
Questo post è stato realizzato dalla Professoressa Loredana Sciolla, ordinaria di Sociologia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’università di Torino.
Avoicomunicare è lieta di ospitare su queste pagine le opinioni, le testimonianze e gli approfondimenti del mondo accademico italiano, e questo sarà solo il primo di una serie di contributi sul tema dell'integrazione che vi proporremo in queste settimane.
L’Italia, si dice, è sempre stata la terra dei “cento campanili”. Questa immagine suggestiva rivela sentimenti e interpretazioni positive e negative. Positive perché suggerisce che gli italiani, di tutte le età e condizioni sociali, sono attaccati alle loro tradizioni cittadine, a volte antiche e gloriose, in quanto il “campanile” è, insieme alla piazza, il simbolo del paese, formato dalle sue case, dai suoi monumenti, ma anche dalla memoria del suo passato, dal suo linguaggio e dalla sua gente. Questa immagine segnala quindi – fin dalla storia antica – la presenza di differenze culturali che conferiscono risorse e ricchezza alla realtà italiana.
Questa immagine ha anche connotazioni negative e, a volte, fortemente critiche. La ricchezza dei cento campanili fa presto a tramutarsi nel sospetto o nell’accusa di campanilismo, che trasforma le differenze in divisioni, barriere, e mette gli uni contro gli altri. Dai campanili alle fazioni opposte, alle partigianerie esasperate, alle chiusure localistiche il passo è breve. La storia d’altro canto ci offre parecchi esempi di questa passione molto italiana al prender partito: dalle faide storiche tra famiglie o fazioni politiche fino ai campanilismi delle contrade senesi, che ancora oggi appassionano e eccitano gli animi al pari delle tifoserie calcistiche. Per alcuni questo localismo persistente sarebbe alla base del difetto di integrazione culturale e del deficit di senso dello Stato e di identificazione nazionale che caratterizzerebbe ancora oggi gran parte della popolazione italiana.
Il grande storico Fernand Braudel vedeva nella “ricchezza e densità di città” della realtà italiana il segno della sua “insigne debolezza”. Quel che rendeva insigne l’Italia - la pluralità di tradizioni, culture, linguaggi – ha costituito nello stesso tempo un elemento di debolezza rispetto a quel “cemento” sociale che ha caratterizzato la storia di altre grandi nazioni europee.
Ma è proprio oggi, quando la globalizzazione genera interdipendenze e commistioni inedite (si pensi ai flussi migratori), che le storiche differenze culturali italiane vengono rivitalizzate in un quadro nuovo. Vi sono stati processi che hanno da un lato reso molto più omogenea la cultura italiana, ad esempio la scolarizzazione di massa e la diffusione della televisione. Dall’altro lato nuove differenze si sono aggiunte a quelle preesistenti: un maggior pluralismo religioso ed etnico (legati all’immigrazione), differenze generazionali e negli stili di vita e di consumo.
In questo quadro le specificità locali, di tipo linguistico, tradizionale, culinario, sono state riprese in maniera positiva, in quanto tale riscoperta non guarda al passato, ma è rivolta al futuro collegando, spesso, il livello locale-regionale a quello globale. Credo che la sfida attuale, in un’Italia in cui una parte sempre più rilevante della popolazione è costituita da immigrati e da figli di immigrati, sia quella di valorizzare la pluralità culturale, innescando processi di comunicazione e di interscambio.
Sarà possibile superare gli aspetti negativi dell’Italia dei “cento campanili”, facendo in modo che le diversità culturali si intersechino in una compresenza civile e non ostile, oppure il destino dell’Italia è di rimanere fossilizzata sulle chiusure particolaristiche? E’ possibile pensare a un’Italia unita e insieme plurale, a differenze che arricchiscano e non dividano? Questo risultato non potrà essere solo il frutto di un processo spontaneo, ma è legato all’influenza e ai progetti politici e culturali di classi dirigenti rinnovate che sappiano uscire dai propri palazzi e porsi a questo livello della sfida.
Commenti
sarebbe interessante che ogni
sarebbe interessante che ogni campanile venisse fisicamente interpretato dai cittadini, al di là delle differenze paesistiche
sarebbe una grande conquista
sarebbe una grande conquista poter parlare di differenze che arricchiscono invece di divedere! Bisognerebbe costruire una connessione tra i campanili, comunicare è fondamentale per conoscere e non avere paura delle differenze, per poi aprirsi e arricchirsi!