La clandestinità non è più reato, essere poveri non è una colpa
Uno dei tipici casi in cui pensi che oltre al danno, la beffa. Non solo il pacchetto sicurezza del governo Berlusconi (legge 94 del luglio 2009) ha aumentato da 4 a 5 anni la pena per il reato cosiddetto di clandestinità per gli stranieri destinatari di un ordine di espulsione, ma non ha previsto nemmeno che esistano eccezioni, ragioni che deroghino la norma stessa. Come al solito ci ha dovuto pensare la Corte Costituzionale, e il caso è quello sollevato da un ricorso del tribunale di Voghera, chiamato a giudicare sul caso di una donna clandestina più volte raggiunta da un decreto di espulsione ma che, per motivi di estrema povertà, non aveva potuto lasciare l'Italia con i propri mezzi.
Perché è davvero difficile immaginare che un immigrato clandestino che non se la passi già benissimo e che probabilmente ha speso tutto quello che aveva per arrivare nel nostro paese, abbia dei risparmi che gli permettano di fare il viaggio di ritorno. Per questo motivo la Consulta, molto ragionevolmente, ha affermato che non è punibile lo straniero che in "estremo stato di indigenza", o comunque per "giustificato motivo", non ha reiteratamente ottemperato all'ordine di allontanamento del questore continuando a rimanere, suo malgrado illegalmente, in Italia.
D’altronde non è la prima volta che i giudici costituzionali sono chiamati a intervenire sul termine clandestinità forse un po’ troppo abusato dal legislatore. Già lo scorso giugno, infatti, furono loro a bocciare l’aggravante della clandestinità da applicare a reati commessi da immigrati presenti illegalmente in Italia. Uno dei motivi della bocciatura era sicuramente la collisione con il reato stesso.
La donna portata davanti al giudice di Voghera per tre volte non aveva adempiuto all’ordine di allontanamento del questore, ed era stata arrestata dopo essere stata rintracciata nel sottoscala di uno stabile dove soggiornava, un luogo in stato di abbandono e privo di ogni servizio essenziale e di riscaldamento, nonostante la temperatura fosse di molto inferiore allo zero, soprattutto nelle ore notturne. La decisione della corte, per quanto sicuramente immune da buonismi natalizi, porta un po’ di speranza. Soprattutto quando dichiara che esiste un ragionevole bilanciamento tra l'interesse pubblico all'osservanza dei provvedimenti dell'autorità in tema di controllo dell'immigrazione illegale, e l'insopprimibile tutela della persona umana.
Come fa il legislatore a non averci pensato?
Foto di Andrea Kunkl


