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Oriente e Occidente, luci e ombre

Gandhi parlava di una superiorità del messaggio d’amore orientale sull’approccio occidentale che ha portato alla “polvere da sparo, alla bomba atomica”.

Ma l’Occidente ha “inventato” anche i diritti umani e la democrazia, per non parlare della solidarietà praticata ogni giorno da volontari e missionari senza frontiere.

Viceversa in Oriente si è ancora in presenza di dittature che puntano allo sviluppo economico, senza migliorare le condizioni di diritto e le libertà dei loro popoli.
Tutte e due  le culture hanno generato i loro eroi e tutte e due hanno le loro contraddizioni.

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"Non sono parzialmente d'accordo. L'occidente si è trovato costretto ad " inventare " i diritti umani, dopo aspre lotte, così come dopo aspre lotte si è giunti alla democrazia, la democrazia nel senso più puro, e non alla squallida farsa che si cerca di esportare e spandere come una malattia, tant'è che i popoli a cui viene somministrata si ribellano e non l'accolgono poi così piacevolmente (prova a somministrare il virus dell'AIDS ad un uomo sano, senti che ti dice... Se è contento!). La solidarietà che UNA PARTE degli uomini occidentali praticano nei confronti delle popolazioni disagiate che stiamo schiacciando è figlia solo di quegli uomini e non si può dire che, se alcuni uomini con le loro organizzazioni sono solidali, tutto l'occidente allora è solidale. L'occidente non è solidale neanche per niente, altrimenti non si venderebbero armi, altrimenti non si fingerebbero fantomatiche missioni di pace, col solo fine di favorire lo sviluppo di un REGIME democratico (quindi sempre di esportazione di democrazia si tratta)... La democrazia, i diritti umani sono tutti processi che devono nascere in sè, sono le popolazioni prive che devono lottare per volerli, non siamo noi che arrogantemente dobbiamo esportare il nostro DISTRUTTIVO (vedi che stiamo combinando al pianeta) stile di vita occidentale, come si può esportare un prosecco, uno champagne. Quando dici che in oriente ci sono dittature che puntano allo sviluppo economico non dici la verità o meglio dici una verità: è vero, ci sono dittature volte allo sviluppo economico, ma è vero anche che la dittatura democratica (quella squallida attuale, che non era così in principio, quando il popolo sceglieva veramente, non come ora che non conta niente) lo stesso è volta allo sviluppo economico! Il problema è che mentre il loro sviluppo economico cresce il nostro diminuisce, e sai perchè? Perchè la nostra dittatura democratica, tanto piena di diritti umani e solidale, si serve in qualche modo della loro dittatura vera e propria... Come? Andando a produrre in oriente, ad esempio. Come vedi ci sono più luci da loro, che da noi... Tant'è che ci stiamo adombrando sempre più... In un baratro senza fondo. Ora poi, che quasi quasi riscoppia pure la guerra fredda... Ciao, Daniele."

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Notizia di oggi dal Pakistan: giovanissime ragazze si sposano senza il consenso della tribù e vengono sepolte vive. Sepolte vive, dico, come in Kill Bill, solo che qui è tutto vero.

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Povero padre mio, ora residente nel mondo dei più, fin da ragazzino mi ha consigliato di guardare alle grandi istituzioni e da questi raccogliere il meglio... Oggi, a 69 anni, ho raccolto quel poco di buono che ho trovato lungo questo mio cammino ed elenco ogni specie animale, uomo escluso. La Chiesa cattolica era il punto focale principale a cui guardavo. Anche in questo caso mi è rimasto l'amaro in bocca e nel cuore.Questo mondo non mi appartiene e vivo e mi danno l'anima e non capisco le motivazioni di quanto giornalmente succede su questa povera nostra terra. La strada che percorriamo, credetemi, è senza ritorno. E' alla deriva e che sconfina inesorabilmente nella vergogna di essere uomini. Con i migliori saluti sal

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siamo sicuri che le parole di gandhi invocassero la pace? siamo sicuri che la sua aggressiva dialettica e pacifica non-violenza non fossero solo un'altra forma di violenza? purtroppo l'animo umano è pieno d'odio e di rancore. le religioni cercano di esorcizzarlo. gandhi nemmeno troppo. nel racconto iconico biblico di caino e abele c'è dentro la storia del mondo. occidente e oriente sono come caino e abele. sono fratelli e si uccidono. perpetuamente.

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Dobbiamo tenere presente che i concetti di oriente ed occidente si stanno assottigliando e le differenze cominciano ad essere sempre meno rimarcate. Siamo nell’era della globalizzazione, tutto è merce, ogni luogo è mercato. Nel confrontare Oriente ed Occidente bisogna uscire dalla convinzione che tra i due ve ne sia uno superiore all’altro. Entrambi hanno assicurato lo sviluppo delle popolazioni in passato chi in un aspetto chi nell’altro. Oggi in realtà non si prosegue con la loro evoluzione come se fossero in compartimenti stagni, si combinato e si creano legami strettissimi dettati da una logica di mercato guidata dalla ricerca del profitto.

