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La lingua unica: egemonia o condivisione?

Ai tempi di Gandhi, la lingua della diplomazia era il francese, come l’inglese quella del commercio internazionale.
Poi l’inglese ha preso il sopravvento e oggi grazie ad internet è la lingua globale.

Per alcuni, ciò costituisce il segno dell’egemonia anglosassone nel mondo postmoderno, per altri questa omologazione linguistica è una straordinaria opportunità per condividere pensieri ed emozioni e per costruire un mondo unico.

Voi che ne pensate?

Commenti

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"Io penso che la lingua unica sia un potente mezzo di comunicazione, un'occasione unica per il dialogo tra tutti gli uomini e le donne, così un africano potrà esprimersi e farsi capire dall'americano, l'asiatico discutere di filosofia e non solo con un europeo, e l'oceanico...e l'oceanico? resta da solo? Che fa? Parla coi pesci?... Ahahahah...No scherzo, è una grande opportunità, anche se è un'arma a doppio taglio. Eh si, perchè in questo caso gli inglesi potrebbero rinvedicare il loro "verbo" e pretendere contropartite di vario genere a livello internazionale, sta a noi dimostrare che si possono saltare questi ostacoli e vincere la medaglia d'oro nella gara all'uguaglianza e alla comunione tra i popoli"

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Fino a che non parleremo tutti la stessa lingua non vi sarà pace nel mondo perchè le differenziazioni linguistiche sono il presupposto dell'orgoglio nazionale e del sentirsi diversi e quindi di non capirsi e non volersi capire...

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"Per me, con l'inglese come lingua globale, si va incontro alla tanto osannata omologazione linguistica che, da un punto di vista strettamente comunicativo è un obiettivo fondante per un interculturalità che non conosce confini goegrafici e (con internet) strumentali, ma da un punto di vista antropologico velocizza il fenomeno che con il tempo e con la sempre piu' oppressiva globalizzazione si va via via determinado a ritmi velocissimi e cioè la scomparsa delle culture, piccole e grandi, mondiali, con le loro peculiarità, i tratti distintivi che ci hanno sempre spinto a studiare "l'altro", il "diverso"..In un mondo che, nonostante le tecnologie e i meccanismi economici che invadono la nostra quotidianità rimane sfaccettato, tale diversità andrebbe protetta, conservata e tramandata fino alla fine del mondo.."

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L’inglese è una lingua relativamente facile da imparare, se comparata con altre, bisogna riconoscerle questa qualità che la rende oggi la lingua più diffusa al mondo. E’ diretta e permette la costruzione della frase in modo relativamente più semplice delle lingue latine, quali italiano, francese e spagnolo. Non solo; è la lingua del commercio e dell’informatica e questo la rende fortemente radicata in ogni contesto. Senza mai dimenticare le radici di ogni idioma e il forte rispetto che bisogna riconoscere ad un elemento, quale quello linguisto, nel contesto di ogni territorio, credo sia giusto considerare l’inglese come la lingua che permette la comunicazione in tutto il mondo eliminando moltissime frontiere e permettendo aperture sempre maggiori. Al di là dell’egemonia, o meno del mondo anglosassone, la diffusione di questa lingua è fondamentale per mettere in contatto tutto il mondo, approfittiamone e non perdiamo l’opportunità di avere uno strumento così potente che ci permette di esprimerci e di capire l’altro. Spero davvero questo possa essere uno strumento efficace per creare un mondo unico.

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"attualmente la lingua più parlata nel mondo è il cinese, seguita dall'arabo e l'Hindi, solo alla quarto posto troviamo l'inglese. tuttavia la lingua inglese riesce ancora ad imporsi sulle altre. la lingua di un paese è la mezzo concreto con cui esso si esprime. Credo che la "lingua" in senso stretto non debba essere il fine della comunicazione, ma il mezzo, il medium per il dialogo. La lingua inglese in questo senso è una risorsa accessibile quasi a tutti ma essa non è l'unica lingua o La lingua. Ogni lingua parlata nel mondo ha la sua dignità di esistenza e personalmente ritengo che più lingue si imparino più ricchi si diventa e più risorse si hanno a disposizione. Dopodichè per far instaurare un vero dialogo, beh questa è tutt'altra storia: serve ascoltare. Purtroppo essere disponibili ad ascoltare non ce lo insegnano a scuola come materia."

