L'autore del post di oggi è Riccardo Luna, direttore di Wired Italia, nuova rivista dedicata al mondo della tecnologia
Temo che la crisi economica spazzerà via l'impatto zero, la lotta al global warming, l'effetto serra.
Per ora sono solo piccoli segnali, oppure segnali nemmeno tanto piccoli come la mozione che il nostro Parlamento si appresta a votare. “I cambiamenti climatici sono minimi, e comunque non sarebbero dannosi" recita. E' solo una mozione, è vero, ma questo è l'anno che si concluderà con la Conferenza di Copenhagen sul clima.
In un senso o nell'altro una decisione andrà presa. E con la disoccupazione ai massimi e ogni giorno nuove imprese che chiudono, a chi gliene importa della Co2? E' come se l'argomento fosse stato derubricato.
Fateci caso: fino all'anno scorso c'era un'emergenza auto quotidiana. Ma era il fatto che le auto inquinavano troppo: targhe alterne e domeniche a piedi erano appuntamenti fissi. Ora c'è un'altra emergenza auto: è che non si vendono, restano lì, nelle fabbriche, mentre i manager vengono licenziati e i lavoratori vanno in mobilità. Così le polveri sottili sono scomparse dai giornali e dalle tv. Sono scomparse anche dall'aria che respiriamo? Oppure l'aria di crisi non ce le fa notare più?
Forse sono troppo sottili rispetto al morso dei problemi che oggi molti si trovano ad affrontare.
Per ora sono solo segnali, ma andrebbero affrontati per tempo. Perché la crisi è un'occasione ma anche un dovere: quello di aggiornare gli impianti e le fabbriche utilizzando tecnologie meno inquinanti. E' possibile e conviene, ci sono decine di studi che lo dimostrano, ci sono centinaia di casi nel mondo che lo confermano ogni giorno. Energie rinnovabili, risparmi energetici, ottimizzazioni non sono optional, sono scelte obbligate. Convengono a chi le adotta e convengono a tutti noi che nel pianeta Terra abitiamo. Non a caso negli Usa il piano Obama prevede investimenti giganteschi nel cosiddetto settore verde. Perché è un bene per tutti.
L'obiettivo impatto zero deve quindi diventare un comandamento per le aziende ma può diventare uno stile di vita per tutti noi. Non si tratta di smettere di fare le doccia o andare a piedi. Ma vivere senza sprechi. In fondo quello che questa crisi ci insegna è che uno stile di vita sbagliato ci ha portato sull'orlo del baratro. Le risorse non sono infinite, i soldi non si producono dal nulla, dobbiamo costruire più di quello che consumiamo. Sono concetti semplici, che non dovrebbero spaventare nessuno. Si tratta di entrare in una fase di nuova consapevolezza. Per esempio di quanto inquiniamo, o meglio, di quanta Terra consumiamo. Ne avete idea? Io per esempio mi sono sottoposto ad un esperimento: mi sono fatto calcolare da una società specializzata tutte le mie emissioni di Co2 del 2009.
E' stato interessante notare come certe scelte (abolire la stampante, leggere molti giornali online) fossero premianti rispetto ai viaggi settimanali Roma-Milano (superdannosi ma inevitabili, anche se in treno le emissioni sono molte meno). Alla fine la società specializzata, AzzeroCo2, mi ha presentato il conto: quest'anno produrrò 22 tonnellate di diossido di carbonio. Pari alla piantumazione di 32 alberi. Li metteremo nel parco Nord di Milano. Un boschetto wired. Mi rendo conto che oggi un privato ha ben altri problemi che far piantare alberi nei parchi cittadini (anche se una legge italiana del '92, praticamente mai applicata, impone ai comuni di piantare un albero per ogni neonato). Me ne rendo conto. Ma vorrei che l'impatto zero non sparisse dalla nostra agenda e dal nostro nuovo sistema di valori. Se oggi siamo nella situazione in cui siamo è anche perché la nostra economia si è basata sullo spreco sistematico delle risorse del pianeta. Ricordiamocelo, mentre cerchiamo la strada per ripartire.
