L'integrazione parte dalla scuola

Questo post è stato realizzato per avoicomunicare da Katia La Forgia, insegnante presso le scuole secondarie e collaboratrice in numerosi progetti della Regione Lombardia
Ogni giorno, per ogni insegnante, si rinnova il compito di scongiurare le intolleranze e gli atteggiamenti razzisti; tutti gli insegnanti delle scuole italiane, di ogni ordine e grado, si pongono quotidianamente nuove sfide che mettono alla prova le loro competenze personali e professionali.
Queste sfide avvengono soprattutto nelle classi multiculturali.
Fare scuola in situazioni complesse significa avere come obiettivo principale la diffusione della cultura della pace e della convivenza civile.
L’educazione alla convivenza pacifica e alla cittadinanza è sempre stata una componente importante del lavoro scolastico e da sempre fa parte dei compiti dell’insegnante; però, oggi più che mai, è necessario arginare la recrudescenza di nuove discriminazioni, di nuovi razzismi che a volte iniziano proprio tra i banchi di scuola.
Le problematiche delle migrazioni hanno spinto gli insegnanti a cercare nuove occasioni di dialogo all’interno delle strutture scolastiche nelle quali lavorano, perché tutti, senza distinzione di materie o di classi, si ritrovano a lavorare sui temi dell’inclusione e dell’integrazione.
Dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria, il tema dell’inclusione è oggi trasversale e prioritario ed è necessario affrontarlo per formare gli alunni di oggi, che saranno i cittadini di domani.
È necessario riaprire il dialogo tra le istituzioni, gli enti locali, il territorio e la scuola.
Nelle scuole italiane non ci sono solo crisi, emergenze, inefficienze, malumori e proteste: esistono tante buone prassi e ottimi esempi di collaborazione e dialogo interistituzionale.
Ad esempio, l’11/07/2008, la giunta regionale della Toscana ha elaborato una delibera per una scuola antirazzista e dell’inclusione.
La giunta toscana ha deciso di collaborare con le scuole attraverso un dialogo che coinvolge le agenzie educative e gli enti locali, per la diffusione della cultura della pace.
Un documento fondamentale scaturito da questa collaborazione è il “manifesto per una scuola antirazzista”, ispirato al manifesto antirazzista, elaborato da dodici scienziati italiani allo scopo di favorire l’integrazione contro ogni forma di razzismo, xenofobia e antisemitismo.
Gli autori del manifesto sono scienziati, genetisti, demografi, fisiologi, psichiatri, membri delle più famose comunità scientifiche nazionali e internazionali, ed è composto da dieci articoli che esplicitano l’infondatezza scientifica del concetto di razza. Il primo articolo dichiara che le razze umane non esistono, perché le differenze genetiche più significative si ritrovano tra persone della stessa popolazione.
Un altro falso mito che dà luogo ad atteggiamenti xenofobi e che viene confutato nel manifesto antirazzista è quello di razza ariana. È difficile identificare gli Ariani o Arii come popolo; inoltre, la nozione di famiglia linguistica indo-europea è una classificazione convenzionale e l’origine degli italiani è da ricondurre agli stessi migranti africani e mediorientali.
Tutti sappiamo quanto sia recente la costituzione dell’Italia come stato nazionale e come nei secoli scorsi quelli che oggi sono definiti “cittadini italiani” erano mescolati fisicamente e culturalmente con altre popolazioni.
Il manifesto antirazzista ci ricorda che i caratteri fisici si alterano più per effetto delle condizioni di vita che per selezione, mentre i caratteri “psicologici” di un individuo non sono scritti nei geni.
Queste importanti riflessioni possono e devono, con l’aiuto dei docenti di italiano, storia, biologia, diventare oggetto di riflessione per tutti gli studenti e per tutti i genitori.
Perché non approfondire a scuola l’educazione alla convivenza civile con un esplicito richiamo alle tesi scientifiche più accreditate?
La tolleranza e l’interculturalità a scuola non sono fatte di buonismo e accondiscendenza: hanno bisogno di conoscenza scientifica e preparazione sia da parte dei docenti che delle famiglie.
Invece di diffondere allarmismi attraverso stime degli studenti stranieri presenti sul territorio nazionale e sulle percentuali di bambini stranieri per classe, sarebbe necessario ribaltare l’impostazione e pensare che la scuola serve a costruire la cittadinanza dei propri figli; cittadinanza che è locale, nazionale, mondiale.
Non può esserci la costruzione di una cittadinanza mondiale senza un confronto con i cittadini del mondo senza avere un compagno di banco, un compagno di giochi, un amico che proviene da un luogo che non si conosce.



Commenti
Ritengo questo discorso un
Ritengo questo discorso un faro di razionalità in un italia che di razionale ha davvero ben poco. Per crearci delle certezze che ci sostengano nella vita tendiamo a banalizzare delle realtà che di banale non hanno davvero nulla. Quello che, sinceramente, trovo nauseante è che non esiste una distinzione netta tra essere umano ed essere razzista, ma che il razzismo stesso si instilla anche nelle persone che dovrebbero essere dotate di raziocinio. In quanto finchè il nero americano è solo simbolo di sogni erotici per le donne e sta lì in america, maltrattarlo perchè nero è razzismo. Ma quando il romeno divide con noi le risorse del paese e queste risorse scarseggiano per un'amministrazione veramente scandalosa quale quella italiana (basti pensare che siamo stati definiti paese partly free) allora guardare con un occhio vagametne relativista e capire che il fenomeno della delinquenza sul lastrico della società è un fenomeno che prescinde dalla razza, allora si è solo persone che non si informano, o semplicemente comunisti, se la persona che ti accusa di ciò è particolarmente mediocre. mentre il razzista è solo una persona realista che, tra l'altro, agisce per il bene del paese.
Il fatto è facilmente spiegabile: un delinquente tenterà di mettersi vicino ad altri delinquenti per far sembrare che sia la persona onesta ad essere anormale, amorale, contraria alla natura.