Tozzi: perché l'Italia non può avere centrali nucleari
Il geologo e divulgatore Mario Tozzi esprime la sua opinione sul ritorno del nucleare in Italia.
Son pochi i territori della penisola italiana geologicamente adatti a ospitare un reattore nucleare. D'altro canto nessun decisore politico a livello regionale, provinciale o comunale, né di maggioranza né di opposizione, vuole una centrale nucleare sul suo territorio. Questi due fatti insieme ci dicono che difficilmente il progetto nucleare potrà essere condiviso nel nostro paese.
I siti che ospitano le centrali nucleari rispondono a norme internazionali che, se messe in opera in Italia, renderebbero difficile ogni ubicazione. Usando il criterio dell'agenzia statunitense, bisogna evitare le regioni montuose o collinari (in sostanza, ci vuole una pianura), il rischio sismico e vulcanico e quello idrogeologico. Inoltre ci vuole una grande quantità di acqua. E dove si trova un posto simile in Italia? E quanto costerebbe costruire seguendo quei criteri e chi pagherebbe? Chi potrebbe, infine, imporre a una popolazione tendenzialmente ostile una centrale sotto casa?
La Lombardia, oggi tirata in ballo, ha aree di pianura, non ha vulcani e pochi terremoti ben localizzati. Però soffre di alluvioni e soprattutto, come spiego qui sotto, non è detto che abbia acqua a sufficienza, visto che non ha sbocchi a mare. Già negli anni Ottanta il CNEN ebbe grossi problemi a ubicare le centrali dell'allora piano energetico nazionale, ancora non annientato dal disastro di Chernobyl. Vennero identificate alcune aree: la pianura padana, la riviera veneto-romagnola, un tratto del litorale marchigiano, la zona di Ostuni in Puglia, un tratto della riviera jonica lucana, la foce del fiume Garigliano, la zona di Montalto di Castro, la pianura di Scarlino in Toscana.
Sono effettivamente aree di pianura non sismiche (con qualche dubbio ancora irrisolto su Montalto) e senza pericolo di eruzioni, ma, se leviamo le zone marine, non resta un granché. A questo proposito varrà la pena ricordare che in nessun posto del mondo si è ancora trovato un sito che ospiti le scorie radioattive per il tempo necessario alla loro neutralizzazione (decine di migliaia di anni). Infatti, per far funzionare una grossa centrale nucleare di terza generazione, ci vogliono 67 metri cubi d'acqua al secondo, una quantità enorme, basti dire che una città come Roma trova soddisfatti i suoi bisogni idrici con 25 metri cubi al secondo.
Ora, neanche il Po, il più importante fiume d'Italia assicura quella quantità, visto che la magra massima stimata è molto minore: come si fa a mettere una centrale in pianura padana? E' vero che ce ne erano due (Caorso e Trino), ma si trattava di piccole centrali (500 MW) rispetto alle mega centrali (1500-2000MW) previste dal nuovo piano italiano. Poi non si possono mettere le centrali così lontane dai centri nevralgici di produzione: per intenderci se si devono fare si devono ubicare in Lombardia o in Emilia o in Veneto, non in un'isola, perché poi ci voglio grandi infrastrutture per condurre l'energia industriale dove serve.
E, infine, la possibilità di avere centrali nucleari è stata negata dai governatori di quasi tutte le regioni, Lombardia compresa, andate al voto da poco, anche da quelli della stessa parte politica dell'ex ministro dello sviluppo economico che avrebbe dovuto trarre le necessarie conclusioni dal fallimento politico del suo piano energetico, piuttosto che non dall'affaccio della sua abitazione.
La foto è di Scrunchleface


