Musica, maestro! Napolitano presenta il progetto Mus-e

 Ballerini, attori, musicisti: artisti di ogni tipo e, soprattutto, una classe di alunni della scuola elementare. Anzi, molte classi. È il progetto Mus-e, ovvero Musique Europe, un progetto europeo di integrazione dedicato ai bambini e ideato da Yehudi Menuhin, il celebre violinista e direttore d’orchestra che crede moltissimo nel potere della musica come strumento per comunicare e diffondere il multiculturalismo. E che, soprattutto, crede nella capacità di apprendimento e nelle potenzialità dei più piccoli. Diffuso in tutta Italia, da Roma a Bologna, da Catania a Verona, ogni progetto artistico coinvolge le prime, le seconde e le terze elementari, e dura per un ciclo di tre anni.

“Le scuole chiedono l’attivazione del progetto e noi facciamo sì che i laboratori di musica, mimo, espressione corporea e arti visive coinvolgano più bimbi possibile”, spiega la professoressa Anna Maria Guglielmino, che per molti anni è stata a sua volta insegnante e oggi è coordinatrice nazionale del progetto. “Ovviamente dobbiamo fare una selezione. E cerchiamo di scegliere scuole e classi in cui è più elevata la percentuale di bambini provenienti da culture diverse e dove vi sono situazioni di grave disagio socio-eonomico-culturale e quindi dove è più forte l’esigenza dell’ educazione alla multiculturalità”.
 
In Italia il Progetto è oggi attivo in 29 città e a breve si aprirà la trentesima sede a Varese. Attualmente Mus-e opera in 209 scuole, 642 classi, coinvolgendo quasi 15.000 bambini con l’impegno di oltre 321 artisti. A torino sono ben 151 le classi che seguono il progetto, seguite da Genova (100) e Bologna (52). E poi, ovviamente nelle zone più difficili, come ai Quartieri Spagnoli di Napoli e allo Zen di Palermo. "Siamo andati anche a Scampia, e devo dire che, anche se con fatica, siamo riusciti a portare anche lì la nostra proposta di convivenza solidale e di rispetto delle differenze"

“Anche per quanto riguarda questi gli artisti, cerchiamo di scegliere, più che nomi di spicco, persone che ci sappiano fare con i bambini, motivati a lavorare con i più piccoli e abili a gestire il rapporto con le maestre. Bisogna che siano davvero bravi, perché i più piccoli non sono indulgenti. Per questo, prima di far partire il progetto, ogni anni, ci sono dei corsi di formazione, tenuti da attori come Moni Ovadia, dal coreografo Michele Abbondanza, dall’attore Enrico Bonavera”. La cosa più bella è che, quando vengono confrontate tra loro le classi che aderiscono al progetto e le altre, le prime risultano avere un rendimento migliore. E non si tratta solo di integrare i bimbi rom o quelli marocchini, albanesi, pakistani. L'espressione artistica aumenta l'autostima dei bimbi, aiutandoli molto nella socializzazione. Ne giovano tutti, anche quelli autistici. 

Il progetto, dopotutto, si basa sul fatto che ognuno ha una sua particolare intelligenza: magari c'è chi balla splendidamente ma poi in italiano non riesce a parlare benissimo. In questo modo tutti hanno una possibilità. Ovviamente, le prime a giovarne, dopo i bimbi, sono le famiglie. Perché l'integrazione lavora anche su di loro, sui genitori dei bimbi coinvolti. "A fine anno è tradizione organizzare in ogni sede Mus-e una festa aperta ai genitori proprio per coinvolgerli nel lavoro che i bambini hanno fatto. La festa, in genere, si conclude con una cena etnica dove la multiculturalità si esprime anche nello scambio…gastronomico"

I bimbi delle città che hanno aderito a Mus-e sono stati invitato a Torino, in occasione del 150esimo dell'Unità di Italia, e all'apertura delle celebrazioni hanno incontrato il Presidente Napolitano. E, nel frattempo, sono stati lanciati i Friendly Bridges. "Ponti d’amicizia è il nome del progetto attuato tra Mus-e Italia e Mus-e Israele per costruire un ponte tra questi due paesi attraverso lo sguardo dei bambini. Un ponte fatto di carta scritta, disegnata, colorata, di voci e canzoni registrate, di foto dell’ambiente in cui vivono e…di ricette gastronomiche del proprio Paese. Testimonianze con le quali i bimbi Mus-e si raccontano e scoprono le diversità ma soprattutto ciò che li accomuna".

Tra le difficoltà sempre maggiori che la scuola pubblica si trova ad affrontare, sono segnali di speranza. Anche se tra tagli e cancellazioni del tempo pieno, coordinare gli orari e far sì che le maestre trovino il tempo materiale da dedicare al progetto non è facile. Ma non per questo ci si scoraggia. "Misuriamo il successo della nostra proposta dal numero di richieste sempre più elevato che riceviamo ogni anno. Il progetto Mus-e si rivela una proposta artistico/pedagogica efficace non solo nelle scuole  multietniche ma anche per i bambini disabili. La creatività, dopotutto, è un bene che possiedono tutti. Sarebbe un peccato non esprimerla"