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Credo che una lingua comune possa solo giovare ad un mondo alla ricerca di coesione. Chi non si sforza di comunicare con l'altro, chi rinuncia al dialogo oltre la propria frontiera, si isola. Perde l'occasione di arricchirsi e, spesso, fraintende. Concordo con Ila, quando dice che sapere più lingue offre maggiori possibilità, ma, se vogliamo fare il minimo indispensabile per comunicare col mondo, anche solo l'inglese potrebbe essere sufficiente...

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"fate battere i vostri cuori, all'unisolo con le mie parole, sta a voi consegnare il messaggio al mondo liberate il mondo dalla malvagità dal peccato Questa è l'eredità che i miei maestri,i vostri maestri mi hanno lasciato voglio catturare i vostri cuori non i vostri appausi fate battere i vostri cuori con le mie parole credo in un mondo unico come posso fare diversamente quando divento erede di un messaggio d'amore che questi grandi inconquistabili maestri ci hanno lasciato se dovete dare un messaggio all'occidente che sia di amore e verità" Un uomo così piccolo, che lascia un messaggio così grande in un mondo malato come il nostro .. Un sentimento così vero reale palpabile un cuore che batte al ritmo di parole amore e verità il mondo che si incontra e non si scontra un grande discorso ritrovato un tesoro messo di nuovo ai nostri occhi un battito il mio alle tue parole"

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"numericamente" parlando, l'inglese non è la lingua piu utilizzata, essendo preceduta dal cinese in primis, che è parlato da 3 miliardi di persone o quasi!...ma rimane ancora e comunque la lingua dell'economia, dell'informazione, di internet, della comunicazione...della Globalizzazione...e lo è per ragioni storiche, dato che il Regno Unito è stato nel periodo coloniale il paese che ha primeggiato per secoli, ecco perchè è la lingua "unica"...non credo che sia negativo avere una lingua che ci permetta di scambiare opinioni, di dialogare, di far incontrare culur diverse e molteplici, anzi...certo, "est modus in rebus", c'è un limite in ogni cosa...la lingua unica non può diventare certo strumento di sopraffazione politica razziale!!"

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Ma che importanza ha che lingua stiamo parlando? L'importante è comunicare. gli ostacoli vengono creati da ciò che diciamo non da come lo diciamo! E' sicuramente il modo migliore per risolvere i problemi, sedersi intorno ad un tavolo e trovarsi sulla stessa lunghezza d'onda

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"Sessanta anni fa, Gandhi si rivolse in inglese, la lingua di chi aveva sopraffatto il suo paese, per lanciare un messaggio di pace. Uno straordinario gesto di comunicazione e di umiltà, diretto a far prevalere il contenuto, la propria saggezza, su qualsiasi possibile forma di divisione. Saremo mai capaci di emularlo? Noi comuni uomini, sempre così orgogliosi delle nostre piccole tradizioni e culture, riusciremo mai a capire che un mondo unico passa attraverso il necessario sacrificio di queste? Credo ci sia un che di distorto, un errore che quasi ogni genitore del mondo compie, più o meno platealmente, nel tramandare la propria identità culturale alla generazione successiva: trasmettergli l'orgoglio di appartenenza. Appartenenza a quella famiglia, a quella lingua, a quella cultura, religione o nazione: "noi siamo diversi", "noi siamo meglio", "noi siamo nel giusto". Ed è in questo cieco insegnamento che risiede l'embrione di ogni divisione. Non credo che un'unica lingua sia condizione sufficiente verso un mondo unico, ma certamente è sua condizione necessaria. Un passaggio intermedio verso un giorno futuro, purtroppo ancora molto lontano, in cui ai nostri figli potremo tramandare ben altro genere di orgoglio: quello di essere uomini."

