Gli spiego, punto per punto, perché alcuni di questi argomenti verrebbero difficilmente capiti e quasi sicuramente considerati impopolari. “Appunto” sorride lui.
E voi? Cosa scegliereste per una “campagna impopolare” ambientalista?
Commenti
secondo me la seconda
secondo me la seconda proposta non sarebbe poi così impopolare, creare un milione di posti di lavoro “verdi” (legati all’ambiente e alla green economy) entro il 2010 è magari un po' utopistico, ma dovrebbe essere negli obiettivi di tutti i governi, e non solo perché c'è il vertice di Cop15 a ricordarcelo...
Ma infatti la proposta non è
Ma infatti la proposta non è impopolare in sé, è impopolare perché si mette come scadenza il 2010.
Con tutto il parlare di crisi e la gente che perde il lavoro, chissà quale potrebbe essere la chiave per far passare questo messaggio.
Tu che ne pensi?
Il problema di questo tipo di
Il problema di questo tipo di proposta entro il 2010 è secondo me nasce esclusivamente in relazione alla sua impraticabilità nell'immediato, ma non nel fatto che non sia popolare.
Se lo stato Italiano dicesse che investe 500 milioni di euro in tecnologie verdi, e quindi in possibili posti di lavoro in quel settore, io non credo che sarebbe vista dagli italiani come un'azione che non prende in considerazione la portata della crisi, anzi...
Il problema semmai è come al solito nella volontà di fare azioni concrete per uscire dai problemi, e di non limitarsi a proclami che danno all'opinione pubblica un contentino che possa far credere che qualcosa per battere la crisi la si stia facendo (mi riferisco a un taglio di un imposta, piuttosto che a un aumento infinitesimale delle pensioni).
Le proposte operative devono,
Le proposte operative devono, a mio avviso, venire dall'alto, cioè dalla "politica", in quaanto possiede la capacità legislativa e gli strumenti economici necessari.
Ciò che "deve" venire dal basso, cioè dalla gente, è una "forte" e "responsabile" richiesta per surrogare ciò che manca alla politica, cioè la "volontà" di operare con decisione e tempestività le scelte necessarie.
Questa richiesta "dal basso" potrà essere foret quando tutti ci convinceremo a non pensare solo all'oggi, al giorno per giorno, ma anche e soprattuto al mondo che vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi.
proposte: un grande piano di
proposte: un grande piano di forestazione. piantare alberi: lungo strade, autostrade, piazze di sosta e stazione di rifornimento, intorno alle città. Piano fotovoltaico e solare x produzione acqua calda, non impiantati sui terreni agricoli ma sui tetti delle case, abitazioni e capannoni con incentivi veri e non progetti di tassazione. no, a progetti di nucleare, ma a grandi impianti di dissalazione delle acque del mare. acqua per l'agricoltura, potabile, per l'industria, riducendo l'utilizzo delle falde sotterranee.
muove le economie, aumenta l'0ccupazione, incontrrebbe il favore della gente, l'ambiente ne guadagna.
grazie dell'attenzione.