“Tutti quelli che ho intervistato, quando gli chiedo se ricordano il primo momento in cui hanno avuto difficoltà o si sono accorti che non erano cittadini , mi dicono che è stato alla prima gita scolastica. Sa quando si devono fare quei documenti per l’accompagnamento, e si è ancora minori di 15 anni? Credo si tratti di un certificato d’identità. Ma se non sei cittadino le cose si complicano, sei in classe con i tuoi compagni e ti accorgi che per te le cose non vanno lisce come per gli altri, e ne nasce ovviamente l’imbarazzo e la difficoltà”.
Fred Kuwornu, bell’accento tra il bolognese e il romano, è un “ragazzo”di 40 anni pieno di entusiasmo che ha fatto della regia la sua passione. Nato nel capoluogo emiliano da madre toscana e padre ghanese, non ha avuto problemi con la cittadinanza, ma si è molto presto identificato nelle difficoltà che molti giovani figli di stranieri ma nati in Italia affrontano quotidianamente. E allora, dopo anni di lavoro in produzione e assistenza alla regia (è stato sul set de Il miracolo a Sant’Anna con Spike Lee), si è appassionato alla storia e ai documentari, tanto da girarne uno tutto suo, Inside Buffalo, ovvero la storia della 92° Divisione dell’esercito americano, quella dei Buffalo Soldiers, i soldati neri che, a stretto contatto coi partigiani, hanno contribuito alla liberazione dell’Italia dai nazifascisti, in Toscana e Liguria.
Oggi è invece impegnato in un altro progetto che si annuncia molto interessante, soprattutto visto che il suo lancio è previsto proprio in occasione del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. “Si tratta di un documentario, 18 Ius Soli, ispirato proprio dalle vicende e disavventure che i giovani italiani, la cosiddetta seconda generazione, devono affrontare quotidianamente visto che non c’è una legge, in Italia, che riconosce loro la cittadinanza per nascita. Burocrazia, ostacoli, problemi di ogni tipo.
Per non parlare delle difficoltà che intervengono quando, compiuti finalmente 18 anni, si può fare richiesta dello status di cittadino. Perché non è detto che tutto vada bene. Magari allo stato risulta un tuo viaggio, una minima interruzione della tua residenza nel Paese, e allora sì che i documenti e la pazienza non bastano davvero più”.
In un viaggio attraverso l’Italia di tanti colori, Fred ha conosciuto ragazzi di tutti i tipi, giovani brillanti con hobby molto particolari, sportivi, musicisti, tutti con un’unica passione che li accomuna: l’Italia. “La cosa impressionante è il patriottismo di questi ragazzi, guai a chi gli tocca l’Italia. Se gli chiedi che mestiere vogliono fare, la maggior parte di loro ti risponde professioni che hanno un legame forte con la nazione in cui vivono e a cui si sentono appartenere, mestieri che presuppongono un amore sincero per la patria, un concetto che forse noialtri abbiamo anche un po’ perso. Penso a quelli che mi rispondono che vorrebbero fare i magistrati, i carabinieri, i poliziotti, la carriera militare”.
Spesso in America, dove il suo precedente documentario è stato premiatissimo, ci racconta che verso quest’argomento, dall’altra parte dell’Atlantico, c’è un forte interesse: “Mi chiedono spesso, loro che comunque hanno una normativa diversa, informazioni sui “black italians”, pensano che ci sia già, come negli USA, una categoria come gli afroamericani. Quando gli spiego che solo per diventare cittadini bisogna aspettare 18 anni, quasi non ci credono”.
Nel suo documentario, Fred, ha parlato anche con i politici, quelli che sperano un giorno di far passare la legge che riconosca finalmente lo ius soli nel nostro paese, Andrea Sarubbi e Fabio Granata, che si adoperano affinché la loro proposta di legge vada avanti. E, nel frattempo, ha un altro obiettivo. “Vorrei riuscire a creare un network, una rete che coinvolga tutte le associazioni e istituzioni che hanno lo scopo di vedere un giorno riconosciuto questo diritto. L’unione fa la forza, no?”