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Sono d’accordo con Antonio, non è la lingua che fa il dialogo, anche se è uno strumento molto importante, altrimenti ci si trova circondati dal muro dell’incomunicabilità. Il dialogo lo fanno le idee ed i contenuti! E allora mondo apriti al confronto e trova i contenuti su cui dialogare invece di creare contrasti!!!!!!!

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L'egemonia culturale anglosassone, a mio avviso, non può considerarsi estesa ad ogni espressione, o, forma culturale. Certo l'uso della lingua inglese, dal dopo guerra ad oggi, si è diffuso in virtù della incontestabile supremazia tecnologica, in particolare degli Stati Uniti, che ha rapidamente e progressivamente esteso la sua influenza nel mondo. Scienza e tecnologia (come diretta applicazione della prima), hanno favorito questo processo: così come indubbiamente il cinema ed alcune tendenze musicali, hanno portato in primo piano sulla scena mondiale, il costume e di riflesso la lingua inglese. Diversamente, nell'ambito delle arti letterarie, di quelle figurative e più in generale in tutte le discipline cosiddette umanistiche, il vecchio continente ha comunque dimostrato di poter competere e fors'anche prevalere. E' probabile che la particolare struttura della lingua inglese, estremamente semplificata quanto al profilo sintattico e grammaticale, abbia ulteriomente favorito la sua diffusione, con l'avanzare dei processi telematici di comunicazione. Complimenti per il neonato blog.

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Muri. Di mattoni. Di cemento. Di gomma. Di parole. Di voci. Di sottotitoli. Di scontri. Di sangue. D’interessi. Di verità. Di cecità. Di respiri. Di attese. Di paure. Di errori. Di polvere. C’hanno insegnato a costruire il mondo, ma non a viverci.

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"Personalmente credo che la lingua sia una delle ricchezze dei popoli e che le identità linguistiche vadano preservate con cura. La lingua esprime le vicissitudini culturali e storiche - basti pensare alla nascita dei pidgin, lingue ibride che si evolvono grazie al contatto tra popoli diversi. E, soprattutto, le lingue rappresentano la Weltanschauung, il quadro culturale di riferimento dei parlanti: per esempio gli Inuit, una popolazione dell'Artico nordamericano, ha 40 termini per definire il concetto di "neve" - questo rispecchia la loro peculiarità identitaria, in cui la neve gioca un ruolo fondamentale. Sicuramente avere una lingua veicolare comune è un passo avanti nella comunicazione tra popoli eterogenei, anche se forse la scelta dell'inglese è un pò arbitraria. L'arabo viene parlato da milioni di musulmani nel mondo (il Corano non si legge in traduzione), quindi potrebbe tranquillamente svolgere la stessa mansione, così come lo spagnolo. Il punto è: saremmo disposti noi ad avvicinarci a una lingua diversa e culturalmente "lontana", così come lo pretendiamo dagli altri? E poi: l'analfabetismo di ritorno, le carenze linguistiche dell'italiano moderno e il lessico sempre più scarno, pongono serie problematiche anche rispetto all'utilizzo decadente della lingua madre. E' vero poi che le identità linguistiche vengono utilizzate spesso come rivendicazioni per fini separatisti (come per i baschi): ma qui entra un gioco un discorso più ampio. O decidiamo di diventare tutti uguali, parlare la stessa lingua e venerare lo stesso dio o impariamo a considerare le differenze come ricchezze e non come ostacoli."

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Forse c'è una lingua parlata da tutti; la lingua più antica e istintiva che appartiene all'uomo: quella dell'amore

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l'inglese può essere la lingua universale con cui scambiarci notizie, informazioni, sensazioni, amori e dolori. laura

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"bhe! è vero l'inglese è ormai la lingua ufficiale di tutti i popoli del mondo... ma sbaglio o la utilizziamo solo per parlare? Il mio non è un controsenso, forse c'è qualcosa che non quadra, dovremmo anche capire ciò che ci viene detto, in realtà, come facciamo, dovremmo fare, con la madrelingua, anche con l'inglese dovremmo saper ascoltare. Questo non sempre capita, forse chi ha il difficile compito di parlare ascolta troppo poco e spesso male. Mi auguro che questa positivissima iniziativa della Telecom possa servire ad "ascoltare" un po in più e chissà a dare una mano all'inglese a diventare realmente la lingua ufficiale di tutti i popoli."