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Per bat Penso che dovremmo riflettere sulla definizione di violenza stessa. Ovvio che la non violenza di Gandhi faceva riferimento prima di tutto a quella di tipo fisico ma certo non lo ricorderemmo se si fosse limitato soltanto a questa. Credo che quel qualcosa in più vada trovato nella tolleranza, dell'offesa morale, dell'offesa razziale, dell'offesa etnica. Una tolleranza non supina e appiattita, subordinata e ostracizzata, ma gesto di rottura, di distanza tra oppresso e oppressore, un modo per shockarlo, un modo per rendersi intimamente indifferente per ristabilire l'equilibrio. penso alle forze governative che colpivano, per ore e d ore, le rivolte silenziose; stupite per non riuscire con sempre più violenza a non suscitare reazioni dei ribelli. Non è forse questa la differenza?

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@ Antonio De Gregoris è solo un differente tipo di violenza. scusa ma non mi sembra che gandhi fosse un esempio di tolleranza... mi spiace fare continui riferimenti a tematiche religiose, visto che sono ateo, ma l'unico esempio di tolleranza e di lotta no

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Per bat Il discorso di Gandhi mette in luce elementi comuni alla base dell’evoluzione di occidente ed oriente. Non è un discorso buonista, non predica la non-violenza come dichiarazione di sottomissione, è un modo di scuotere le coscienze per permettere di cambiare le lenti con cui si sono sempre guardati oriente ed occidente, vicendevolmente. Esattamente come l’occidente ha preteso di esportare ed imporre concetti e valori, il più delle volte senza neanche informarsi sul tessuto dove si andavano ad innestare ( l’India è l’esempio lampante di una colonizzazione tutti i livelli operata dall’Inghilterra, a tal punto che adesso il loro sport nazionale è il cricket, ed ha più successo lì che in madrepatria). Gandhi ha impostato il discorso su un nucleo che è quello di rendere conosciuta la filosofia orientale, base di quel sistema culturale. A mio avviso non si tratta di violenza, neanche intellettuale, si tratta dell’affermazione decisa di un punto di vista che in quel momento era visto come completamente ignorato.

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@ bat Effettivamente, questo in particolare è un discorso stranamente duro per la figura di Gandhi. Del resto, indipendentemente dal discorso in questione, è pur normale che per far cessare situazioni di oppressione dura, come la viveva l'India, non è pos

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Perdonami Bat, ma dove, nel pensiero o nella figura (tanto di pensatore quanto di leader) di Gandhi, leggeresti intolleranza? Innegabilmente Gandhi condivise la teoria del “diritto alla resistenza”: è cioè diritto e dovere dei popoli, quando subiscano intollerabili soprusi e privazioni, reagire alle ingerenze delle autorità sociali e politiche. Il Mahatma è tuttavia risaputamene passato alla Storia proprio per le formule che individuò quali antidoti ai conflitti: rifiuta totalmente qualunque forma di guerra o di aggressione e legittima un’unica forma di lotta reazionaria, quella appunto del satyagraha o lotta non-violenta. Gandhi è stato filosofo, ma anche e certamente un attivista politico, un combattente: si oppose strenuamente all’oppressione del colonialismo inglese, alle manifestazioni di razzismo e alle condizioni di semi schiavitù in cui versava il popolo indiano, a tutte le ingiustizie e le mortificazioni di cui era vittima e spettatore. Trovi per questo appropriato l’aggettivo intollerante?

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"Le parole di Gandhi sono l'esempio che in Oriente non mancano singoli individui coraggiosi portatori di messaggi di amore, democrazia, libertà; ma non esistono organizzazioni, università, mezzi di comunicazione che aiutino a diffondere questo messaggio tra i popoli orientali. Quello che l'Oriente non ha ancora conosciuto è una "rinascita" culturale, che nel mondo occidentale si è avuta dopo secoli di lotte, ripensamenti, situazione in cui l'Oriente ora si trova solo all'inizio; la "rinascita" per loro sarà molto più difficile, i regimi orientali conoscono la nostra storia, sanno cosa è successo quando l'Unione Sovietica provò a concedere maggiore libertà ai suoi cittadini."

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Mai fu dimostrato che il mondo esiste e il come e il perché. E così non sarà irrazionale adorare la dea Kalì. Quando il tutto e il nulla coincideranno Come le due facce della stessa medaglia?! E.Montale Noi occidentali ci vantiamo di essere esportatori di democrazia e di diritti umani,ma non credo che sino ad ora li abbiamo esportati nel modo corretto.Penso al deserto che ha fatto la bomba atomica e che i potenti hanno chianato pace;penso ad alla guerra in Iraq fatta per il petrolio e mascherata da democrazia import-export. Poi volgo i miei pensieri a oriente e vedo dellle olimpiadi seconde per ipocrisia solo quelle di Berlino davanti al Furher;vedo un paese come la Cina applicare ancora torture e pena di morte;vedo,infine,i cristiani morire in India perchè rei di aver un credo diverso. Ripenso a Ungaretti sopra e VI domando:quale é la faccia giusta di quests medaglia arrugginita?!

