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Avoicomunicare

Telecom Italia

Un mondo unico

Per Gandhi il messaggio della verità viene da Oriente. E’ un messaggio d’amore “che non deve essere appreso attraverso la lente occidentale”.

Gandhi sprona i popoli oppressi a “conquistare l’occidente” per diffondervi il messaggio di amore dei suoi maestri. La verità e la non-violenza diventano così le armi di una conquista pacifica e metaforica per creare un “mondo unico”.

Un “mondo unico”: è questa la risposta agli inquietanti interrogativi sollevati dalle recenti notizie internazionali? O la risposta si trova invece nel dialogo tra “mondi diversi”?

E’ possibile, infine, dialogare senza una chiara visione della propria, irrinunciabile, identità?

Sono questi alcuni degli interrogativi sollevati dal discorso il Gandhi, che abbiamo deciso di pubblicare.
Oggi più che mai il mondo ha bisogno di comunicare.

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Bellissimo spot. Complimenti anche per il progetto che sembra molto interessante: cercare di creare dialogo intorno a dei temi così importanti non è semplice, ma dobbiamo rendere migliore la comunicazione tra tutte le genti.

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non mi aspettavo questo per il primo settembre, meglio così!

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e' bello rivedere il filmato di gandhi, cosi' toccante e sempre attuale. Speriamo di saper cogliere le occasioni di unione piu' che quelle di divisono frai popoli!

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"Letto il discorso di Gandhi la prima impressione potrebbe essere quella di un discorso leggermente sopra le righe, duro, a tratti sorprendente. Credo però non sia questa la giusta lettura del suo discorso. Il punto di partenza del concetto di Nconquista dell'occidente" non è certo da intendersi in conquista politica, culturale, o peggio di civiltà, se fosse così tutto il pensiero gandhiano sarebbe svilito; ebbene una lettura che renda giustizia a questo grande uomo va nel senso di una profonda convinzione, che si esprime in veemenza verbale, che l'occidente debba essere indotto, costretto a capire. A capire che dei grandi principi e valori di matrice cristiano-illuministica non ci si può soltanto riempire la bocca, è neccessaria l'opera nel concreto. Opera che si attua attraverso la persuasione, la presa di coscienza che con la diversità si dialoga, si parla alla pari. Forse è proprio questo il primo passo per un "mondo unico"."

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Un mondo unico è possibile se ognuno di noi cominci nel suo piccolo a praticare il giusto, ad essere attento, informato, critico. Quando serve, di fronte a un sopruso, rovescia il tavolo. NO ALL'INDIFFERENZA

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Ma voi siete davvero convinti che parlare di pace aiuti la pace? Più della retorica, valgono i gesti. E forse, più dei grandi nomi, che tutti conoscono, valgono le iniziative di anonimi volontari. Gente che rischia la vita o che comunque impegna la propria in questa causa. Più che ildiscorso di Gandhi, vorrei leggere i discorsi di loro.

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Un saluto Cordiale a tutti, spero che questo sito raggiunga al più presto il suo scopo. A noi...... Ora rimane l'impegno di comunicare in maniera utile educata ed intelliggente.

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La lotta per la pace inizia con la ricerca della medesima. Generazioni dopo generazioni abbiamo commesso gli stessi errori legandoci ogni qualvolta a nuovi conflitti e ai danni del progresso. La Pace esiste come un sogno ideale, come una metafora, come un opzional, dimostriamo prima che sia troppo tardi che la Pace non è solo un'utopia. Ailing CAi Creative Director Comunicazione interculturale www.goodmorning-italy.com

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Un saluto a tutti coloro che parteciperanno! io ho già inviato il mio suggerimento per il prossimo tema, non che questo non mi interessi ma, sinceramente, lo trovo poco concreto e molto teorico.

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"La lotta per la pace inizia con la ricerca della medesima. Generazioni dopo generazioni abbiamo commesso gli stessi errori legandoci ogni qualvolta a nuovi conflitti e ai danni del progresso. La Pace esiste come un sogno ideale, come una metafora, come un opzional, dimostriamo prima che sia troppo tardi che la Pace non è solo un'utopia." - Pace, Peace, Frieden, Paz. Comunicare è dialogare tra le diversità. Buona comunicazione è quella che favorisce le relazioni, di poter vivere in serenità e benessere... Ailing"