Commenti
L’obiettivo IMPATTO ZERO non
L’obiettivo IMPATTO ZERO non deve assolutamente scomparire dalle nostre coscienze. Come dice il nostro interlocutore, col quale mi complimento, non possiamo ne vogliamo dimenticarlo, a causa della Crisi.
Quest’ultima può essere un’opportunità a doppio vantaggio: Conversione delle infrastrutture e degli indirizzi delle realizzazioni industriali e manifatturiere, e quindi più lavoro e non meno; finalizzazioni delle stesse indirizzate verso settori meno inquinanti, sia considerando le conversioni, che le realizzazioni in corso d’opera per le nuove realtà industriali.
Un vecchio proverbio, che non so citare fedelmente, dice che un difetto si può mutare in vantaggio. Insomma c’è sempre l’altro lato della medaglia.
E poi è proprio ora di finirla con la lievitazione del denaro su cose inesistenti e sull’immobilismo delle risorse economiche in poche, pochissime mani, a scapito di quelli che li hanno fatti guadagnare, col sudore della fronte.
Non penso che sia un discorso comunista ma liberal-democratico.
Un po’ di saggezza, meno soprusi, meno furbizie inutili alla società, meno mafie (tutte), UN UTOPIA DA SEGUIRE, PERCHÉ DIVENTI REALTA’ PER TUTTI.
Il signor Luna ci offre un esempio di quello che si potrebbe fare individualmente e moltiplicando per tanti quanti siamo, sai gli alberi …
Una chicca: A Montegrotto Terme ho visto in funzione un depuratore di aria inquinata in aria a Co2= 0, è una specie di capannina di legno, che si può mettere ovunque per, cominciare a depurare l’aria, poi le strategie per inquinarla di meno, seguiranno.
BUONA VITA!
Maria Giovanna
Sono d'accordo con quanto
Sono d'accordo con quanto detto, ma a dir la verità ho avuto la sensazione che negli ultimi tempi molte aziende (non faccion nomi) hanno cominciato a dare peso alle energie alternative e a una politica di risparmio energetico. Leggendo i giornali ho trovato spesso pubblicità su questi temi e non è facile oggi giorno che qualcuno investa denaro per advertising di qualcosa in cui non crede.
Ad ogni modo resta comunque il fatto che alcuni governi continuano a giocare al rilancio sulle questioni di adeguamento ai parametri dei vari protocolli ambientali e questo a lungo andare potrà causare ritardi pericolosissimi.
Buongiorno, Si parla tanto di
Buongiorno,
Si parla tanto di energia rinnovabile e, secondo me, si rincorre solo quella energia rinnovabile che può essere utilizzata in condizioni ambientali favorevoli ( insolazione, vento ecc.).
Penso che un fenomeno naturale e sempre attivo, che non è soggetto a stagionalità o latitudine e che produce una energia pressoché illimitata è l'effetto di marea e del moto ondoso.
L'unico investimento effettuato in Europa per sfruttare l'energia di marea è quello fatto da EDF in Francia, dove la variazione del livello del mare tra bassa e alta marea è di circa 13 metri.
Non mi risulta, allo stato dell'arte, che ci siano programmi per sfruttare l'energia di marea con variazioni di livello anche minime.
Ho fatto queste premesse perché vorrei invitarVi a vedere il filmato su YOUTUBE dal titolo "Energia dal mare" URL:
www.youtube.com/watch?v=HFh7NSadC80
Con queste immagini è possibile verificare la semplicità dell'apparecchiatura (fatta in casa) con cui si può, anche con piccole variazioni di livello, innalzare l'acqua del mare addirittura per centinaia di metri utilizzando la sola energia prodotta dalla variazione del livello dell'acqua.