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"Penso che, come in tutte le cose, quando oramai il vaso è traboccato non bisogna soffermarsi su quale sia stata la goccia che ha scaturito la perdita ma piuttosto affrettarsi a trovare una soluzione. Credo che dare la "responsabilità" a qualcosa o a qualcuno, ad una cultura piuttosto che un'altra sia un punto di partenza infinitamente lontano ed ingiusto, e anzi, sia proprio questo modo di pensare una delle milioni di cause che portano l'essere umano a fare distinzioni raziali, religiose e territoriali. Queste filosofie provocano ODIO. "Trovare" ed eliminare il colpevole non porta alla risoluzione del problema. Purtroppo il seme dell'ingiustizia e dell'odio fa parte del nostro essere, stà al singolo individuo scovarla comprederla e mutarla a favore del bene."

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oriente e occidente, due culture che hanno generato i loro eroi e i loro mostri, due storie che si influenzano a vicenda, l'una insegue l'altra, convivono nella stesso mondo. ma dove inizia una frontiera e dove finisce l'altra? confini prestabiliti non sono mai esistiti,sono frutto di evoluzioni storiche assai complesse. la globalizzazione ha da un lato ridimensionato il confine fisico ma ha accentuato quello virtuale. forse il tracciare frontiere è un atteggiamento che assumiamo quotidianamente per dividere noi dall'altro ignoto. ma i muri ci proteggono davvero?

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"Sui "diritti umani", dai giornali di oggi: In Russia sono stati uccisi due giornalisti "scomodi", e 63 paesi nel mondo fanno combattere le proprie guerre a minorenni. In Italia è scontro sul caso di Eluana, sospesa tra la vita e la morte..."

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"Estrapolando dal contesto i messaggi di Gandhi possiamo dire in ogni caso che portano con se un grande stimolo alla riflessione e sicuramente dei contenuti che superano con agilità gli anni che li separno dal presente. Ma come una sorta di battuta provocatoria non si potrebbe dire anche che: "Gandhi aveva un invasore in casa e tutto era lecito per liberarsene, del resto la non violenza era l'unica arma per smuovere a proprio favore l'opinione pubblica dell'occidente. Conoscendola non c'erano altre soluzioni, un attacco diretto avrebbe portato ad un sentimento di rancore e ad una disfatta sul campo a causa delle inconfrontabili forze in campo". Per altro non sono dell'idea di fare confronti tra culture, confronti che pur partendo da ottimi scopi terminano necessariamente con una "graduatoria", quindi non sarebbe più utile parlarci anziché parlarne? Ogni cosa che analizziamo può essere interpretata in molti modi (vedi appunto il discorso di Gandhi), c'è un modo per evitare questo sistema di confronto che comunque corre su dei binari già tracciati da la cultura che ognuno di noi ha? Magari seguendo proprio un detto orientale attribuito ai samurai: "no mente"."

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@ bat condivido il pensiero di Mariafrancesca, credo sia azzardato dire che Gandhi non sia esempio di tolleranza! voglio dire tutto il suo discorso della conquista dell'occidente non è da leggere come a quanto pare lo vogliamo leggere noi, in termini di o

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Dall'India abbiamo molto da imparare. In positivo. Dal resto dell'Oriente, altrettanto, ma mi sembra più che altro in negativo. L'India è la più grande democrazia del pianeta, la più maestosa espressione della possibilità della convivenza nella diversità. Per non andare troppo lontano, le ritorsioni contro i cattolici recentemente apparse in Orissa non offuscano il valore dell'esempio positivo di un paese immendo: pensiamo al Kerala, per citare uno stato modello, dove la presenza cattolica si impone con evidenza e visibilità ancora maggiore rispetto alla fede Indù. Il Kerala, da sempre roccaforte rossa, eletta con solido supporto democratico e popolare: sarà un caso? Sul resto dell'Oriente, sul fronte dei diritti umani è melglio stendere un velo pietoso...

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Invio all'Oriente la sua straordinaria vitalità e la forza che le grandi nazioni riescono ad esprimere nel mondo di oggi. Amo l'Africa e mi duole pensare a come questo continente, stupido e meraviglioso, resterà sempre impantanato nella sua miseria. Perso in mille piccoli rancori, privo di uno slancio verso al futuro.