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Anche se nel modo vi sono tante guerre,Per fortuna la pace non è un utopia ed è possibilissima, lo dimostra il fatto che la maggior parte degli abitanti di questo pianeta non sono in guerra. Inoltre credo che non bisogna preocupparsi di quelli che parlano sempre di pace e poi sono i primi ad essere in guerra(ve ne sono molti purtroppo) Ad ogni modo modo per evitare le guerre vi è una ricetta molto semplice : Basta essere meno avidi Ed il problema nascie proprio qua: La maggior parte degli abitanti di questo pianeta è avida e pochi riescono a controllare questo difetto che abbiamo innatto

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Paolo VI, dapprima con la Populorum Progressio, poi Giovanni Paolo II con la Sollicitudo rei socialis e oggi il magistero di Benedetto XVI affermano la medesima tesi: non c'è pace senza sviluppo; non c'è sviluppo senza dialogo; pace, sviluppo e dialogo richiedono più che mai oggi il riconoscimento dell'essenziale uguaglianza tra le persone umane. Madre Teresa di Calcutta sosteneva che “Quello che facciamo è soltanto una goccia nell'oceano, ma se non ci fosse quella goccia all'oceano mancherebbe”. L’augurio è che questa importante iniziativa della Telecom possa rappresentare quella goccia che mancherebbe altrimenti all’oceano.

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Ghandi nel suo discorso perlava di conquista. L'Oriente deve conquistare l'Occidente, ma non con lo strumento della vendetta, bensì con quello dell'incontro, incontro tra popoli, incontro tra civiltà. Ma io penso che la conquista non la deve fare l'India, la Russia, la China, la Corea, il Giappone, nè l'Asia o l'Africa, ma nemmeno l'America o l'Europa...la conquista è dell'UMANITA', ci guadagnamo tutti se riusciamo ad abolire ciò che va abolito. Un esempio calzante è datato 10 agosto 1944, il decreto legge numero 224 che ha soppresso la pena di morte per tutti i delitti contemplati dal codice penale italiano che prevedevano quella sanzione penale appunto. Ora la pena di morte esiste ancora sia in Oriente sia in Occidente, veniamoci incontro in questo senso e allora faremo qualcosa di concreto e non soltanto di teorico come ci obiettano...

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"Secondo me non è necessario e neanche in linea con i principii di tolleranza desiderare un "mondo unico". Semmai sarebbe più corretto aspirare ad un mondo fatto di gente con credenze e opinioni opposte ma dotata di grande tolleranza, rispetto e autocritica. Tali qualità possono nascere e lievitare soltanto in anime avvezze all'amore."

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Io credo che ad un mondo unico siamo molto vicini,ma mi chiedo se sia un bene.Vedo un mondo multirazziale che ha paura del vicino diverso,vedo un mondo globalizzato che trema di fronte alla minaccia globale del terrorismo,vedo nazioni asiatiche fagocitare colossi occidentali,vedo falsi valori euro-americani crescere nel seno di ben più antiche culture lontane.Credo che un mondo unico sia possibile,ma credo anche che vada costruito diversamente.

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"@giulio vece mi sembra un pensiero corretto, ma forse un po' anacronistico visto che questa "globalizzazione" ha preso piede nel mondo. penso, però, che ogni cosa abbia in senso anche il suo antidoto, basti pensare ai movimenti di preservazione dell'ident"

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La parola chiave è Amore. La differenza di idendità l'abbiamo creata noi uomini. E fin quando penseremo che esistano differenze, la comunicazione fallirà. L'amore parla una lingua universale comprensibile ad ogni razza, cultura, luogo, professione e ceto sociale. L'unica identità irrinunciabile è quella globale di esseri umani. Il messaggio di non violenza non è altro che trasmettere amore. Se darai amore riceverai amore. Se trasmetterai pace avrai pace. E' semplicemente porre l'altro te stesso nella condizione di non agire/reagire senza l'amore. Non è un compito facile, ma la seconda parola chiave è costanza. Ci saranno attimi, giorni in cui darai amore e pace e riceverai calci e pugni. O istanti in cui il tuo messaggio non sarà compreso ad orecchie sorde. Ma la costanza, il non cedere a rabbia, vendetta a sentimenti come orgoglio, invidia, rinuncia e nervosismo farà la grande differenza. Gandhi non è un Santo o un extraterreste arrivato da qualche strano pianeta o caduto da qualche stella. Gandhi era semplicemente un essere umano e come tale mortale. Il Mahatma ha semplicemente trasmesso amore e pace senza alcun limite. E' andato oltre alle parole, ai gesti alla follia umana che a volte ci investe. Ha trasmesso amore senza aspettarsi di riceverne...per questo non ha conosciuto collera o sconfitte. Ed è soprattutto per questo che ha raggiunto il suo obiettivo e il motivo per cui, il suo messaggio non è stato dimenticato. L'amore non ha tempo, non ha scadenze. Non esiste Oriente o Occidente...esistono culture più materialiste e quelle più spirituali. E l'Oriente ha coltivato sempre maggiormente quest'ultima. Dobbiamo riuscire a smettere di pensare che il mondo sia popolato da americani, europei e asiatici. Nel momento in cui prenderemo coscienza che la terra è abitata da esseri umani, senza farne alcuna distinzione, allora vi sarà il Mondo Unico. Manuela