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la lingua globale... è bellissima questa frase. Globale, senza confine, senza limite, senza distanza. Ci siamo liberando lentamente dal sole, dal tempo, dalla gabbia del cuore. La lingua italiana è come quella cinese ha una radice profonda ed antica. Allego un'altra mia piccola prosa: < Le tue parole> Sta migliorando il mio italiano, comincio a capire, le tue parole. Comincio a pronunciare anche il R, ballando con la mia lingua cinese. Non potrei mai parlare come parli tu, le parole delle tue labbra sono fatte con la farina di tua nonna, con la torta di tua madre. Non potrei. Anche le mie parole cinesi hanno la loro radice, la loro storia. Le mie parole cinesi ora dormono, sotto la coperta della nostalgia. Sono belle le lingue, ci promettono comunicare i nostri sentimenti. Le parole sono i fiori dei nostri pensieri. Le parole nascono per sciogliere le barriere e non per alzare il confine tra me e te. Le parole.

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Io credo che forse si esagera un pochino.Si la lingua è un'importantissima risorsa culturale da difendere;detto questo però credo che dobbiamo accettare l'obbligo morale di imparare una lingua comune.Tutto ciò è un processo necessario per poter interagire con il resto del mondo preservando la proprio cultura,operazione necessaria questa per viaggiare verso un futuro consapevole.

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Non si può attribuire alle differenze linguistiche, ossia culturali, l'incapacità di dialogare. Il vero problema non sono i conflitti nel comunicare bensì i conflitti di interessi.

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possiamo anche parlare tutti la stessa lingua, ma purtroppo non troveremo mai un punto di incontro globale. e cmq la lingua non fa differenza, poteva essere anche l'aramaico!! che ci importa??? SIAMO CITTADINI DEL MONDO!!! dovremmo imparare a capirci e non continuare a giudicarci in base a cose futili. e comunque, per tornare a bomba sulla vera domanda, è normale che sia l'inglese la lingua piu diffusa, è la piu semplice grammaticalmente e fonicamente parlando.

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Io credo che sia giusto e stupendo pero' secondo me sarebbe piu' bello e forse piu' giusto il romano o latino etc. italiano perche' no? ora siamo un po piccoli ,ma eravamo grandi.L'Inglese è la seconda lingua del mondo .

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penso che un mondo dove tutti possano capire ciò che si vuole dire è sicuramente un mondo migliore...purchè quello che si dica venga detto per cambiare veramente le cose..per avere un'alternativa,un altro mondo possibile.

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Secondo un mio modo di pensare, purtroppo col tempo il mondo e le persone cambiano, e con loro anke i modi di fare e di agire.Quindi per me nn c'è ne egemonia ne condivisione, esiste l' evolversi (sia che può essere positivo che negativo).

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Non è la lingua in sè che determina l'egemonia di un pensiero o di un regime politico-economico: anche in inglese si può essere altruisti, attenti alle pari opportunità e accoglienti verso le diversità etniche di ogni genere.

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Basta con queste divisioni politiche , sociali e di lingua ..... Ci portano sempre a delle discriminazioni razziali ; ci crediate o no siamo pur sempre figli di un unico DIO e al principio fu' il Verbo .............!

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Esiste una lingua globale: sorriso / le espressioni del tuo viso e del tuo corpo.

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Ci stiamo avviando verso un Mondo Globale.E' assurdo e improponibile assumere migliaia di traduttori mquesto è una palla al piede del Commercio mondiale.L'inglese è ormai una lingua parlata in tutto il mondo ,non è una egemonia americana.La scienza,la tecnologia,la medicinaecc.parlano inglese da molto tempo.Avere migliaia di traduttori come la Comunità Europea è una cosa mostruosa.I nazionalismi sono un retaggio del passato.Ad ogni modo devo far presente che la globalità non farà finire le guerre.Queste ci saranno sempre come all'epoca della Pietra.

