La crisi si batte con la Green Economy

Immagine tratta dalla copertina del libro La corsa alla Green Economy. Come la rivoluzione verde sta cambiando il mondoIn genere viene considerata come un orizzonte da raggiungere, un futuro lontano su cui sperare. Ma è molto di più: innanzitutto è una realtà concreta che prende piede anche in Italia (nonostante tutto) e affonda le sue radici nella Terra, in processi produttivi concreti. Esattamente l'opposto di quello che accade con le speculazioni finanziarie.

La Green Economy è esattamente l'antibolla”, spiega Antonio Cianciullo, esperto di questioni ambientali, inviato di Repubblica (per il quale tiene anche il blog Eco-logica) e autore di molti libri, l'ultimo dei quali” è scritto a quattro mani con Gianni Silvestrini e si intitola La corsa alla Green Economy. Come la rivoluzione verde sta cambiando il mondo (Edizioni Ambiente).
“Le bolle nascono quando il virtuale domina sul reale. La green economy è esattamente il contrario, è un processo di ritorno alla terra e alle grandezze fondamentali che dovrebbero da sempre riguardare l'economia; è la risposta alle contraddizioni di un sistema energetico e produttivo che finora ha puntato molto su risorse limitate e in progressivo esaurimento; la green economy, infatti, guarda a risorse illimitate e contribuisce a riallineare l'economia con le radici degli ecosistemi”.

C'è qualcosa che suona utopico in queste parole, qualcosa che fa pensare a un mondo bello e impossibile, lontano. Ma, dati alla mano, la verità sembra diversa e l'economia verde, come sottolinea Cianciullo “è una caratteristica comune alle economie che si sono mosse meglio negli ultimi anni, tanto che i risultati migliori sul mercato coincidono con i paesi che hanno investito di più nel campo della green economy”.
La prova sfogliando il libro, dove un grafico ci parla dei pacchetti di stimolo alle rinnovabili in sistemi economici di diversi paesi: in Cina il 37,8% delle risorse è destinato a far crescere la green economy, in Corea del Sud l'80,5%, Usa 11,5%, Giappone 9,6%, Germania 13,2, fino all'Italia che fa registrare un deludente 1,3%.

Da noi si investe poco in innovazione e ricerca mentre l'appoggio pubblico allo sviluppo verde si fa sentire in maniera troppo intermittente: “Siamo un paese che con una mano dà incentivi, a volte molto alti, alle rinnovabili ma con l'altra mano lascia continuamente pendere la mannaia del possibile stacco della spina pubblica”, dice Cianciullo e continua spiegando che, nonostante il ritardo dei pochi investimenti pubblici e nonostante il settore italiano delle rinnovabili importi molta tecnologia, nel nostro paese si sono sviluppate delle imprese che dimostrano un grande potenziale di crescita e la quota di produzione interna sta lentamente crescendo.

Ma l'incertezza non aiuta, nonostante il momento storico sembra favorevole a spingere sull'acceleratore dell'energia pulita: le tre crisi (economica, petrolifera e climatica), scrivono Cianciullo e Silvestrini nel loro libro, creano domande le cui risposte stanno in sistemi economici fondati sull'energia pulita. Nei mercati dove la green economy può godere di alcune certezze, come ad esempio in Germania, il settore delle rinnovabili è cresciuto fino a valere, oggi, 300mila posti di lavoro e si calcola che da qui a dieci anni superi il fatturato del settore dell'auto, ricorda Cianciullo prima di concludere: “Laddove c'è visione e capacità di progettare il futuro, la green economy si presenta come una possibilità di crescita per l'occupazione e per il paese intero, una crescita che non riguarda solo il calcolo della produttività dei settori economici ma che ha anche il pregio di non pesare dal punto di vista ambientale”.

L'immagine di questo articolo è tratta dalla copertina del libro La corsa alla Green Economy. Come la rivoluzione verde sta cambiando il mondo (Edizioni Ambiente)