L'immigrazione in Italia negli ultimi 20 anni

Immigrazione in Italia

L’Italia si è sempre caratterizzata per il tasso di emigrazione molto intenso, che ha portato allo spostamento di grandi flussi di cittadini italiani sia all’estero (soprattutto all’inizio del secolo scorso), che all’interno – principalmente dal sud al nord.

La magistratura italiana iniziò tuttavia a occuparsi di diritto dell’immigrazione solo a partire dal dicembre 1986, anche se il battesimo ufficiale avvenne nel 1998, anno in cui gli osservatori economici individuarono il superamento dell’economia degli immigrati rispetto a quella degli emigrati.

Nel 1986 venne emanata la legge n. 943, ovvero la prima legge parzialmente regolatrice del diritto dell’immigrazione, che entrò in vigore nell’anno successivo, producendo una sanatoria: questa legge regolarizzò il lavoro straniero, ma non disciplinò affatto i relativi flussi.

Durante la 1° conferenza sull’immigrazione (la 2° si è svolta a Milano il 24/09/2009) organizzata a Roma il 01/06/1990, venne reso noto il numero degli stranieri all’epoca presenti in Italia: erano pari a ca. 700.000 / 750.000 unità.
Con la legge n.39 del 28 febbbraio 1990 – più conosciuta come “legge Martelli” (chiamata così dall’allora Ministro della Giustizia che la promosse) - si cercò di adottare misure più incisive alle norme sull’immigrazione.
Questa legge conteneva due novità assolute, due colonne portanti ancora presenti nell’attuale diritto dell’immigrazione. Vennero introdotti infatti:

  1. il regime dei visti - prima di questa legge, le ammissioni avvenivano semplicemente esibendo il passaporto,
  2. il regime delle quote di ingresso, secondo un piano di programmazione triennale - ovvero venivano stabilite delle quote annuali per lavoro dipendente (fatta eccezione per il lavoro di tipo dirigenziale, che rimase di fatto esente dalla politica delle quote).

Sull’onda delle numerose politiche europee di stop all’immigrazione adottate da Paesi quali la Francia, la Gran Bretagna, il Belgio e la Germania, anche l’Italia con questa legge cercò di uniformarsi nella regolamentazione dell’immigrazione.

Nel 2007 venne poi emanato il decreto flussi, secondo il quale il numero degli ingressi doveva corrispondere alle domande di manodopera richieste dalle varie regioni, a loro volta ripartite tra le varie province, tenendo in considerazione eventuali accordi bilaterali stipulati tra l’Italia e altri Paesi stranieri (ad es. l’Albania): i datori di lavoro italiani ebbero così grosse agevolazioni nell’assunzione di dipendenti di quei particolari Paesi.

L’economia dell'immigrazione è particolare: risulta essere utile anche - e soprattutto - nei periodi di crollo economico, in quanto si tratta di un'economia di crisi, ad alta possibilità di sfruttamento.
Inoltre il mercato italiano ha una struttura demografica particolare, dove la popolazione non produttiva è maggiore di quella produttiva.
Per questi due motivi le nostre frontiere non sono mai state chiuse del tutto.

In un periodo di crisi – come quella che stiamo attraversando in Italia - pensi si dovrebbero chiudere le porte agli immigrati? O pensi al contrario che l’assunzione di manodopera straniera possa comportare la tenuta dell’intera economia nazionale?

Foto di Giorgio Zanetti


Commenti

Sinceramente credo che la


Sinceramente credo che la chiusura di un paese non sia mai un gran giovamento, né dal punto di vista economico né tantomeno da quello umano. si ha un impoverimento della cultura che finisce comunque per diventare sterile, chiusa fino ad assere schiacciata dall'evoluzione di quelle che le sono attorno. Credo che la "cultura nazionale" sia un fenomeno estremamente dinamico, e soprattutto che non vada forzato con impedimenti più o meno riusciti da parte degli uomini. Allo stesso modo non credo che l'italia sia in questa condizione per colpa degli immigrati, che non sono certo una quantità considerevole e, vista la scarsa rilevanza decisionale che viene data loro, contano ancora meno nel nostro circuito democratico. Sinceramente, può che di essere salvato dagli immigrati, sento di dover essere salvato dagli italiani, per quello che stanno tornando ad essere

Senza gli immigrati il paese


Senza gli immigrati il paese oggi sarebbe al collasso. Gli immigrati sono il futuro di questo paese, innanzitutto da un punto di vista demografico: una nazione sempre più vecchia lascia spazio a nuove generazioni per forza di cose multietniche. E poi da un punto di vista lavorativo. Chi ha più voglia di lavorare in Italia? Chi ha gli stimoli profondi della fame e della disperazione?

Sono estremamente d'accordo


Sono estremamente d'accordo con @Francesco Finucci: temo anche io gli italiani - più che i cittadini stranieri, per quello che stanno tornando ad essere! non dimentichiamoci che abbiamo un triste passato da colonizzatori, che penso sia la peggiore strategia di imbarbarimento che l'umanità abbia mai messo in atto.

Anche @pardomeno ha colpito nel segno: quando sento dire dai nostri concittadini che auspicano una chiusura delle frontiere, perchè temono che lo straniero voglia rubare loro il lavoro, divento molto triste e mi domando se quegli stessi italiani accetterebbero quel lavoro offerto al cittadino immigrato alle stesse condizioni a cui sono sottomessi e allo stesso stipendio (di media il 40% di meno rispetto a quello di un lavoratore italiano) --> stranieri sfruttati da sfruttatori italiani.
se invece un cittadino straniero venisse a ricoprire meritatamente ruoli imporanti all'interno del nostro Paese, io penso che tutti noi dovremmo essere fieri e felici, perchè anche grazie al suo lavoro - unitamente a quello di tanti altri nostri concittadini - l'economia del nostro paese marcia.