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Credo che sia bello che ogni paese mantenga la propria lingua o il proprio dialetto, così da mantenere nel tempo le proprie tradizioni e la propria identità. Ma adesso che tutti hanno la possibilità di viaggiare, è bello anche sapere che è possibile comunicare con gli altri in una unica lingua, abbattendo le barriere della comunicazione che fino a pochi anni fa avevamo.

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siamo stati tutti colonizzati dalla cultura anglosassone, grazie agli USA, cinema in ispecie. Perdere le proprie radici ed omologarsi ad una sola delle culture esistenti è un danno incalcolabile. Spero, tuttavia, che si reagirà a tutto ciò da parte dell'Europa. Comunque, come accadde per Roma e la lingua latina, si creeranno nuove civiltà - ma quando?

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Sono stato di recente a Vienna e Budapest, li si parla solo tedesco ed inglese, anche negli alberghi cosidetti internazionali! Che avranno poi di internazionale, ma..!

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Una risorsa importantissima per la comunicazione tra i popoli...almeno sul mezzo cerchiamo di essere d'accordo...

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Considero il dialogo alla base di qualunque rapporto, sia esso di natura personale, politica, lavorativa, economica o sociale. L'unicità della lingua potrebbe agevolare il dialogo ma, prima ancora della lingua, ci deve essere la VOLONTA' di dialogare e la CAPACITA' di ascoltare.

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"Un mondo d'amore. Il linguaggio dell'amore. La salvezza che ci giunge per mezzo dell'amore. A sentire frasi del genere (e ne ho lette varie tra uesti commenti) provo una profonda indignazione. Sono, non solo frasi trite e ritrite ormai buone solo per messaggini da Baci Perug1na e fanatici delle citazioni rimasti con il cervello ai tempi del liceo, ma anche un vero e proprio pericolo, se si spera di realizzare un mondo migliore: sono frasi che spingono ad una paurosa incapacità di agire ed all'inattività... ed alla marijuana in altri periodi storici. Non siamo come Ghandi, per cui è meglio tenere i piedi per terra e piuttosto che spingerci all'eccessiva generalizzazione data dalla parola "amore", ispirarci a valori concreti quali ad esempio la solidarietà, la comprensione reciproca, il rispetto delle differenze e la capacità di lasciarsi affascinare dall'altrui cultura. Valori che al giorno d'oggi non solo non sono parte dell'educazione morale e culturale della maggior parte delle persone, ma non sono nemmeno ritenuti obiettivi da raggiungere. Quando non sono piuttosto fastidiosi intralci nell'accrescimento del benessere della persona, che in genere coincide con la difesa dei suoi interessi economici. L'affermazione di questi valori, qualora si riuscisse a risalire la pericolosa china che stiamo affrontando a tutta velocità, l'affermazione di questi valori, dicevo, indubbiamente passa, a livello mondiale, anche attraverso la condivisione, la conquista d'una lingua globale. Non penso commerci o guerre possano arrivare ad imporne una tra tutte. Qualunque mezzo porti alla convivenza (civile!) tra i popoli, potrà prima o poi portare alla fusione di più culture e quindi di più lingue a dare una cultura ed una lingua globale. Pensare di potere imporre un'unica lingua (senza che questa venga per lo meno drasticamente mutata) è decisamente assurdo. Non solo, probabilmente non porterebbe alcuna "crescita", solo vantaggi pratici per scambi economici e turismo. Ma non una reale integrazione. Non credo al protezionismo della lingua, delle radici, dell'identità e della cultura di un popolo. Pare un controsenso rispetto a quanto detto prima? Non credo lo sia; mi spiego. Non è un italiano a dover apprezzare la cultura italiana, un italiano deve capirla e stop. E' lo straniero che deve imparare ad apprezzarla. Ovviamente vale anche l'inverso. Se un italiano imparasse ad apprezzare il meglio di culture diverse, non potrebbe che migliorare se stesso di conseguenza (ci vuole pura malafede per non voler mettere in pratica quanto di buono e migliore si è appreso). Poi, come la convivenza civile tra persone (e culture) può portare ad una lingua comune, così una lingua comune aiuterà a consolidare la convivenza civile e morale di persone che ad oggi non sarebbero disposte nemmeno a darsi la mano. E non parlo di popoli in guerra. Parlo del fatto che oggi, in Italia, la maggior parte della popolazione non sarebbe disposta a dare la mano a qualcuno di origine rom o di fede musulmana. Che tragica ironia! Per ridersela amaramente, basta pensare al significato originale del darsi la mano: era un modo di rassicurarsi a vicenda dimostrando di non avere armi con sé. Insomma, siamo sulla difensiva e preferiremmo essere armati. In un mondo come quello di oggi, in un'Italia come quella attuale, parlare di Amore è confortante quanto ridicolo e inutile. Il mondo d'Amore prospettato da Ghandi è un mondo meraviglioso, ma lui aveva la forza e le capacità per vederlo davanti a sé e capire la strada e le scelte da intraprendere per giungervi. Noi dovremmo cominciare, non dico col non avere paura dell'extracomunitario che chiede l'elemosina per strada (forse è pretendere troppo, figuriamoci se chiedo d'aiutarlo), ma per lo meno dovremmo cominciare con il non ritenerlo "qualcosa di brutto da vedere" che va tolto dalle strade... Per spostarlo poi dove... forse in una villa a Malibù? In un campo profughi libico? In un qualche "deposito" di sorta appositamente adibito? In una nuvola di fumo sopra ad un camino? Un mondo d'Amore è possibile? Forse. Un mondo migliore, certamente. Parlarne però in certi termini ha solo due possibili effetti. Farci credere che sia vicino, raggiungibile senza fatica, restando ad aspettare. Oppure spingerci a classificarlo come una bella utopia su cui concordare in un salotto buono, ma da rimpiangere in privato o, disillusi, rimuovere dal proprio orizzonte."