L'acqua spinta a tali altezze può essere poi utilizzata per produrre energia elettrica, a costo zero, nei momenti di maggior richiesta della rete elettrica.
Si realizza così un sistema di immagazzinamento dell'energia da utilizzare quando serve, di capacità potenziali immense, a costo energetico zero, di semplice realizzazione e di impatto ambientale pressoché nullo.
Mi risulta che l'unico impianto di accumulo energetico funzionante in Italia e forse in Europa è quello dell'ENEL che utilizza le acque del lago DELIO. In esso si produce energia idroelettrica di giorno mentre di notte e nel fine settimana si consuma energia prodotta con combustibili fossili per pompare nuovamente l'acqua consumata dall'impianto durante il giorno.
Ritengo che il bilancio energetico di una simile struttura sia poco efficiente e che non sia consigliabile anche sotto l'aspetto ecologico.
Vi scrivo questo perché penso che sarebbe importante far conoscere il problema e quindi la soluzione al maggior numero possibile di persone.
A disposizione per eventuali approfondimenti porgo cordiali saluti.
Antonio FACCIN
Non cascate nella trappola
Non cascate nella trappola dell'IMPATTO ZERO. Tanto per cominciare la vegetazione trattiene solo temporaneamente il carbonio assorbito. Al termine del ciclo vita esso viene rilasciato sottoforma generalmente di CH4 (metano) e CO2 (anidride carbonica) entrambi gas serra.
Finche' la CO2 è quella atmosferica, tutto ok. Ma se si tratta di assorbire l'incremento causato dal nostro stile di vita, l'effetto è puramente temporaneo, visto che il carbonio in eccesso è inesorabilmente entrato a far parte del ciclo.
Quindi: RISPARMIATE ENERGIA, PRODUCETELA DA FONTI RINNOVABILI, ma non buttate soldi in questo pericoloso imbroglio dell'azzeramento dell'offset emissivo.
Il messaggio, infine, è ASSOLUTAMENTE SBAGLIATO: "faccio quello che voglio, tanto c'e' Lifegate o AzzeroCO2 a riparare ai danni fatti conservando porzioni di foreste (per di più già esistenti)". ATTENZIONE!!! A parte che l'attività antropica non produce solo CO2 come scarto inquinante... quindi mica basta piantare alberi o conservare foresta... occorre un serio lavoro di cambio di paradigma di consumo. E certamente questo non avverrà finche' ci saranno speculatori sull'ignoranza della gente, alla quale succhiare soldi in nome di una falsa protezione ambientale.
Viva il vero ambientalismo, basta alle operazioni commerciali.
tutelare l'ambiente è come
tutelare l'ambiente è come tutelare noi stessi.
Noi siamo parte integrante del nostro pianeta: siamo aria, acqua, sole... se non impariamo a rispettare la natura e a conservare i beni e le risorse, domani cosa ci aspetterà?
Sarebbe troppo facile per le
Sarebbe troppo facile per le coscienze oscurare l'"obiettivo impatto zero" a causa della crisi.
La realtà ci parla, ma noi non vogliamo ascoltare!!!
I due problemi - gravissimi entrambi - in realtà potrebbero avere una sola ed unica risposta: AFFRONTARE LA CRISI PONENDO LE BASI PER UN NUOVO SISTEMA PRODUTTIVO, CHE SIA ECOSOSTENIBILE!
Quello che suggerisce
Quello che suggerisce Annamaria è il sistema ideale, ma la sua realizzazione non è altrettanto facile. Quindi si potrebbe cominciare dalle piccole cose e dal controllo nazionale e internazionale delle emissioni industriali, prediponendo agevolazioni tali da indurre, se non per l'escologia, almeno per la cupidigia, che è una "Virtù" diffusissima.