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"E' interessante notare, come in questo suo duro messaggio, Gandhi usi le stesse categorie concettuali di più antichi pensatori appartenuti a minoranze oppresse: Flavio Giuseppe nel "Contrapionem" in difesa degli ebrei, dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme da parte dei romani, rivendica l'anteriorità cronologica, la superiorità intellettuale e culturale rispetto ai greco-romani. Ed anche lui elenca grandi personalità del mondo ebraico, così come Gandhi fece in questo discorso. Anche gli oracoli sibillini, scritti di propaganda antica, parlano di una vendetta dell'oriente sull'occidente (una sorte di riconquista culturale forse?). Dicono pressappoco: Roma dovrà piangere dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme.. Sempre riferendosi all’antichità, così come i Greci, seppur vinti in guerra dai Romani, a loro volta riconquistarono l'antica Roma culturalmente, così credo sia in corso una conquista reciproca tra oriente ed occidente. L'oriente è stato conquistato negli ultimi decenni dalla cultura occidentale forse più nel male che nel bene ed ora, pian piano pare che a sua volta stia riconquistando l'occidente economicamente. Sono pienamente d'accordo con Massimo Schirinzi: "per vari motivi non esistono organizzazioni, università, mezzi di comunicazione che aiutino a diffondere questo messaggio tra i popoli orientali", si riferisce al messaggio di dialogo e nonviolenza di Gandhi. Ma è anche riferibile al suggerimento, sempre del grande saggio, di mantenere viva la propria identità e cultura, Oggi purtroppo non pare che siano state seguite le sue parole (avete visto le olimpiadi...?)."

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"Hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace " Tacito"

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Secondo me non dobbiamo fare una gara tra oriente e occidente, tra chi ha conquistato chi, e chiederci qual è la cultura più profonda, e farci queste domande inutili come dove è nato il primo saggio? in oriente o in occidente? chi ha inventato la piastra per capelli? chi ha inventato la carta igienica? gli americani o i giapponesi? è meglio il bagno col bidè tipico del vecchio continente o quello senza? e lo scarico? è meglio quello che scorre in senso orario o antiorario? fa più freddo nell'emisfero australe o in quello boreale? ...No perchè queste risposte sono esistenziali per gente che rimane su un livello intellettivo mediocre, cerchiamo di volare alto, cerchiamo di capire perchè il potere logora...ma è meglio non perderlo, come dice Giulio Andreotti...

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E' solo un problema di convivenza tra capi di Stato o il popolo davvero può far sentire la sua voce? Non ci perdiamo in chiacchiere da salotto su chi ha esportato di più, chi ha importato di meno, e chi si è autoprodotto. Siamo tutti etichette indipendenti che non possono competere e lottano per sopravvivere e per non essere schiacciate dalle major multinazionali? Oppure possediamo l'arma della comunicazione per abbattere muri, confini, pregiudizi e differenze tra popoli e culture differenti?

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Per bat Nonostante il One World Speech sia certamente un discorso diverso e particolare rispetto ad altri di Gandhi, non credo sia il caso di ridurre la filosofia della non-violenza a una forma di violenza . Quello che vedo nel pensiero di Gandhi è solo grande forza, la forza di scegliere la strada più difficile da percorrere.. Quella del confronto. E infatti le parole chiave del suo messaggio sono: coraggio, verità, amore... Coraggio di insistere sulla verità con amore.

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Sinceramente non condivido il post. Non per mero esibizionismo intellettuale, ritengo interessanti proporre qui le tesi esposte in un’intervista, ormai di quattro anni fa, al Corriere della Sera dal Premio Nobel Amartya Sen. E così: “il cambiamento politico più significativo del XX secolo è stato forse il diffondersi della convinzione che la democrazia sia una forma di governo «normale» a cui ogni nazione ha diritto. Sopravvive, però, una sotterranea vena di scetticismo sulle possibilità della democrazia nel mondo non occidentale (…) Tanti, in realtà, muovono dal presupposto che la democrazia sia una produzione tipicamente occidentale, non in sintonia con i valori fondamentali propri di altri Paesi, come quelli arabi. Un equivoco di base sulla natura della democrazia sottende entrambi gli approcci, quello militarista e quello cinico. La democrazia è per lo più considerata una possibilità di ragionamento collettivo e di processo decisionale pubblico - una forma di «governo attraverso il confronto». Il voto è, in prospettiva, solo un elemento in un quadro molto più ampio. La democrazia ha origine assai prima dell’affiorare di pratiche rigidamente definite e precisamente collocate. Un tributo va certamente reso al potente ruolo giocato dal pensiero occidentale moderno, collegato all’illuminismo europeo, nello sviluppo delle idee liberali e democratiche. Le radici di queste idee generali, però, possono essere rintracciate in Asia e Africa così come in Europa e America. La convinzione che la democrazia sia un’idea intrinsecamente «occidentale» è spesso ancorata alla pratica del voto nell’antica Grecia, in particolare ad Atene. Questo è certo un primato ma il salto logico che porta a sostenere la natura tipicamente «occidentale» o «europea» della democrazia genera solo confusione. Il problema sostanziale qui concerne la suddivisione del mondo in categorie prevalentemente razziali, attraverso le quali l’antica Grecia è vista come parte integrante ed esclusiva di una tradizione «europea» riconoscibile. Nell’ambito di questa prospettiva classificatoria, non pare affatto difficile considerare i discendenti dei Goti o dei Visigoti come i legittimi eredi della tradizione greca («sono tutti europei»), mentre si fa fatica a prendere atto dei legami intellettuali tra greci e antichi egizi, iraniani e indiani, malgrado l’interesse che gli stessi antichi greci mostrarono nei confronti di questi ultimi (piuttosto che dei Visigoti). Un’ulteriore difficoltà riguarda il fatto che il confronto pubblico fiorì, sì, nell’antica Grecia, ma lo stesso accadde anche in altre civiltà antiche. Alcuni dei primi incontri pubblici specificamente volti a dirimere le controversie ebbero luogo in India, a partire dal VI sec. a.C., nei cosiddetti «consigli» buddhisti, nei quali i sostenitori di differenti punti di vista si riunivano per discutere le loro divergenze d’opinione. L’imperatore Ashoka, che nel III sec. a.C. ospitò il più grande di questi consigli nella capitale Pataliputra (oggi Patna), tentò anche di codificare e promuovere quella che deve essere stata una delle prime formulazioni di regole per il pubblico dibattito - una primitiva versione delle «Robert’s Rules of Order» del XIX secolo. Parimenti, la cosiddetta «Costituzione dei 17 articoli», redatta dal principe buddhista Shotoku nel 604 in Giappone, insisteva, in uno spirito molto simile a quello della «Magna Charta» di sei secoli successiva: «Le decisioni relative a importanti questioni non dovrebbero essere prese da una sola persona. Dovrebbero essere discusse da più individui». Esistono precedenti di confronto pubblico e tolleranza nei confronti dell’eterodossia anche nei Paesi musulmani, mondo arabo incluso. Quando nel XII secolo il filosofo ebreo Maimonide fu costretto a emigrare da un’Europa intollerante, trovò rifugio nel mondo arabo e andò a ricoprire una posizione di prestigio alla corte dell’imperatore Saladino al Cairo. (…)” Allora, premesso che la centralità della democrazia e dei diritti umani non è messa in discussione, dopo queste riflessioni del professor Sen ritengo sbagliata l’impostazione del post, perchè certi valori siano universali, non di qualcuno ma di tutti. E poi, lo studio della storia di molte civiltà può riservarci sorprese da questo punto di vista. Del resto, l’Occidente non è sempre un campione di democrazia e di rispetto dei diritti umani, basti pensare al perpetuarsi della barbarie della pena di morte negli USA.