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"Un mondo unico esiste solo se aperto e vario. Al contrario, un mondo monocromo è prepotente e dispotico, razzista e xenofobo. Il messaggio di Gandhi e tutt'altro che retorico: non si inerpica in inutili sofismi; non sta "parlando di pace"; è un'esortazione chiara e incondizionata al dialogo fra i popoli. E'uno strattone a quel velo di falso perbenismo che impone a tutti di desiderare la pace, ma solo finché ciò non ci costringa a lordarci le mani. Vogliamo essere più pragmatici? voglio dare una lettura più vicina al nostro quotidiano alle parole del Mahatma? Basta sostituire ai villaggi degli emarginati indiani le comunità magrebine, islamiche, cinesi presenti in grandi e piccoli centri di tutta l’Europa."

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Uomo libero amerai sempre il mare

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"Grazie per il tuo spunto Emanuele. Il messaggio di Gandhi e tutt'altro che retorico: non si inerpica in inutili sofismi; non sta "parlando di pace"; (La non violenza dunque non è pace? E' un'esortazione a dialogare senza guerre, senza odio, senza razzismo senza alcuna differenza. E l'unica parola che può racchiudere tutto questo concetto è Amore...dunque Pace) E'uno strattone a quel velo di falso perbenismo (Il falso perbenismo non è Amore. E' voler apparire, ostentantosi di ciò che si vorrebbe fare quando si è primi a non farlo o peggio ancora quando non se ne ha alcuna intenzione. Il falso perbenismo non è altro che comunicare il proprio stato di vittima, per svuotare le coscienze e identificare il carneficie altrove) :) Basta sostituire ai villaggi degli emarginati indiani le comunità magrebine, islamiche, cinesi presenti in grandi e piccoli centri di tutta l’Europa. (La sistuazione non è differente da quella di 60 anni fa. I protagonisti cambiano, come giustamente ai scritto, e fin quando saremo i primi a differenziare il genere umano per cultura, pelle, religione, la situazione non muterà...cambieranno solo gli attori sociali. E' solo con l'amore, quello VERO, puro che non esisteranno più confini, distinzioni... e non ci saranno più esseri umani emarginati o costretti a vivere una vita denigrante o a spegnersi per un pezzo di pane) :) Manuela"

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"Sarei curiosa di sapere cosa pensano coloro che guidano le grandi potenze del mondo, cosa risponderebbero alla domanda: "Credete in un mondo unico?" Ma quando si convinceranno che la COMUNICAZIONE è l'arma più potente?"

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The message of peace, love and harmony has been preached for centuries, but it takes a courageous visionary to demonstrate their true meaning. Gandhi was such a person.

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Alex, io penso che la retorica non contribuisca nè a rendere il mondo migliore nè tantomeno ad arricchire una discussione, ma il confronto e il dialogo, loro sì che sono fonte di ricchezza e motore di cambiamento. Sono altrettanto convinta che i fatti vadano oltre le parole, ed è per questo che abbiamo creato sul blog una rubrica dedicata agli eroi silenziosi nella quale ciascuno può raccontare le storie e i gesti di coraggio, solidarietà e altruismo di uomini meno famosi ma non per questo meno degni di essere ricordati.

