La religione nella società multiculturale

La religione nella società multiculturale

La religione aiuta a delineare il disegno multiculturale e la composizione della popolazione straniera residente nel nostro Paese.
Su quasi 4 milioni e mezzo di stranieri residenti attualmente in Italia, ci sono:

  • 2.100.000 cristiani non ortodossi
  • 1.200.000 cristiani ortodossi
  • 1.000.000 di musulmani
  • 150.000 buddisti
  • 50.000 induisti.

Collegare l’immigrazione all’islamizzazione dell’Europa è una grossa bugia. L’immigrazione nel nostro continente è sociologicamente cristiana e non musulmana. Quella asiatica potrebbe essere in fase espansiva, in considerazione dei loro flussi immigratori, che si stanno progressivamente allargando. Inoltre è bene sottolineare che la fine del comunismo nell’Europa orientale ha portato ad una liberalizzazione del mercato religioso.
La previsione degli scenari futuri dell’immigrazione nel nostro Paese non è più dipendente solo dal parametro della distanza geografica, ma diventa un quadro complesso.
Sono ipotizzabili tre tipi di immigrazione:

  • se sarà prevalente un’immigrazione da parte delle popolazioni provenienti dall’Europa dell’Est, si avrà un’ immigrazione privilegiata di tipo cristiano,
  • se aumenterà l’immigrazione dello scacchiere africano, si avrà invece una connotazione di due realtà in progress, in cui comunque l’islamismo crescerà percentualmente in maniera inferiore rispetto alle religioni cristiane; è previsto infatti:
    • una riduzione dell’immigrazione dal Maghreb, di cui solo la minoranza è di fede islamica,
    • un aumento dell’immigrazione sudsaheliana, di religiosità cristiana, musulmana, ma anche indecifrabile – vedi il sincretismo religioso,
  • se aumenterà l’ immigrazione asiatica (in particolare da Paesi quali la Cina, l’India, il Bangladesh e la Birmania), si avrà un’immigrazione fortemente areligiosa. Le religioni asiatiche hanno subìto processi di secolarizzazione diversi dalle religioni monoteistiche; la religione si è allontanata dalla quotidianità, quindi la popolazione si può definire “religiosamente vergine”.

L’unica certezza sembra sia la riduzione di immigrati animisti: si tratta di un culto religioso poco radicato culturalmente, di tipo visionario, miracolistico e spesso fanatico.
La religiosità vissuta come nuovo movimento rischia di essere meno umana e controllata della religiosità più profonda e sperimentata nella storia. Le nuove religiosità cristiane interessano anche la popolazione italiana autoctona (vedi testimoni di Geova, che oggi hanno siglato un’intesa con lo Stato).
Una delle sfide delle società multiculturali è senza dubbio rappresentata dalla convivenza di tutte queste differenti realtà religiose in uno stesso territorio. Quali pensi siano i metodi e le strategie per ottimizzare e perfezionare questo connubio di culture, rituali e tradizioni che sembrano (e talvolta sono) così diverse tra loro?

Foto di papaitox



Commenti

l'approccio dell' articolo


l'approccio dell' articolo non lo condivido affatto.
Non credo che ci siano "mercati religiosi" ed ancor meno "popolazioni religiosamente vergine"!
L'uomo quando migra, quando cammina, porta se stesso, quello che è, ciò che è stato. Ma non mi preoccupa chi arriva. Temo molto di più cosa siamo diventati noi, europei dalle profonde radici cristiane, foglie che ingialliscono cadendo, sempre di più, ma che non concimano alcun terreno. Lasciando spazio e vuoto. E la leva di tutto questo sta solo nella paura, nell'ignoranza, nell'incosapevolezza e spesso nella perdita della propria identità. Il senso religioso è connaturato all'essere umano. Una società senza Dio quale si vuole, si pretende, in fondo, di paventare per il futuro è solo la fine di qualunque civiltà umana.