Sempre meno nascite, e se questo è un ritornello a cui ci siamo abituati da almeno dieci anni questo non vuol dire che il dato sia meno grave. Gli italiani non fanno figli, non hanno fiducia nel futuro e non si assumono rischi, né per se stessi né per i nascituri. Se poi si pensa che siamo sempre più longevi, si capisce bene che non abbiamo tanto torto quando diciamo che il nostro è un paese per vecchi. Costruito su dinamiche vecchie, basato su esigenze vecchie, con prospettive poco lungimiranti.
L’ultimo rapporto Istat è molto chiaro in proposito: le donne vivono fino a 84 anni, gli uomini fino a 79. Ma soprattutto gli anziani, quelli over 65, sono aumentati fino a diventare il 20%, 1,8 milioni in più rispetto al 2001. Poco male, se il dato fosse equilibrato da un parallelo incremento delle nascite.
Pochi incentivi, precariato e disoccupazione in crescita fanno sì che alla famiglia si pensi molto tardi e che, se ci si pensa, i figli unici siano la scelta definitiva. Un calo delle nascite, quello dello scorso anno, che ci porta ai livelli del 2005, quando si rilevò un decremento critico, con 554mila nascite durante l’anno. Il dato è generalizzato su tutto il territorio, con una netta prevalenza al Sud, che perde il suo primato di nursery nazionale. Si nasce più al Nord, infatti, dove più madri, in percentuale, hanno un lavoro e c’è una sicurezza economica he fa sì che almeno un figlio ci si arrischi a farlo.
La quota maggiore di nascite ce l’hanno ancora le madri italiane, nonostante una diminuzione, rispetto al 2009, di ben 13mila unità. Ma sono le madri straniere quelle a cui dobbiamo dire grazie se questi dati non sono ancora diventati spaventosamente critici. Sono infatti gli immigrati nel nostro territorio quelli che più contribuiscono all'incremento demografico. Nel 2010, infatti, oltre 104 mila nascite (18,8% del totale), sono attribuibili a madri straniere (erano 35 mila nel 2000, pari al 6,4% e 103 mila nel 2009 pari al 18,1%), di cui il 14% con partner straniero. A una maggiore presenza e a un più profondo radicamento della popolazione straniera in Italia corrisponde, proporzionalmente, una maggior percentuale di nati da madre straniera: in Emilia Romagna sono ben il 29,3%, in Lombardia il 28,5% e in Veneto il 27,2%. Oltre una nascita su quattro proviene da una coppia straniera o da una coppia con madre straniera e partner italiano, quindi un nenonato su cinque è straniero. Almeno secondo la legge italiana, dove lo ius soli non è riconosciuto e bisogna aspettare i 18 anni per far richiesta di cittadinanza. Non pensare a una legge sulla cittadinanza, adesso, vuol dire non saper leggere questi numeri e cosa vogliono dire. I bambini nati da genitori stranieri nel nostro paese probabilmente parleranno meglio l’italiano che la lingua d’origine, andranno in scuole italiane, avranno un lavoro qui e contribuiranno al Pil nazionale. Rimandare, forse, non è più un'opzione praticabile.
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