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"E' vero che l'occidente ha inventato i diritti umani e la "democrazia", ma dopo aver calpestato, annientato e ridotto in condizioni di sottomissione i popoli più deboli. E' lo stesso atteggiamento di chi, avendo conquistato uno status sociale rassicurante, vuol lavarsi l'anima per rimediare alle malefatte commesse."

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"Quale "democrazia", cara Loredana, visto che siamo totalmente merce, alla bisogna, nelle loro "pseudo grazie antidemocratiche"."

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"Forse il problema é proprio il potere... Quando dobbiamo esportare democrazia e diritti umani, noi occidentali ci prodighiamo tanto, poi, una volta raggiunto(più o meno bene) il fine, ci lasciamo prendere la mano dal potere e dalla posizione di rilievo raggiunta. Allo stesso modo, in oriente, chi ha il potere lo detiene spesso da despota e priva i più deboli di quei diritti che,più o meno bene,l'occidente ha esportato o contribuito a radicare.. Non é,dunque una questione di oriente o occidente:é tutta una questione di potere...perchè,citando Daniele e parafrasando Andreotti,"il POTERE logora...chi lo ha!"."

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Credo che l’errore sia a monte. La democrazia non si esporta. Esportarla vuol dire imporla come sistema, alla stregua del sistema che era imposto prima. La democrazia si insegna, casomai, ma è fuori luogo che si esporti. Una popolazione che non la sente come suo sistema, che non ne ha metabolizzato le conquiste ed in valori sottesi, non farà altro che stravolgerla e il risultato, dopo l’esportazione, potrebbe essere anche peggiore del regime precedente. La democrazia è stata frutto di secoli di lotte e di conquiste ottenute passo dopo passo, dopo che le popolazioni hanno preso coscienza di sé. È impossibile esportarla come se fosse un “know-how” da multinazionale.

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"Hai ragione Simona quando dici che esportare vuol dire imporre. Il popolo orientale la democrazia la deve conoscere, anche col nostro aiuto, ma non la deve "subire". Già il loro sistema (politico-economico per i cinesi, politico-religioso per i musulmani) è frutto di una imposizione...tra due imposizioni sceglieranno sicuramente quella che parla la loro lingua."

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"Ogni popolo, ogni cultura conosce periodi di luce e di ombra nel corso della sua evoluzione. Al giorno d'oggi le diversità tra le varie culture, tra oriente e occidente, sono rese più evidenti dalla globalizzazione in atto. Il confronto imposto dalla globalizzazione può, però, essere occasione per un miglioramento reciproco. Per evitare che l'incontro tra diverse culture si trasformi in conflitto occorre puntare sul dialogo, che "non è un'opzione, ma una necessità vitale per il nostro tempo"(Benedetto XVI)."

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"É giusto ciò che dici Simona:la democrazia e i diritti non si esportano.Non si dovrebbero esportare ma dovrebbero esser figli delle lotte(senza armi!) di identità di ogni stato. Non si dovrebbe...eppure così accade.In India lo ha fatto l'Inghilterra,in Medioriente l'America ecc.Che gli stati occidentali abbiano esportato, o tentato di esportare,"democrazia" é un dato evidente...come é evidente il loro fallimento! perchè?!perchè é proprio il POTERE a logorare...anche chi era partito come portatore di diritti e pace."

