La scuola di Pinocchio: la testimonianza di Davide Brambilla

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Abbiamo creato una scuola che insegna italiano agli stranieri provenienti dai Paesi poveri del mondo, con l’intento di aiutarli nel loro inserimento.

È la Scuola di Pinocchio che nasce, nel 2002, in una parrocchia della città di Legnano. Nel corso degli anni il nostro lavoro, completamente volontario, si è pian piano strutturato permettendoci di fornire un servizio gratuito a centinaia di amici stranieri.

Ci siamo costituiti associazione nel 2005 e stiamo per diventare Onlus, pronti ad affrontare il futuro con speranza e forza.

Sono tanti i problemi che incontriamo sulla nostra strada, tante sfide, tante fatiche e a volte delusioni.

Dal 2007, inoltre, la Scuola di Pinocchio è stata resa protagonista attiva di un progetto che prevede l’integrazione nella vita sociale italiana di due nuclei familiari Rom che hanno voluto abbandonare la vita dei campi nomadi. Nel contesto italiano, dove i Rom sono il popolo più abbandonato dalle istituzioni e il più presente nelle notizie di cronaca, abbiamo voluto sostenere il desiderio di queste famiglie e la loro speranza in un futuro meno incerto.

In tutti questi anni abbiamo visto molti cambiamenti tra i nostri amici stranieri: il solo fatto di aver imparato a parlare italiano ha permesso di trovare un lavoro con meno difficoltà e di vivere una vita migliore avendo abbattuto il muro dell’incomprensione linguistica. Abbiamo visto anche cadere barriere di altri tipi: quelle generate da un’ignoranza diffusa, da una cultura mediatica distorta, da un cuore indurito nella strenua difesa di ciò che è materiale. Ci siamo resi conto di avere dato una possibilità diversa agli amici che ci hanno incontrato, una seconda scelta che li ha aiutati a non perdersi nella solitudine e nella disperazione di una situazione poco umana: hanno trovato il calore di un abbraccio e di un’amicizia, hanno trovato qualcuno che li cerca perché desideroso di condividere una parte di storia e noi abbiamo trovato qualcuno che ci ha insegnato la durezza del vivere e una forza (grande) per continuare a sperare e non disperdere i sogni.

La costanza, l’impegno, la fatica per mantenere vivi questi sogni e poi raggiungerli sono stati una lezione che ci ha cambiati e continua a cambiare i nuovi volontari che ogni anno si uniscono alla Scuola di Pinocchio. Non possiamo più tornare indietro, rapiti da un divenire che porta in alto, che permette di dare voce a chi non ne ha e che chiede di impegnarci ogni giorno perché giustizia e pace siano una realtà concreta nella città e nella società in cui viviamo.

Si sente parlare di un’Italia che vorrebbe cacciare gli immigrati, della chiusura delle frontiere, di regolarizzazioni ed espulsioni, di invasione e intolleranza: è innegabile invece che il mondo futuro sarà sempre più misto e colorato. La Scuola di Pinocchio, quindi, ha voluto guardare più in là portando dentro di sé un senso profetico di accoglienza, attenzione ai poveri, integrazione, amicizia, dialogo, fraternità.

Impiegare il nostro tempo e la nostra vita in questo non è un peso, non è uno spreco: è semplicemente umano.

Davide Brambilla