Sarcastica, no! Reale!. Sapete da quanti anni ci sarebbe l'obbligo di non scaricare rifiuti di qualsiasi tipo nelle acque dei fiumi e dei mari. Moltissimi, Non ho fatto la ricerca per potervi dare una data, ma lo so perchè un amico che ha inventato un depuratore per acque rilasciate dalle tipo-litografie, aveva già gli occhi pieni di monete,c'erano ancora le lire. Già si vedeva miliardario, invece è solo mediostante.... perciò il discordo è sempre aperto .....
Buona vita!
Maria Giovanna
Esistono 3 livelli di
Esistono 3 livelli di problematiche su l'acqua ed il suo uso
1-
Quasi tutte le falde acquifere sono inquinate dai concimi chimici usati in agricoltura ed anche dalle tante discariche abusive;
2-
In certe aree geografice (Africa..) manca o non si può utilizzare perchè è inquinata;
3-
Date le condizioni d'inquinamento delle falde acquifere in Italia si vende il prodotto "minerale" acqua QUESTO DOVREBBE ESSERE ANTICOSTITUZIONALE IN QUANTO I PRODOTTI DEL SOTTOSUOLO, IN ITALIA, APPARTENGONO ALLO STATO.
Le soluzioni:
1) Si può dissalare l'acqua dal mare, già si produce acqua potabile dal dissalatore di Gela (Cl) che fornisce acqua potabile da Gela ad Agrigento, sebbene il quantitativo sia insufficinte.
La dissalazione dovebbe essere fatta in Africa con lo scopo di uso alimetare e per uso agricolo, questo ultimo scopo fertilizzerebbe l'Africa.
2) Depurare le falde acquifere esistenti, regolare l'estrazione in modo da far riempire le falde esistenti e fare in modo che la natura ne crei delle nuove. Sarebbe bello vedere i territori rifiorire, vedere i fiumi ed i torrenti di una volta, anche d'estate!
Per attuare tutto questo ci vuole una politica nazionale ed internazionale che punti sull'ambiente come risorsa naturale ed anche economica.
Fraterni Saluti Michele Altamore
Il fatto è che ciò che serve
Il fatto è che ciò che serve è un'inversione totale di rotta, un ripensare il nostro modo di vivere per renderlo sostenibile. Serve uno sforzo generale, ben programmato (perchè i tempi sono brevi), guidato dai governi e con il contributo di tutti noi. Sono sostanzialmente d'accordo con Annamaria; il sistema consumistico ha fallito e tanto la crisi economica quanto quella ambientale ne sono un effetto. Non penso abbia senso continuare a 'puntellare' un sistema che sta fallendo. Penso anche che ritenere impossibile un cambiamento così radicale sia indicativo della visione del mondo di chi ci governa e ci ha governato: assolutamente privi di lungimiranza hanno considerato spreco ogni occasione di sviluppo, anzichè impegnarsi contro le emissioni hanno chiesto proroghe perchè il nostro paese non riesce a rispettare neppure gli standard molto 'all'acqua di rose' che dovrebbe rispettare e per cui ha firmato. Tutto ciò che non produce immediati guadagni è spreco: la protezione ambientale, la ricerca, lo sviluppo di alternative... ma anche (l'ambito è diverso, ma la mentalità di base è la stessa) la cultura, l'istruzione...
Finchè i nostri governi 'navigheranno a vista', con il solo fine di arrivare al giorno dopo non ci sarà mai una politica ambientale seria e utile, purtroppo.
sono pienamente d'accordo con
sono pienamente d'accordo con alcesti1987. La consapevolezza di quanto qui detto, dovrebbe essere la vera fonte di suggerimento quando saremmo al voto. Osservando e votando solo le persone che hanno nel loro programma la soluzione dei prolemi, spinti dalla stessa consapevolezza e non da altro. É inutile che lo ripeta perchè quello che dice alcesti1987 è proprio il mio pensiero.
AUGURI A NOI ITALIANI E L'AUGURIO É ANCHE QUELLO DI SAPER DIVENTARE EUROPEI VERAMENTE E NON L'ULTIMA RUOTA DEL CARRO.