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"Io penso che parlare di "falsi valori euro-americani che crescono nel seno di ben più antiche culture lontane" testimonia di essere legati a schemi geo-politico-culturali non più attuali. Credo che non abbia senso parlare ancora nella vecchia logica "oppresso oppressore": quei paesi, ospiti di antiche culture, hanno carezzato il gioco del libero mercato e dello sviluppo tecnologico e hanno dimostrato di imparare in fretta i trucchi per ostacolare il gioco degli altri concorrenti. Mi chiedo come a più di due secoli dall'età dei Lumi ancora si scinda lo scibile umano in occidentale e orientale. La Cultura, il Sapere, sono patrimonio di tutti e non hanno più parterre privilegiati, nè tanto meno confini geografici; nè ha senso esasperarne la paternità: non è il pensiero dell'indiano, nè dell'europeo, nè dell'americano, ma è sempre il prodotto del genio umano, dell'UOMO. Come si può pensare di costruire un mondo in cui tutti i cuori battano all'unisono se ancora si insiste nel sottolineare che i ritmi sono diversi? Il bene, così come il male, è universale è una "posizione diffusa" (per dirla in termini giuridici) e non legata a culture stereotipate. Penso che in questo senso debba intendersi il passo in cui Gandhi parla - consentitemi, utilizzando una forma non proprio impeccabile - di conquista dell'Oriente sull'Occidente. Conquistare non è usato nel senso di sedurre o soggiogare, ma nel senso di partecipare con l'Occidente alla gara per la costruzione del Mondo Unico alla fine della quale ci sarà un solo vincitore: l'UOMO."

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Non servono grandi parole ne gesti forti per rendere il mondo unico; le prime sarebbero solo un inutile sforzo retorico, una dichiarazione di quello che si dovrebbe essere ma che non riusciamo ad essere perchè troppo impegnati a teorizzarlo; i gesti forti invece hanno distrutto anche le più lodevoli intenzioni. Serviamo noi, servono i cuori e le menti di chi non ha più voglia di rendersi conto, per poi dimenticarlo, che c'è chi muore per la volontà di una cerchia ristretta di persone; serve la semplicità di un piccolo uomo che ha smosso il cuore di un intero mondo; abbiamo infine bisogno di non guardarci più in faccia ma di chiudere gli occhi ascoltarci e tenerci per mano stringendo forte quel poco amore che ci resta. Non abbiate mai paura di gridare, perchè c'è sempre qualcuno che vi ascolterà con attenzione, non abbiate paura di lottare perchè le vostre lotte sono comuni anche ad altri. Non siamo soli e non siamo divisi, è questo il vero messaggio.

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"Un mondo unico può e deve esistere. Affinchè possa nascere c'è però disperato bisogno che ciascun individuo acquisisca conoscenza,rispetto e piena consapevolezza della propria fondamentale ed irrinunciabile identità,poichè soltanto in tal mondo potrà comprendere,accettare e non uccidere quella altrui. Gibran scrive:"Riempia ognuno la coppa dell'altro ma mai dovrete bere da una coppa soltanto." Questa è condivisione.Non un unione indifferenziata di parti,ma una mescolanza di mondi,culture,tradizioni,pensieri autonomi e diversi,ma che grazie al dialogo e alla ragione possono apparire come indistinguibili. Questo è il mondo unico a cui penso:un mondo alla continua ricerca della condivisione,in cui ciascuno sia in grado di conservare la propria essenza,dotandosi però della capacità di abbandonare quell'egoismo che non consente di concederne un pò all'altro e dall'altro ricevere altrettanto. Liberarsi dall'egoismo è pace."

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bellissimo.......mi ha fatto venire la pelle d'oca... ora sta a noi comunicare....e non i mezzi stavolta ce li abbiamo.....

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"Condivido pienamente l’analisi di Antonino Cordopatri, soprattutto l’invito a rifuggire dall’utilizzare ormai obsolete lenti di ingradimento, quali l’Oriente e l’Occidente. In proposito suggerisco la lettura della seguente riflessione, tratta dal saggio “Identità e violenza” del Premio Nobel prof. Amartya Sen: "La politica dello scontro globale è spesso vista come un corollario delle divisioni religiose o culturali esistenti nel mondo. Il mondo, anzi, è visto sempre di più, quanto meno implicitamente, come una federazione di religioni o di civiltà, ignorando così tutti gli altri modi in cui gli esseri umani considerano se stessi. All'origine di questa idea sta la curiosa supposizione che l'unico modo per suddividere in categorie gli abitanti del pianeta sia sulla base di qualche sistema di ripartizione unico e sovrastante. La suddivisione della popolazione mondiale secondo le civiltà o secondo le religioni produce un approccio che definirei 'solitarista' all'identità umana, approccio che considera gli esseri umani membri soltanto di un gruppo ben preciso (definito in questo caso dalla civiltà o dalla religione, in contrapposizione con la rilevanza un tempo attribuita alla nazionalità o alla classe sociale” Ecco se si vuole realizzare lo sviluppo (e la pace), occorre passare da un «approccio solitarista», individualistico, a un approccio personalista, affermando prima ancora di ogni possibile e molteplice categorizzazione l’unica appartenenza al genere umano e quindi il primato della persona umana."

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"E' bello pensare alla pace, ma è anche triste notare che dobbiamo pescare nel passato per trovare un discorso sulla pace che debba essere ancora smentito dai fatti. Abbiamo visto che il buonismo non dura a lungo, se non è sincero. L'unica pace che siamo in grado di difendere e forse garantire è quella interiore, e ci costa tantissimo mantenerla. Quanto a lungo regnerà la pace in questo blog, fino a quando potremo galleggiare tra i nostri pensieri più leggeri senza ricordarci di quanto sia assurdo e difficile il mondo "là fuori" per chi non ha riferimenti e speranze? Quanti accetteranno di scrivere solo "in positivo"? Quanti saranno coerenti con i buoni propositi? Sono davvero curioso."

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Parliamo bene noi ma ci accorgiamo che il mondo sembra girare diversamente? Voglio dire: alcune situazioni internazionali complesse ci costringono ad un'atteggiamento che non rispecchia propriamente quello del dialogo. In casi di regimi totalitari come quello nazista, è stato giusto opppure no intervenire (in quell'occasione forse tardivamente)? La morte di milioni di persone non è forse stato il risultato dell'appeacement di Chamberlain. Quante di quei sei milioni o più di ebrei si sarebbero potuti salvare se si fosse interventi quando la Germania non era ancora la potenza militare che poi è diventata? Ugualmente è stato giusto oppure no contrapporsi al regime comunista di Stalin, al mantenimento della forza quando Krusciov voleva installare testate nucleare a Cuba? E' legittimo oppure no prendere precauzioni contro un regime come l'Iran, che sta aspettando la prima bomba nucleare per distruggere l'intero popolo di Israele? La domanda di fondo che mi pongo quindi è questa: è legittimo difendersi anche usando la forza quando in gioco è la propria sopravvivenza? Fino a che punto la non violenza, il dialogo vale il sacrificio?

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"Quanti sono quelli che si limitano a dire:"io penso?" No, non ci siamo, siamo fuori strada, navighiamo nell'egoismo più profondo e menzognero mentre su questi toni le nuove generazioni imparano, ed anche loro, un giorno ripeteranno dei padri:"io penso". E sempre avanti così, all'infinito. La storia lo conferma, non è una barzelletta. Gandhi, la grande Anima da tempo la conservo nell'anima mia. E' il mio tesoro più grande e bello ed all'unisono splende e risplende Quante le migliorie consegnate all'uomo da parte dei potenti della terra e non. Vaticano compreso!"

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Verissimo Antonino! Anch'io credo che la Cultura e il Sapere non abbiano confini geografici.. Il pensiero umano e la sua circolazione sono mezzi molto potenti e devono essere utilizzati per favorire il dialogo, per trovare punti d'incontro nelle diversità. Pensiamo a Gandhi e a Martin Luther King: 2 uomini appartenenti a realtà molto diverse, ad angoli della Terra lontani.. Un indiano e un americano, le cui idee, per vari aspetti molto simili, esercitano la loro forza dirompente ancora oggi. Un indiano e un americano impegnati nella STESSA lotta non-violenta per un mondo unico...

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Volevo aggiungere una riflessione a proposito del tema “mondo unico”. Il mondo è già unico. E’ già una fittissima rete di azioni e conseguenze di queste azioni, di rapporti causa-effetto che sono strettamente interconnessi, a tal punto che, a volte, non ne distinguiamo i singoli passaggi. La capacità di cogliere questi passaggi è la chiave, e può derivare solo dal dialogo. Quando si smetterà di rendere colpevole l’altro di comportamenti che sono anche nostri, quando si sarà disposti ad ascoltare e non solo a rimanere in silenzio aspettando di poter parlare, allora, e solo allora, il salto sarà possibile, e questo mondo già unico si riconoscerà, fiero delle diversità che gli danno vita. La natura umana è uguale ovunque, quello che cambia sono i condizionamenti ambientali e culturali, ancora una volta è il dialogo che aiuta a capirli e superarli. Il discorso di Gandhi si rivolge con forza e convinzione a tutti coloro che sono disposti ad ascoltare, e a capire che l’unica strada possibile è smettere di pensare che il mondo sia diviso o diverso, e che le parti che lo compongono siano condannate ad un destino di incomunicabilità.