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Sebbene siano affascinanti le posizioni di Gramsci, che riprende Ascoli, sull'esigenza che la lingua si formi dal basso e che non debba essere imposta dall'alto, non posso invece per motivi pratici non salutare con favore il potenziale di una lingua che permetta a tutti i cuori di battere all'unisono. Manzoni aveva vinto le posizioni di Ascoli e fece sì che il fiorentino venisse imposto come lingua unica a popoli che avevano tradizioni diversissime eppure erano smaniosi di condividere un progetto di storia comune, un progetto italiano. Oggi il progetto è più grande, è un progetto europeo, un progetto mondiale, un progetto Umano! Scelto l'idioma, che anch'io ritengo debba essere l'inglese, lingua parlata ormai in quasi tutte le nazioni, e visti i fallimenti di creazioni tutte intellettualistiche come Esperanto, io sogno un mondo dove ogni fratello comunica in libertà con l'altro fratello, senza fraintendimenti e perplessità. Abbiamo visto tutti l'importanza di una lingua unica per costruire un'Italia unica: perchè non ripetere l'esperimento per un Mondo Unico?

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"Ritengo che affiancare alla nostra lingua madre un'altra che ci consenta di poter comunicare col resto del mondo sia proficuo. Che sia l'inglese o il francese o l'italiano, poco importa. E chi si chiede come mai non sia diventata la "propria" la lingua globale, lo fa semplicemente peccare d'orgoglio, proprio quell'orgoglio che ci porta lontani dall'auspicare un mondo unico. Semmai il problema dovrebbe essere quello di utilizzare quest'importante opportunità non soltanto nel settore economico, ma anche sociale. Non sono d'accordo sulla negatività del perpetuare le tradizioni di un popolo. Ogni cultura va rispettata, difesa e tramandata quando la stessa non è fondata su pregiudizi."

