Quante chiacchiere sull'immigrazione

Tra il dire e il fare, come insegna il noto adagio, c'è di mezzo il mare. Ricordate le ronde, il can can che si fece attorno alla soluzione di tutte le paure dei cittadini? oppure, la proposta del ministro Gelmini di mettere una soglia del 30 per cento di bambini stranieri nelle nostre scuole? Be', un flop o un nulla di fatto, molto fumo e poco arrosto.

Nero su bianco nell'ultimo rapporto sullo stato sociale del paese redatto dal Censis e presentato a Roma il 3 dicembre.
In uno schema molto efficace, raccoglie una serie di annunci fatti a gran voce sui mass media da ministri o politici nazionali negli ultimi anni e gli effetti concreti che ne sono seguiti. Ovvero nulla o quasi nulla. Nessuna conseguenza auspicata e impraticabilità della norma o addirittura marcia indietro rispetto a un provvedimento che fino a pochi mesi prima sembrava la chiave per risolvere paure e preoccupazioni degli italiani.

Prendiamo la questione della ronde. Furono istituite con grande clamore per colmare il gap di sicurezza percepito dai cittadini, in particolare nel nord d'Italia. Gruppi di volontari in divisa avrebbero dovuto circolare per le strade di paesi e città in particolare nelle ore notturne per garantire dalla criminalità crescente. Risultato? Scrive il Censis: «Bassissimo numero di domande presentate alle Prefetture per l'accreditamento».

Un altro caso: tetto del 30 per cento di bambini stranieri per classe. Secondo alcuni avrebbe dovuto evitare classi ghetto, secondo altri le avrebbe aumentate. Grandi discussioni per qualche tempo e poi? «Richiesta di deroga – scrive il Censis – da parte di molte scuole».

Un terzo caso, forse il più significativo e importante. Estate 2009: introduzione del reato di clandestinità. Chi entra in Italia senza permesso di soggiorno compie un reato. Un provvedimento che ha generato preoccupazione anche in Europa e che tuttavia, spiega ancora il Censis, ha mostrato «difficoltà di applicazione: tempi lunghi per i processi per mancanza di personale e risorse, e per l'assenza degli imputati».

In conclusione, si tratta di tre casi esemplari per comprendere come negli ultimi anni è stata vista e sentita la questione degli immigrati in Italia. In estrema sintesi il percorso è sempre lo stesso. Annunciare una soluzione per circoscrivere un problema, rassicurare almeno per un po' quella parte di popolazione impaurita e preoccupata e poi, vista la difficoltà di applicazione della soluzione immaginata oppure preso atto dell'errore, abbandonare l'idea che esista una questione reale d'integrazione. Fino alla prossima paura e alla pseudo-soluzione da prospettare almeno per un po'.


Dom, 05/12/2010 - 12:38 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags: