Se Maricica fosse stata italiana?
“Il pugno? Glielo avrà dato perché era rumena. Fosse stata italiana le avrebbe detto una parolaccia e si sarebbe rimesso in fila.” I commenti lasciati su internet a volte saranno anche impulsivi e ingenui, ma spesso capita di trovarci quello che dal vivo molti non hanno il coraggio di affermare. Perché se dal 15 ottobre l’Italia si interroga su che tipo di pena meriterebbe Alessio Burtone, il 20enne romano che con un pugno ha steso l’infermiera Maricica Hahaianu, poi deceduta in ospedale, ci sono diverse ragioni, e non sono tutte razionali e riconducibili al fatto che siamo tutti Perry Mason appassionati di plastici e ipotesi fantasiose.
Se nei primi giorni l’attenzione è stata catturata dal fatto che dal video ripreso in stazione sembrasse che la gente avesse preferito passare oltre il corpo di Maricica, senza nemmeno fermarsi a controllare come stesse, nei giorni successivi le discussioni si sono animate su modalità e teorie che farebbero rabbrividire i criminologi di qualunque salotto televisivo. E mentre il sindaco Gianni Alemanno dichiarava che il Comune di Roma si sarebbe costituito parte civile al processo come “in tutti i casi di violenza contro le donne, violenza che in questo caso è anche gratuita”, si sollevavano i primi dubbi della gente comune. Se ne discute per strada, o sui social network come Friendfeed.
Perché, affermano alcuni, se è vero che Alessio Burtone con il suo pugno ha di fatto provocato la morte dell’infermiera 32enne, è anche vero che lei lo ha provocato. A pensarla così soprattutto, ma non solo, gli amici di Alessio, quelli della compagnia Lucio Sestio (fermata metropolitana alla periferia di Roma), gli stessi che quando lo scorso 18 ottobre Burtone è stato trasferito in carcere per la custodia cautelare, hanno urlato contro i carabinieri e applaudito il ragazzo. Immagini che ovviamente sono arrivate in Romania, dove i media non hanno mancato di rimarcare la vicenda, come ha fatto ad esempio il canale Antena3 che ha titolato il suo servizio Applaudito perché ha ucciso.
Ma quello che giustamente si chiede sul suo blog anche Laura Boldrini, portavoce dell’UNHCR, è se tutti i dubbi, le attenuanti, le teorie che in qualche modo tolgono a Maricica il suo status di vittima innocente di una violenza assurda, ci sarebbero se la Hahaianu fosse stata italiana. O, peggio ancora, se Alessio fosse stato rumeno. Davvero vogliamo fingere che, se così fosse stato, lo stereotipo sul rumeno violento e assassino non sarebbe tornato a occupare le pagine dei giornali e i pomeriggi del talk show?
Qualcuno ricorderà la morte di Vanessa Russo, la giovane romana colpita in metropolitana con la punta dell’ombrello da Doina Matei, 21enne rumena che dovrà scontare 16 anni per omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi. Era il 26 aprile 2007, la stazione era quella di Termini. Ma i dubbi sulla colpevolezza di Doina non sfiorarono nessuno. O, almeno, nessuno provò neanche a formularli.
Foto di Cau Napoli