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Complimenti per l'iziativa..finalmente una grande azienda che si attiva per alzare il livello culturale e stimolare il dibattito tra giovani e non..Ottima la scelta di Ghandi come Testimonial, e trall'altro molto interessante la redazione, formata da elementi giovani e brillanti, un vero modello! Consiglio a tutti anche questo Complimenti per l'iziativa..finalmente una grande azienda che si attiva per alzare il livello culturale e stimolare il dibattito tra giovani e non..Ottima la scelta di Ghandi come Testimonial, che di questi tempi ne abbiamo proprio bisogno di Simboli di questa levatura. Consiglio a tutti pure questo Blog..Ciao a tutti..Ciao a tutti

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Eccezionale e straordinario!!! A mio avviso ci sono poche parole per ricostruire le sensazioni provate con la visione del filmato e la lettura del discorso di Ghandi. Oggi credo che la pace sia unìesigenza ancora più ricercata e necessaria per assicurare una convivenza e soprattutto un futuro alle prossime generazioni. A tal proposito ALcide De gAsperi diceva che i politic veri pensano sempre alle prossime elezioni, mentre gli statisti veri pensano sempre alle prossime generazioni. Credo che oggi, tutti dovremmo essere politici, nel vero senzo del termine, e statisti allo stesso tempo ed allo stesso modo. Serve l'aiuto e la cooperazione di tutti. Serve una nuova cultura della pace, partenda dal proprio piccolo. Un grattacielo si costruisce mattone dopo mattone e non sfornando una costruzione gigantesca. Quindi grazie per il lavoro che è stato fatto e mi auguro che sia l'inizio di un percorso per la costruzione di una nuova cultura della pace.

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era un grande uomo..lotteremo tutti nel nostro piccolo x la pace come diceva LUI e di questo ne sono convinta xkè non si puo restare indifferenti alle sue parole..ma ci sono grandi persone anche nelle nostre vite e sta a noi imparare a riconoscerle..io avevo un padre che x me è stata la miglior persona del mondo..uomo di pace e di grande spirito umano..un uomo che non ha avuto paura di farsi vedere piangere davanti ai suoi figli e proprio di fronte a loro morire ridendo come un bimbo felice..lui è il mio eroe e lo sarà x sempre..

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"è bello vedere che ci siano tante persone disposte a dire la loro riguardo a temi tanto fondamentali, eppure così grandi che spesso noi nella nostra piccolezza non riusciamo nemmeno a vederli. trascinati dalle inezie quotidiane come se la vita non andasse vissuta, per ognuno di noi, proprio nella consapevolezza della dimensione del mondo. ecco, parlando di globalizzazione o di mondo unico, io credo sia questo il problema di fondo: la mentalità della maggior parte delle persone, una mentalità da una parte in grado di incoraggiare la globalizzazione solo in senso economico e puramente commerciale, provocando così la crescita anomala di un mostro "senza testa", come potremmo definire questa società moderna che ha soltanto un ventre, e non un'anima, dall'altra parte invece, una mentalità che è ancora provinciale, chiusa, incapace di comprendere ancor prima che accettare, e questo da parte di tutte le popolazioni, in modo diverso fra loro, ma con gli stessi devastanti effetti: mancanza di comunicazione. mi piacerebbe che qualcuno rispondesse alle mie riflessioni"

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Io credo che ignorare le diversità che esistono in questo mondo sia un errore.Un uomo non è fatto solo di gambe e braccia,per cui siamo tutti uomini,siamo tutti uguali e allora vogliamoci bene.Credo che si debbano accettare le diversità di costumi ,di religione ,di cultura tra occidente e oriente,perchè noi siamo il frutto di più di 2000 anni anni di storia e questi non possono essere annullati.Io dico che voler negare questa diverità sia come ostinarsi a voler parlare ognuno nella propria lingua con la convinzione che tanto l'altro ci capirà.Bisogna invece accettare e conservare le nostre diversità e da queste riparire,proprio perchè questo tempo ha bisogno tanto dello spiritualismo e della filosofia orientale tanto del pragmatismo e della logica occidentale.

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X Antonio. Credo che le tue domande siano tra i grandi dubbi esistenziali.La storia offre esempi da seguire in una direzione(quella della guerra-reazione giusta)e nell'altra(lo stesso gandhi ne è un esempio).Io credo che solo i grandi uomini e i grandi popoli riescono a fare la scelta giusta al momento giusto;la domanda è:noi lo saremo?

