Settembre, arrivano le prime eco-città

 L'immagine è tratta dall'album Flickr di Tõnu Mauring
Non è mai solo una questione ambientale. Oggi è anche, e prima di tutto, una questione economica, finanziaria, politica, urbanistica, energetica, sociale, tecnologica. La questione ambientale spesso tiene insieme progetti di grande innovazione (e di grandi investimenti) che sono promossi in nome di uno stile di vita diverso, più rispettoso dell'ambiente e del pianeta; ma questo è il risultato dell'integrazione di tanti, molti fattori diversi.

È il caso delle ecotown della Gran Bretagna. L'idea è quella di progettare piccole cittadine pensate e realizzate in modo da non consumare energie da fonti fossili: case passive (che si alimentano con rinnovabili e minimizzano la dispersione energetica), mobilità intelligente, trasporti pubblici a basso impatto ambientale, auto elettriche con punti di ricarica alimentati ad energia solare, bike sharing, sistemi di recupero e riciclo delle acque piovane. Insomma, dal mix tra  consapevolezza e tecnologia d'avanguardia dovrebbero nascere queste case il cui progetto non dimentica la dimensione sociale dell'urbanistica: almeno il 30% delle abitazioni deve avere un prezzo adeguato a sostenibile per persone con reddito medio-basso.

Nato nel 2007 per mano del Dipartimento delle comunità e del governo locale, il progetto delle ecotown è tutto centrato sull'idea che centri abitati fondati sul risparmio energetico e sulle energie rinnovabili sono un investimento nel futuro delle comunità locali, una visione di lungo periodo che coniuga esigenze energetiche con prospetti economico-finanziari, politiche sociali e  qualità della vita, considerando anche il fatto che tra le caratteristiche richieste ai progetti figurava la necessità che almeno il 40% dell'area fosse dedicata a spazi verdi.

Ovviamente non sono mancate le proteste e le posizioni contrarie di chi ha tacciato il progetto di essere un semplice modo per aggirare i piani regolatori delle aree interessate, mentre gli abitanti delle località destinate alle ecotown protestavano per l'eventuale isolamento di questi quartieri che non sarebbero stati raggiunti, ad esempio, dai tradizionali (e più inquinanti) mezzi pubblici. Le cose sono andate avanti, in ogni municipalità dove erano stati previsti questi progetti gli abitanti hanno discusso, si sono confrontati e alla fine il tutto è passato ad una fase più operativa.

Lo scorso anno quattro progetti sono stati approvati (per un totale di quasi 3mila unità abitative), mentre altri 11 sono in attesa di entrare a far parte della seconda ondata di realizzazione.
Per i primi quattro progetti il governo britannico, allora guidato dal laburista Gordon Brown, aveva stanziato nel febbraio 2009 60 milioni di sterline, cui si era aggiunta la promessa di altri 10 milioni fatta il mese successivo.
Ma a luglio arriva sulle nuove città ecologiche una specie di doccia fredda. Gli amministratori delle quattro città deputate ad ospitare i progetti pilota hanno infatti trovato nella cassetta della posta una lettera del nuovo Ministro per la Casa Grant Shapps, il quale si dice molto dispiaciuto, ma esiste la possibilità che i finanziamenti promessi dal governo precedente debbano essere ridotti del 50%. Forse gli effetti della crisi che porta i governi a sforbiciare fondi, forse una ripercussione politica dovuta al cambio di colore del governo britannico: il progetto delle ecotown potrebbe rischiare un rallentamento, ma il processo è avviato e non è detto per il periodo stabilito (2016) dalla Gran Bretagna non venga la lezione di un'urbanistica che sappia investire nel lungo periodo sulle risorse della società tutta. Chiamarla solamente ecologica forse è un po' poco.

L'immagine è tratta dall'album Flickr di Tõnu Mauring