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Scusa michele ma non sono d’accordo. L’Inghilterra non è partita per esportare diritti e pace, ma per colonizzare. E’ partita ed è andata in India per ingrandire l’impero coloniale di “sua maestà”, non certo per regalare agli indiani la pace. Mi trovo a non essere d’accordo anche per l’esempio dell’America; moltissima della politica estera statunitense non è certo basata sul regalare al mondo la pace, ma ha mire espansionistiche, ed è legata al controllo di zone calde e strategiche tanto militarmente quando per le risorse. Lo si può riscontrare dal medioriente fino all’America latina. Risalendo indietro nel tempo anche noi europei abbiamo fatto lo stesso, dalla Spagna dei conquistadores all’Italia in Nord-Africa. Credo che la storia ci regali una quantità di esempi mirabili che bisognerebbe tenere un po’ più in considerazione per comprendere che determinate conquiste hanno valore e permangono nel tempo solo dove sono radicate nella consapevolezza delle popolazioni e dei loro governi. Non si può insegnare l’ultimo passaggio di un processo senza aver spiegato e metabolizzato tutti i precedenti, non sarà veramente compreso ed acquisito, sarà pronto per essere dimenticato in giorno dopo.

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Sì Michele; tu hai centrato ed esteso il mio concetto.

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"Simona, è esattamente quello che avrei voluto rispondere! A me pare (purtroppo) assolutamente ovvio che nella storia non sia mai accaduto che si siano occupati territori stranieri per mere ragioni umanitarie. Persino l'"esportazione della democrazia" può essere per molti versi fonte di guadagno e aumento di potere."

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Vorrei far notare che nel concetto di “esportazione della democrazia” è già insito un giudizio: la superiorità di tale sistema rispetto a quello del Paese che ne “necessità” l’introduzione. Ma siamo davvero certi che la democrazia sia la migliore tra le forme di governo? Può sembrare un quesito provocatorio, ma, in realtà, senza bisogno di scomodare i grandi politologi del passato, è risaputo che ogni forma di governo abbia una sua fase fisiologica e una patologica. Non è difficile rintracciare nel mondo occidentale delle degenerazioni oligarchiche del governo del popolo( basti pensare alla Russia). Probabilmente, piuttosto che accalorarci e, magari, dare avvio a manovre belliche sotto il vessillo della “esportazione della democrazia” dovremmo profondere il nostro impegno, come comunità internazionale, comunità di Stati e di Uomini, per l’unico scopo insindacabilmente unico: il diritto ad un’esistenza dignitosa per ogni individuo. Altrimenti, rischiamo di lottare per un contenitore privo di contenuto…

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La vita è una poesia, e le poesie cantano la Pace. 2 settembre 2008, alle ore 18.45 ho rappresentato il Prestigioso appuntamento culturale al Castello di Gorizia (Sala del Conte), di Ex Border a Gorizia, il maggiore poeta cinese contemporaneo, una delle maggiori voci nel panorama letterario, politico e culturale mondiale: Yang Lian, che candidato al premio Nobel per la Letteratura 2002 e nel 1999 ha vinto il premio internazionale Flaiano con . Insieme Yang Lian accompagnato dalla moglie e scrittrice Yo Yo (Liu Youhong), parteciperà al 23° Festival Internazionale di Letteratura di Vilenica. L’evento costituisce anche l’anteprima di Care_Cassandre, terza edizione della Festa della Cultura organizzata dall’Associazione Ex Border, con la direzione artistica di Alberto Princis (in programma dal 20 al 23 novembre 2008). Questo è la prima volta che i poeti cinesi leggono loro poesie e racconti in lingua cinese in Italia. Poeto Yang Lian ha lavorato in più di 20 Paesi, ha pubblicato 6 raccolte poetiche, 2 libri in prosa e diversi saggi in cinese che sono stati tradotti anche l'italiano. Mi dicono che sono appena tornati da Beijing, e sono felice se le loro poesie potessero rendere questo mondo più umano il mondo. Vi allego una poesia di Yang Lian: ..... II Le mille parti dell'enciclopedia delle onde sbattono dentro la frase gli scogli hanno cancellato il coro non c'è poesia che non sia crudele si può concludere l'intervista col poeta gelo .... esce in quantità dalla nivea pelle cespugli .... in senso lato interrogativi invernali --- Yang liàn

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"Sono pienamente d'accordo con le opinioni di Simona...sia per "l'esportazione della democrazia" sia per l'Inghilterra e l'America promulgatrici della stessa... Parole sante di Emanuele...già solo pensando ad una eventuale "esportazione della democrazia" si esprime un giudizio negativo di confine di intolleranza e di razzismo... La democrazia non è un fattore che si vende e che si esporta...la democrazia è un risultato, il risultato di menti libere e aperte ma soprattutto giuste atte al bene comune, che non vengono influenzate dal potere e dal denaro. Credo che nella storia dell'umanità non si sia mai raggiunto il reale risultato di Democrazia, ma a dispetto del passato, esistono mezzi Comunicazione molto più efficaci che usati in modo onesto e senza secondi fini le aprono la strada. La comunicazione è conoscenza, la conoscenza abbatte l'ignoranza, l'ignoranza e portatrice d'odio e l'odio (il male peggiore dell'essere umano) stimola guerra e distruzione."