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dovremmo imparare ad ascoltare forse così si riuscirebbe a comunicare in molti casi sentiamo solo quello che vogliamo o quello che ci dicono le parole ma impariamo ad ascoltare cosa dicono i nostri cuori e a guardare chi ci sta intorno come un fratello

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Esprimere opinioni di pace è un diritto universale. Gandi sì è impegnato a costo della sua stessa vita per poter esprimerle Sarà stato ascoltato? La violenza ai danni dei cristiani da parte di fanatici religiosi indù indica che la sua voce è stata colta con più attenzione dagli occidentali che dagli stessi suoi connazionale. Leggete se potete anche la sua autobiografia. Vi sembrerò etnocentrico ma credo che se Gandi non avesse potuto completare i suoi studi Nel Regno Unito, non sarebbe mai emerso in un paese in cui la religione di stato è una forma di razzismo Di certo il percorso da compiere perché le parole di pace possano essere completamente colte, è impervio.

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Mi è difficile parlare e sentire parlare di pace e mondo unico: quasi tutti i giorni vedo persone che hanno paura della diversità, mi accorgo che spesso non c'è il pensiero sulle persone disabili,neanche sui bambini, l'impegno costante ed il pensiero possono cambiare la vita di molte persone. Io ne ho incontrate veramente poche capaci di accettare la diversità....

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il messaggio che ho sempre recepito dal Mahatama è che non devo aspettarmi che gli altri facciano quello che voglio o spero che facciano, ma devo cominciare io ad operare per la giustizia aldilà dei possibili risultati che si possano ottenere singolarmente. Forse ed è banale dirlo che se per esempio nella cristianità è comandato di non uccidere perchè ci si muove a pietà dell'assassino e sempre meno dell'ucciso. Bisogna ritrovare il senso di se stessi almeno è quello che percepisco dal discorso di Gandhi ed è per questo che nello stesso tempo lo sento vucino e mi fa tremare la coscienza.

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Leggendo molto sui personaggi come JFK, il Papa Giovanni XXIII e lo stesso Gandhi sono stato sempre a pensare prime di agire alle possibili conseguenze del mio operato. Il discorso ritrovato di Gandhi non fa altro che rafforzare questa mia presa di posizione, solo che in una società ormai talmente globalizzata si sta perdendo questo riferimento, cioè pensare prima di agire e non agire nell'immediato ed aspettare le conseguenze. Quesato vale per tutti in maniera indiscriminata aldilà dell'appartenenza di qualsiasi razza, fede o schieramento politico.

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Da alcuni post mi pare si tragga la convinzione che vi sia un Occidente scientista, pragmatico e avido e un Oriente spiritualistico (mi adeguo utilizzando impropriamente un termine che indica una ben precisa corrente filosofica - tra l'altro europea - che risale a Cousin), filosofico e morigerato. Viene da chiedersi se l'Oriente oggi sia così: io vedo anche metropoli che da sole inquinano il doppio di quelle occidentali, diritti umani calpestati, sperequazione sociale esasperata, il capitalismo più sregolato (sia in senso giuridico che etico). Non che gli stessi vizi in parte non si ritrovino in Occidente, ma come mai si ritrovano in paesi con tanto declamate tradizioni? Perchè sono popolati dagli stessi uomini che vivono in ogni altra parte del mondo e che ora hanno la possibilità di sfruttare le conoscenze e i prodotti delle altre culture. Siamo molto lontani dal quadro storico del discorso di Gandhi: oggi la paura dell'atomica viene da Oriente. Non c'è polemica nel mio intervento ma non posso permettere che si taccia la ricchezza filosofica dell'Occidente, che ha costantemente (senza gaps temporali, a differenza di altre culture) portato fulgidi contributi al pensiero umano. Senza trascurare la ricchezza spirituale del Cristianesimo! Questo viene fatto da chi perpetua quella divisione tra occidente e oriente. Usciamo dagli stereotipi e vediamo anche quanto c'è di positivo: pensatori di ogni nazione che parlano lo stesso linguaggio e si formano su testi appartententi a ogni tradizione,grazie all'abbattimento delle barriere culturali, ragazzi che parlano più lingue e con un paio di clic hanno un panorama completo della cultura mondiale. Se nella società c'è la paura del diverso è comprensibile: tutto ciò è avvenuto nel giro di pochi decenni e le vecchie generazioni non erano preparate. Pensiamo però al passato e vediamo quanto è cambiata la nostra società: agli inizi del 900 a Torino non si affittava ai calabresi e in America gli italiani non avevano miglior sorte. Tanto è stato fatto e il grosso del lavoro ancora è da completare. Io sono pronto e voi?