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pENSO CHE TUTTO IL MONDO DOVREBBE ESSERE BILINGUE. PARLARE LA PROPRIA LINGUA + L'INGLESE. POTENDO COMUNICARE GLI UOMINI FAREBBERO MENO GUERRE. ( RICORDATE IN CINA QUANDO I RAGAZZI TENTAVANO DI PARLARE CON I MILITARI A BORDO DI CARRI ARMATI?)

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"La lingua è lo specchio dell'anima di un popolo, lo strumento più immediato per capire la sua visione del mondo. A riguardo è bellissimo l'esempio riportato da Alice:"Gli Inuit hanno 40 diversi termini per definire il concetto di "neve" ". 39 differenti sfaccettature che i nostri occhi non riescono a percepire. Ogni lingua è, dunque, un tesoro per il suo popolo. Un tesoro che va custodito senza però aver timore del cambiamento, della naturale evoluzione! La cristallizzazione non è che la premessa dell'estinzione. Per ciò che concerne la presunta omologazione lingustica non credo che essa sia realmente in atto. L'inglese non svolge infatti un ruolo sostitutivo delle singole lingue nazionali, bensì complementare. Non è altro che uno strumento (un efficentissimo strumento) che risponde ad esigenze di comunicazione per nulla nuove, benchè esponenzialmente accresciutesi con lo sviluppo tecnologico. A ben vedere svolge una funzione analoga a quella svolta secoli addietro dal latino. E così come per il latino l'Impero, per l'inglese l'impero britannico prima e gli USA poi...Diciamo pure che se WWII avesse avuto un altro esito, probabilmente oggi parleremmo in tedesco!!"

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io penso che sia una buona idea. ma penso anche che ogni nazione debba tenersi stretta la propria lingua. a me l'italiano piace moltissimo quindi mi dispiacerebbe molto lasciarlo per usare l'inglese che apprezzo tantissimo. io, che sono sardo, amo la mia terra come la mia lingua; quindi lungavita all'italiano e al sardo!

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"La globalizzazione rischia di far perdere ogni identità. La nostra lingua è fra le più belle e "musicali" del mondo. Teniamocela stretta, e non abusiamo dell'inglese quando non strettamente necessario! Impariamo qualcosa anche dai francesi."

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utilizzare una lingua ufficiale per i rapporti internazionali non significa abbandonare la propria. Ma dovranno essere importanti tanto 'una quanto l'altra.

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La lingua nazionale è senz’altro parte integrante del patrimonio storico e culturale di ogni Paese, uno dei tratti che forse maggiormente caratterizza la fisionomia di un popolo. È emblema di tradizione, è veicolo con cui si affermano e sopravvivono le identità nazionali. Non è, a mio parere, una risorsa a cui si possa né debba rinunciare. Del resto, se ci soffermiamo sulla necessità di adottare una common language, ci rendiamo immediatamente conto che anche l’assimilazione di una lingua di riferimento comune è un passaggio obbligato per qualunque obiettivo di carattere sovranazionale: per lo sviluppo delle interazioni economiche e delle relazioni politiche, nonché per la realizzazione di un vero incontro culturale tra tutti i Paesi del mondo. L’uso della lingua inglese nello specifico sembra poi un ottimo compromesso, per il suo livello di diffusione e la sua relativa semplicità strutturale. Credo perciò che la scelta di ogni Paese debba collocarsi tra questi due poli: da un lato, l’impegno di preservare essenza e tradizioni delle singole popolazioni; dall’altro, la necessaria assunzione di responsabilità nei confronti del mondo, per l’obiettivo della cooperazione e della pace.

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"Penso che il linguaggio universale a cui si riferisce questo Sant'Uomo (in occidente l'avremmo fatto già Santo!) è l'unità d'intenti dell'umanità intera a perseguire la pace globale ad ogni costo, ma non "La Pace Nel Mondo" auspicata da migliaia di candidate miss sparse in questa nostra Terra, ma quella vera che è un'altra cosa....quella difficile se non impossibile da realizzare! A distanza di 50 anni il discorso di Gandhi è drammaticamente attuale...."