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"Hai ragione Mirko quando affermi che bisogna dare messaggi chiari e onesti all'opinione pubblica. Ma scusami se ti contraddico non condividendo il concetto che "La comunicazione è conoscenza". Non sempre è così, perchè chi sta al potere mostra solo la faccia che gli fa comodo far conoscere al mondo intero: quella di benefattori. Per esempio, abbiamo ribadito che l'America non è mai andata a salvare un popolo per meri scopi umanitari(come, del resto, tutti gli altri paesi che hanno detenuto il potere); eppure fa di tutto per farcelo credere. Anche una buona fetta della popolazione americana, quella che non ha la capacità di prendere coscienza da sola di come stanno realmente le cose(e non sono poche),è profondamenta convinta della buona fede dei suoi governanti. Anche in Italia si dice spesso che, in fondo, l'America ci ha liberati dai tedeschi. Ma il prezzo lo stiamo ancora pagando con le basi militari sul nostro territorio e con la tacita ma coatta richiesta di appoggio politico in virtù di quella gratitudine che ci porteremo sempre dietro come un pesante fardello. E' la stessa forma di ricatto che stanno subendo alcuni paesi del medioriente. Ma è questa la "democrazia" che si intenderebbe esportare come la migliore forma di governo?"

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Non so parlare di politica, ma ho un cuore che ora contiene due culture lontane e diversi: La cultura della Cina e quella nuova dell'Italia. Il fiore di loto è uno spirito in Cina anche in paese di Gandhi,spero che da una prosa mia possa aiutarvi sentire qualcosa di buona di profumo... buona lettura : Fior di loto e castelli “ Il Loto nasce nella melma, ma non ne è contagiato” In Cina il fior di loto è uno “spirito”. Nella mia vita qui in Italia ho scoperto il loto, e il loto ha scoperto me. Ci siamo sostenuti, uno e l'altra. È diventato Il mio segno di memoria, la mia resistenza. Il fior di loto. Non facili - sei anni - mentre il mio cuore è diviso in due continenti, fra due realtà culturali distinte, due terre senza punti di riferimento comuni. Emergeva dal fango, mio fango, la fatica. Fatica nell'apprendere questa lingua, fatica nel comprendere le diversità, fatica di adattarsi e qualche volta di sopravvivere. Fango in fango, straniera in straniera. Troppe cadute, troppi sforzi, e il fango mi copriva, volte e volte. Mi esaurivo, svenivo. Mi stava vicino, il loto. Con il loto ho scoperto i castelli, che da secoli osservano e si ergono a monito, a memoria, come quelli di fior di loto. Sono fatti di pietra, di terra sedimentata, in origine fango, quello da cui il loto si stacca. Simboli estranei, che aspirano all'alto, e slanciati, che cercano di sfuggire alle loro radici, resistenti per il tempo che la pietra concede loro, che avanzino pochi giorni o molti secoli: tempo. È rifiorito il fiore di loto vicino a casa. Fiore, nasce dal fango si schiude al sole e si protegge la notte. Fiore, solo tre giorni, poi si chiude, torna all'oblio, al fango. lontano, vicino, fior di loto e castelli, lentamente, si uniscono in me, per nascere me. --- scritto in luglio 2006 Ai ling Cai goodmorning-italy

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"E' una poesia bellissima, Ai ling Cai. E'un esempio di quanto la "bellezza" possa superare ogni barriera culturale, ogni distanza, ogni credo religioso. Buona permanenza in Italia, caro amico."

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"Ciao lOREDANA ! Grazie per il tuo messaggio, è belle avere il dialogo qui... è mitico abbiamo il rete, WWW, che ci promette a comunicare in ovunque senza limite del tempo, tempo che non esiste mai tra cuore e cuore... Da quattro anni ho aperto il mio blog di poesie e di fotografie bilingue (in cinese e in italiano), www.goodmorning-italy.com, che è visitato ogni mesi da circa 600 italiani e numerosi cinesi. Nel 2007 il blog ha preso un premio quale “sito eccellente” nel concorso per Web e Blog istituito da "il Sole 24 ore” (Premio WWW in Italy) e nel 2004 il blog è stato riconosciuto come “blog eccellente” nel concorso “Blog International” di Soho.cn.com a Beijing in Cina. E' affascinante per me esprimere le emozioni in due lingue diverse nella stessa pagina. Internet cancella le distanze, è senza tempo. Significa velocità. Significa tra la Cina e l'Italia senza confini senza barriere.... Nei secoli scorsi la comunicazione fra la Cina e l'Italia poteva richiedere mesi di viaggio e non ci era la certezza di arrivava a destinazione. Oggi un click e' sufficiente per dare in tempo reale informazioni e servizi on line in ogni parte del mondo. Per questo il blog è per me un ponte, un modo per sentire la mia terra vicina. Come questo qui: Avoicomunicare, un ruolo di comunicazione della pace e della speranza, un mondo non è solo l'Utopia."