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Rimango molto colpita dal discorso del Mahatma: si assaporano la semplicità e l’efficacia del veicolo della sua parola, la grazia e la potenza della sua forza comunicativa che, ritengo - a prescindere da qualunque considerazione di ordine più specifico, interpretativo o politico – resti in eterno una preziosissima risorsa comune. Trovo pertanto la sua riproposizione un’iniziativa molto utile, forse anche perché non mi sfiora nemmeno l’impressione di addentrarci in riflessioni “più teoriche che pratiche”, come leggo nei commenti di alcuni partecipanti alla discussione. L’impressione personale è semmai quella di leggere qualcosa di quanto mai attuale. Il discorso di Gandhi è attuale perché, anche se lo si decontestualizza, se se ne ricerca la sostanza al di là della cornice storica entro la quale il Mahatma si rivolge ai suoi uditori, mi sembra che mantenga molto del suo vigore. E’ vero, non convince più la dicotomia Oriente – Occidente; quello in cui ci muoviamo è semmai lo scenario “globale”, governato dalla logica che annulla i confini; infine, molti degli “oppressi” hanno davvero costruito la loro rivalsa imparando dagli “oppressori”, in una drammatica ed oramai irrimediabile confusione di ruoli. Ma molti dei mali che ci affliggono mi sembrano gli stessi: ancora oggi non siamo in grado di associare all’idea di “commistione” quelle di comunione o interazione, ma più facilmente quella di “contaminazione”. Ancora oggi, persistono la presunzione di superiorità e la volontà di prevaricazione di una cultura a confronto con l’altra. Un “mondo unico” è possibile, ma non può non passare attraverso queste consapevolezze. In un “mondo unico” smetteremmo di avere paura della convivenza vera, che è quella che non rinnega o mortifica nessuna identità, che ha il coraggio di apprendere e di vivere di scambi reciproci. Per un mondo unico abbiamo probabilmente ancora molto bisogno di essere spronati a non temere di unire i cuori e non solo le menti, di cercare la Verità tra “i miserabili esemplari dell’umanità”, di approdare a quelle “conquiste” che sono traguardo per tutti i popoli. E verso questa strada, credo, non smetteremo mai di attingere dal messaggio di Gandhi.

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complimenti a TELECOM Italia......!!!!! riesce a colpire il cuore della gente con questo spot...... Comunicare il contenuto di questo grande discorso è utile a tutti, ora sta a NOI!!!!!!

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La pace nel mondo è un'utopia, finchè questo mondo ci porta a pensare più al denaro che al viver meglio...

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In ognuno di noi vi è il bene ed il male e non potrebbe essere diversmente visto che respiriamo la stessa aria, beviamo la stessa acqua, una aria ed una acqua che ci sono per noi e sono fatte di noi. Questo è il processo vitale e solo quando lo sentiremo profondamente nostro ci accorgeremo della intima promisquità di tutto il globo. Ci affacceremo al mondo ed agli altri sapendo di esserne parte integrale. Non fermeremo il male, perchè siamo fatti anche di quello, ma se dentro noi lo soffocheremo perchè non ci apparterrà, avremo di chè essere fieri. Complimenti a tutti, x l'iniziativa e x quello che ne segue.

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Nell’affrontare la categoria Oriente – Occidente, rifuggendo dall’utilizzazione asettica di una siffatta classificazione, l’eredità interculturale di Gandhi risulta essere efficace e razionale strumento di analisi e non semplice sommatoria irenica di dati. In tal senso illuminante considero una riflessione del Mahatma che vorrei condividere con voi: “ Sono abbastanza umile da ammettere che c’è molto che possiamo assimilare proficuamente dall'Occidente. La saggezza non è monopolio di un continente o di una razza. La mia resistenza alla civilizzazione occidentale è veramente una resistenza alla sua indiscriminata e impensata imitazione basata sul presupposto che gli Asiatici sono capaci solo di copiare tutto ciò che venga dall'Occidente. Credo, che se l'India avesse abbastanza pazienza da passare attraverso il fuoco della sofferenza e di resistere a qualsiasi usurpazione illegale sulla sua propria civiltà che, benchè sia indubbiamente imperfetta, fino ad ora si è sempre risollevata dai danni del tempo ed ora può dare un contributo durevole alla pace ed un solido progresso al mondo”. PS: a freelive73 che parla della pace nel mondo come un'utopia – se mi posso permettere – vorrei trasmettere la suggestione di una citazione “L’utopia sta all’orizzonte. Mi avvicino due passi, lei si allontana di due passi. Cammino dieci passi e l’orizzonte si allontana di dieci passi più in là. Per molto che io cammini, mai la raggiungerò. A che serve l’Utopia? A questo serve: camminare”. Probabilmente se tornassimo davvero a sognare la pace, solo già come utopia, sarebbe un grande passo verso quel “mondo unico”, in cui credeva Gandhi

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