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"Penso che il linguaggio universale a cui si riferisce questo Sant'Uomo (in occidente l'avremmo fatto già Santo!) è l'unità d'intenti dell'umanità intera a perseguire la pace globale ad ogni costo, ma non "La Pace Nel Mondo" auspicata da migliaia di candidate miss sparse in questa nostra Terra, ma quella vera che è un'altra cosa....quella difficile se non impossibile da realizzare! L'armonia tra i popoli e non l'assoggettamento dell'uno nei confronti di un altro. A distanza di 50 anni il discorso di Gandhi è drammaticamente attuale...."

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A parte questioni numerica relative a popolazioni infinitamente grandi, l'inglese attualmente ha un egemonia, rimarcabile, senza entrare in questioni più complesse,dal fatto che oggi con l'inglese si è in grado di comunicare in qualsiasi parte del mondo ci si trovi, o anche in ogni dove su internet, e consente anche più possibilità di accesso alla conoscenza e alle informazioni...Ma ciò che volevo mettere in risalto, è che la lingua unica globale, in realtà pone un problema di standardizzazione di forme e contenuti culturali,sia dal lato della produzione che dell'utilizzo, come avviene per i prodotti e i servizi nell'economia (globalizzata)!!!!! Sarebbe interessante indirizzare la riflessione su questo aspetto...

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"Credo che nn sia sbagliato poter comunicare con un unica lingua in tutto il mondo..anzi una grande opportunità per tutti noi, infatti grazie ad essa le relazioni umane, nn quelle frà imprenditotri o polititci ma frà giovani generazioni, nn può che facilitare la comprensione di culture diverse dalle nostre, dandoci con più facilità ed armonia la voglia di accettare le diversità, perchè due individui di nazionalità, religione e culture differenti avendo in comune praticamente poco e niente, ma grazie alla conoscienza di una stessa lingua, questi potranno conoscersi, confrontarsi, ragionare faccia a faccia ad "armi" pari, creando così almeno una buona situazione di dialogo chiara e ragionata...Cmq il messaggio di Ghandi, è perfetto e nn và analizzato in base al periodo storico, perchè il suo raggionamente è attuale ed eterno..perchè ci saranno sempre minoranze che nn riusciranno ad inglobarsi nella società del benessere, chiaramente nn di certo per ingnoranza o per l'oro scelta.. ...Noi giovani siamo pieni di speranza e spero vivamente che queste iniziative siano sempre più frequenti...grazie"

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sarebbe meglio ke si parlasse solo inglese..tanto l'italiano è 1 lingua inutile..la parliamo solo noi!!!!!!

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L'inglese non è una lingua egemone ma come qualsiasi lingua un portale che ci permette di guardare il mondo...il poter comunicare con chi parla una lingua diversa dalla nostra ci permette di andare oltre noi stessi,di confrontarci con culture e esperienze diverse...è soltanto confrontandoci con gli altri che riusciamo a conservare l'essenza di noi stessi...

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beh paola attenzione a non sminuire secoli di cultura e tradizioni che hanno regalato alla nostra nazione quel grande patrimonio culturale che si ritrova. In ogni caso la strada del dialogo non passa per l'annichilimento della propria identità.

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"Ai tempi di Gandhi, la lingua della diplomazia era il francese, come l’inglese quella del commercio internazionale. Poi l’inglese ha preso il sopravvento e oggi grazie ad internet è la lingua globale. Per alcuni, ciò costituisce il segno dell’egemonia anglosassone nel mondo postmoderno, per altri questa omologazione linguistica è una straordinaria opportunità per condividere pensieri ed emozioni e per costruire un mondo unico." Per altri è solo il segno che il commercio ha prevalso sulla diplomazia, sul dialogo, sull'incontro. Che poi l'omologazione linguistica costituisca una nuova opportunità di dialogo è innegabile, purché la lingua sia utilizzata come mezzo per raggiungere e non come strumento per demarcare."

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