Volano le rinnovabili, ma in Italia no

Tutti pazzi per le rinnovabili, ma l'Italia non decolla
Energia pulita, fonti rinnovabili, efficienza energetica, abbattere le emissioni di CO2: andate a un convegno, alla presentazione di un libro, in qualsiasi occasione pubblica in cui si parli di energia e queste parole vi risuoneranno nelle orecchie più insistenti del coro di vuvuzelas negli stadi del mondiale sudafricano. Non solo il mercato delle rinnovabili vede crescere i propri fatturati mentre fioriscono e si specializzano aziende che prendono posto nella nuova filiera energetica (pannelli solari, pale eoliche, materiali per case efficienti capaci di aver bisogno di sempre meno energia da produrre), ma l'attenzione di occhi insospettabili si mette a fuoco sui nuovi modi di produrre energia.

Come, ad esempio, la Iea (International Energy Agency) che fu fondata nel 1974 in seguito allo shock petrolifero con il compito di coordinare le politiche energetiche dei paesi membri per assicurare l'approvvigionamento energetico. Nei rapporti annuali della Iea le rinnovabili hanno acquistato uno spazio sempre maggiore e in un recente documento, l'Agenzia punta il dito sugli aiuti di stato che finiscono per finanziare l'utilizzo di fonti fossili, tanto da sostenere che, se questi fondi (circa 550 miliardi di dollari l'anno) sparissero, i consumi energetici potrebbero diminuire e abbattere le emissioni di CO2 in maniera sostanziale, come se Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Spagna smettessero all'unisono di immettere anidride carbonica nell'atmosfera.

La Iea è in buona e numerosa compagnia in questa accresciuta attenzione verso le rinnovabili, tanto che Ises Italia, sezione italiana dell'International Solar Energy Society, ha dedicato un convegno a questo tema intitolandolo “Gli insospettabili” per sottolineare come soggetti che finora si erano sempre mostrati tiepidi verso l'energia pulita attribuiscano oggi all'energia verde un ruolo determinante per il prossimo futuro. Questi attori rispondono a nomi altisonanti come Fondo Monetario Internazionale, Banca d'Italia, McKinsey, PriceWaterhouseCoopers. E allora? Sono diventati tutti ambientalisti?

Forse l'origine di questo interesse sta in una concomitanza di circostanze che portano le rinnovabili al cuore di una specie di circolo virtuoso. “Le rinnovabili costituiscono oggi una grande opportunità per l'economia, per l'occupazione, per un intero settore economico-finanziario, perché non esiste al mondo altro settore che abbia simili livelli di crescita” – ha spiegato Davide Tabarelli di Nomisma Energia parlando al convegno di Ises Italia.

Cresce la produzione, diminuiscono i costi: il circolo virtuoso sembra chiudersi perfettamente. Ma in realtà le difficoltà non mancano, soprattutto per il mercato italiano dove la produzione di energia rinnovabile è in crescita ma difficilmente si riuscirà a raggiungere gli obiettivi fissati dalla Direttiva europea 20-20-20, che impone entro il 2020 di ridurre del 20% le emissioni europee di CO2, di aumentare l'efficienza energetica del 20% e di incrementare del 20% l'utilizzo di fonti rinnovabili. Come dire: qui in Italia di rinnovabili si parla tanto ma si ottiene poco.

“Spendiamo molto per questo settore – spiega Luciano Barra, del Ministero per lo Sviluppo Economico, al convegno ISES – ma la gran parte dei quello che si spende la utilizziamo per importazione tecnologica. Ci vuole innovazione nella continuità – continua Barra – un approccio cioè che sappia promuovere le fonti di energia rinnovabile in modo efficace ed efficiente, idoneo a raggiungere l'obiettivo ma con il minimo costo per chi opera nel settore”.
Insomma, tutti ne parlano, tutti le vogliono, ma il mercato italiano ancora non decolla e si cerca la via per far correre un settore che già vola in molte parti d'Europa.

Immagine dall'album Flickr di Jeremy Levine Design