Tutti promossi i primi stranieri che fanno il test di italiano

 Quando si dice sciacquare i panni in Arno. Ieri si sono svolti a Firenze (ma anche ad Asti) i primi test di italiano per immigrati, tappa necessaria all’ottenimento del permesso di soggiorno di lungo periodo, ovvero la carta di soggiorno. Ebbene, nel capoluogo toscano sono stati tutti promossi tranne uno. Non un numero altissimo quello dei partecipanti, solo 17 richiedenti, ma comunque abbastanza preparati da rispondere con un punteggio superiore a quello di 80 su 100, il minimo per ottenere la promozione. Ma in tutto saranno 170 tra Firenze e Borgo San Lorenzo e 10 ad Asti, quelli che hanno studiato e che affronteranno per primi il test che permetterà loro di vivere in Italia.

 Nel territorio italiano i richiedenti in tutto sono 6746, e ogni città si organizzerà in modo da gestire questi numeri al meglio. Gli uffici scolastici provinciali supervisionano i test, mentre le prefetture raccolgono le domande e valutano i requisiti dei richiedenti. Dopo aver prenotato la partecipazione all’esame sul sito del Ministero dell’Interno, gli immigrati provenienti dalla vicina Albania e dal lontano Perù  e perfino dalla Siberia, si siedono e svolgono il loro bel test, che come ogni esame di lingua che si rispetti è suddiviso in diverse parti. La comprensione orale, ovviamente, con domande a risposta multipla, abbinamento e vero/falso. Le stesse modalità per il test di comprensione scritta. Infine si passerà alla scrittura vera e propria, che potrà essere un tema, una cartolina, un modulo da compilare. Questa è la parte più difficile e anche la più contestata dalle associazioni di immigrati. Si obietta, infatti, che mentre molti stranieri capiscono e sanno farsi capire bene, la scrittura è per loro una prova più difficile, soprattutto per quelli che non usano, nella lingua d'origine, i caratteri latini. L’esame, in sé, non dura tantissimo, soltanto un’ora. Se si viene bocciati, c’è la possibilità di prenotarsi subito per il test successivo, senza il salto dell’appello.

Ma certamente non sono i tempi di svolgimento del test quelli che preoccupano prefetture e Acli. Innanzitutto manca un percorso di formazione specifico, che includa nel piano didattico elementi di educazione civica essenziali per poter affermare che la preparazione è completa. Va detto che ci sono dei corsi organizzati all'interno dei Cpt, la cui frequentazione permetterebbe di non effettuare il test. Peccato che i suddetti corsi siano pienissimi e che non se ne organizzino abbastanza. E comunque, come già detto precedentemente, tutto questo rallenterà non poco le pratiche di regolarizzazione, perché anche se in possesso dei requisiti bisognerà comunque attendere questi i risultati prima di procedere. Soprattutto se si pensa che quelli in possesso dei requisiti sono quasi 500.000.

Foto di Pracucci