Romania: cosa succede?

rivolte romaniaA sentire le notizie che arrivano in Italia sembrerebbe che la Romania sia sull'orlo della guerra civile a causa delle proteste di piazza scatenate dalle dimissioni del sottosegretario Raed Arafat. Abbiamo chiesto informazioni sulla situazione ad alcune fonti che conoscono bene la situazione romena. Ecco cosa abbiamo scoperto.

Cosa succede in Romania? Negli ultimi giorni le cronache italiane hanno parlato di grandi manifestazioni di piazza che hanno seguito le dimissioni del sottosegretario alla Sanità Raed Arafat. Nel corso della settimana tanti organi di informazione hanno parlato di rivolta e di profonda sfiducia nei confronti del governo di Traian Basescu, tanto a causa degli avvenimenti legati alla proposta di privatizzazione del sistema sanitario nazionale quanto alla situazione di grave crisi economica del paese.

Per saperne un po' di più abbiamo voluto chiedere direttamente a chi conosce la situazione: fonti giornalistiche romene in Italia di cui abbiamo piena e assoluta fiducia e che ci hanno raccontato un quadro della situazione leggermente differente da quanto apparso su web e giornali italiani. 

13.000 manifestanti in tutto il paese per cinque giorni di dure proteste, e la situazione non accenna ancora a rientrare, nonostante il ritiro della  riforma del sistema sanitario nazionale e il reintegro del sottosegretario Arafat. Tutto nasce da una proposta di legge approvata dall'attuale governo, che prevede la liberalizzazione dei servizi sanitari nel paese.

Una legge, dicono in molti in Romania, assolutamente necessaria. L'attuale legislazione, infatti, prevede un sistema assicurativo unico per l'accesso alle cure mediche, che ha portato a un grave stato di corruzione e disservizio in ospedali e pronto soccorsi. L'allarme non è nuovo (qui un articolo del Times datato 2009), e c'è chi ci ha raccontato di un vero e proprio tariffario che regola qualunque servizio in ambito ospedaliero, dal lavoro dei medici al cambio delle lenzuola: un sistema che si trova ormai prossimo al crollo e che aveva bisogno di riforme immediate.

Proprio per venire incontro a queste istanze la proposta di legge prevede una liberalizzazione dei servizi, non esattamente il passaggio da sanità pubblica a privatizzazione selvaggia, ma il tentativo di passare da un monopolio a un mercato più aperto e in grado di elargire un buon servizio alla popolazione.

Nodo della questione è il ruolo dello SMURD, il servizio di pronto intervento creato da Arafat nel 1990 sul modello europeo di pronto soccorso. Tale servizio nel corso del tempo ha contribuito a salvare moltissime vite, così come ad assicurare al sottosegretario una posizione privilegiata agli occhi del popolo e nel mondo politico. L'uomo infatti gode di grandissima popolarità tra i romeni e proprio questo ha portato alcuni a scendere in piazza alla notizia delle sue dimissioni.

All'alba dell'approvazione della proposta di legge, infatti, Arafat aveva criticato alcuni punti della riforma provocando la dura reazione di Basescu, che aveva condotto alle dimissioni del sottosegretario. A inasprire un quadro politico già teso ha contribuito l'informazione parziale fornita da alcuni canali televisivi, che hanno veicolato la notizia che l'attuale riforma avrebbe portato alla cessazione dello SMURD stesso, spingendo verso la piazza una parte della popolazione e veicolando all'estero l'idea di un preludio di guerra civile che non trova tuttavia conferma nei dati oggettivi.

Ad ancorare la situazione alla realtà rimangono tuttavia i dati numerici di cui parlavamo prima: 13.000 persone in piazza in tutto il paese, con picchi a Bucarest di 1600 persone difficilmente costituiscono una rivoluzione, come i media hanno voluto far credere.

Rimane grave la situazione del paese, che versa in una crisi economica gravissima a seguito del prestito di 20 miliardi di euro richiesto nel 2009 dall'attuale amministrazione, che ha reso necessarie misure di austerity, come il taglio del 25% gli stipendi degli impiegati pubblici e a un aumento consistente delle tasse.

Oggi, in Romania, a parità di costi con il resto dell'Europa (perlomeno nella capitale) uno stipendio medio raggiunge circa 500 euro, con pensioni che arrivano a 160 euro mensili. Condizioni difficilmente sostenibili per chiunque, peggiori di quelle che avevano portato alle manifestazioni in Grecia e in grado di creare una situazione costante di tensione sociale. Forse proprio per questo il Presidente Traian Basescu si è trovato costretto a fare un passo indietro, chiedendo al Primo Ministro Emil Boc il ritiro delle norme sulla Sanità e chiedendo il reintegro di Raed Arafat per venire incontro alla piazza, in quella che ha tutta l'aria di essere la vittoria di pochi a discapito di un popolo già in condizioni difficili.

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