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"buonasera a tutti... dato che non ho neancora sedici anni e quindi il mondo lo sto scoprendo piano piano, passo dopo passo forse non sono la persona più indicata x dare un giudizio su questo difficile e fragile argometo. Sicuramente molti teologi e storici avranno già analizzato e studiato i rapporti che intercorrono da sempre tra Occidente e Oriente, senza contare le difficoltose relazioni tra queste realtà. Comunque dirò la mia semplice idea, che ho costruito pezzo dopo pezzo iniziando dalle medie, soprattutto nell'ultimo anno,e che ho consolidato proprio il primo giorno di scuola di quest'anno 2008-2009. Non sono del tutto d'accordo con quello che disse Gandhi a proposito di questo. E' vero che ormai l'Occidente sta perdendo la cosiddetta "strada maestra" ma è anche vero che molte dittature si trovano ancora all'est, senza contare che è soprettutto in Oriente e non tanto in Occidente che i diritti dell'uomo vengono consapevolmente e brutalmente calpestati senza alcuna pietà. Non dico certamente che noi occidentala siamo migliori di loro, anche perchè,come sottolinea Gandhi, la bomba atomica l'abbiamo portata noi e cosi anche numerose guerre. Però noi siamo anche i padri della democrazia, la quale è una tradizione più nostra che loro,dei diritti dell'uomo che dovrebbero stare alla base di un mondo nuovo e unico. infine credo che ciò che disse Gandhi, dal mio punto di vista, sia parzialmente vero: tutti noi, occidentali e non, abbiamo il compito anzi il dovere di portare avanti a qualsiasi costo il suo messaggio, che come una sfida deve essere raccolta. Grazie per lo spazio che avete dedicato. Oso sperare che tra di noi giovani serpeggi sempre questa idea di pace e fratellanza affinchè il sacrificio di Gandhi non sia stato inutile e perchè il suo messaggio e il suo spirito rimangano immortali."

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gli errori vengono commessi da chiunque, l'importante è rialzarsi e non ripeterli....difficile....se non impossibile....

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Poter vivere in un mondo unico potrebbe essere meraviglioso....ma in certo senso lo siamo già..... ci sono state, ci sono e ci saranno persone con una forte vena carismatica che tendono ad unire i popoli e non a dividere....... La Politica divide, lo sport unisce, la musica unisce, il mondo del lavoro tende a dividere e anche da noi in occidente, dove abbiamo molti Doveri ma anche molti Diritti, si sta perdendo il rispetto per i lavoratori e del loro lavorato, e cercano di sfruttare al massimo, magari senza misure di sicurezza, i lavoratori con una paga minima.....questa sembra uguale nei paesi dell'oriente, ma non è questo che ci deve rendere simili, ma il rispetto delle persone, del proprio credo.

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La Comunità Umana è composta da INDIVIDUI che si muovono, si spostano si contaminano. Tutti siamo dentro l'eterna battaglia fra oscurità fondamentale e illuminazione, l'esito finale dipende da come ci schieriamo nel nostro intimo. Quando gli individui vincone nel proprio cuore e splendono di amore infinito, anche il loro ambiente sarà pacifico e armonioso.

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"Personalmente sn d'accordo con M. Gandhi quando parlava di una superiorità del messaggio d'amore orientale sull'approccio occidentale che ha portato alla "polvere da sparo e alla bomba atomica". In occidente c'è la democrazia, la legge, la libertà di pensiero e di parola e in alcune parti d'oriente invece,ad esempio, le persone vengono sfruttate(scusatemi x la parola)con un salario molto basso,alcuni di loro ricevono 3€ al mese mentre in occidente per lo stesso lavoro ma cn un minor numero di ore e con piu servizi ricevono molto di piu. Io penso che il mondo intero, indifferentemente dalla nazione, paese, tribù, popolo e linga abbia bisogno di un messaggio d'amore, di pace, di verità..per credere in un mondo migliore propio come il messaggio che Gesù portò sulla terra."

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Credo che ci sia bisogno di chiarire un punto importante.Le dittature e il non rispetto dei diritti umani da parte dell'oriente sono frutto d'un approccio irrazionale col mondo.Ma cosa accadde in occidente quando le correnti irrazionali ebbero l'egemonia durante il primo 900?I sistemi totalitari con tutto ciò che ne consegue.Non credo sia il caso di condannare i paesi dell'est,quello che loro fanno noi l'abbiamo già fatto.Credo che il problema si ponga di più su un'analisi dello strumentalismo in occidente e sul fatto che noi conosciamo con i nostri occhi,e pretendiamo che le nostre esigenze siano quelle di tutti.

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AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO senza religioni.L'incontro tra Oriente e Occidente secondo me è possibile, si può stare bene! Buonanotte a tutti!

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