Venti ragazzi per un'Onu più green

ONUL'autore di questo post è Nicolò Wojewoda, un giovane imprenditore sociale e attivista giovanile. Ha studiato e lavorato in Svezia, Olanda, Cina e Stati Uniti. Ha fondato e coordina Yparticipate, una organizzazione globale che si occupa di partecipazione giovanile, e il coordinatore del Social Media working group all’UN CSD Youth Caucus.

Contando le braccia alzate era evidente che fossero la stragrande maggioranza. Pochi attimi prima, Tara, la giovane delegata Franco-Cinese, aveva chiesto all’assemblea dei paesi membri delle Nazioni Unite: “Chi di voi è venuto a questa riunione in aereo?” Una pausa ad effetto seguiva le sue parole, mentre volgeva lo sguardo nella sala riunioni n. 1 del North Lawn Building, l’edificio permanentemente temporaneo che affianca il celebre palazzo di vetro dell’ONU a Manhattan, New York City.

La logica che accompagnava la sua domanda era stata resa esplicita nel suo intervento, un paio di minuti prima: lo sviluppo più sostenibile del nostro pianeta, per quando possa e debba essere un’impresa collettiva, è prima di tutto un atto di responsabilità personale. E chi più dei delegati della Commissione per lo Sviluppo Sostenibile dovrebbe dare il buon esempio? Ma facciamo un passo indietro per capire chi è Tara, chi sono i giovani delegati che rappresenta e di cosa si occupa questa Commissione.

La cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile

Dal 3 al 14 maggio 2010 ha avuto luogo la 18esima sessione dei lavori della Commissione (CSD, secondo l’acronimo anglofono), il più alto organismo governativo internazionale che si occupa della salvaguardia del nostro pianeta. Quando le Nazioni Unite organizzarono la loro prima conferenza sull’ambiente nel 1972, i problemi erano gli stessi, ma in misura minore. Si pensi che il buco nell’ozono non era ancora stato scoperto e che la Comunità Europea di quegli anni non aveva ancora un programma ambientale degno di quel nome.

La morale di quell’incontro, e delle conferenze successive (ad intervalli di 10 anni l’una dall’altra) era però chiara: una cooperazione internazionale è necessaria per migliorare le sorti del nostro pianeta. Nel celebre Earth Summit del 1992, a Rio de Janeiro, fu istituita la Commissione così come è ora. In cicli di due anni, una serie di temi relativi allo sviluppo sostenibile vengono affrontati dai delegati dei paesi membri e da rappresentanti della società civile. I risultati delle loro discussioni guidano politiche nazionali e regionali, e informano la comunità internazionale sulla direzione da seguire.

Il ruolo della società civile: i giovani

La CSD è tra gli esempi eccellenti, all’interno del sistema ONU, in cui la società civile è coinvolta fino ai massimi livelli. Nella conferenza del 1992, infatti, erano stati identificati 9 Major Group, raggruppando le parti della società civile che, sia per capacità di influenzare i temi in discussione, che per quella di esserne influenzati, sono più interessate ad avere voce in capitolo nelle decisioni prese. Tra loro, i giovani, nel cosiddetto UN CSD Youth Caucus, una squadra di una ventina di ragazzi e ragazze da tutto il mondo (come Tara e l’autore di questo articolo) che, motivati da interessi comuni, lavorano virtualmente durante il corso dell’anno, per poi vedersi annualmente a maggio per la sessione di turno dei lavori della Commissione.

Più coinvolgimento = più cambiamento

La famosa conferenza di Copenhagen sui cambiamenti climatici, nonostante il fallimento nel raggiungere un accordo, ha però contribuito come poche altre alla creazione e allo sviluppo di un movimento ambientalista mondiale, fatto soprattutto di giovani, di grandi ONG e di nascenti imprese innovative che riescono a coniugare i tre pilastri del “people, planet and profit”. La società civile coinvolta nella CSD cercherà in questi due anni che ci separano dalla prossima conferenza (chiamata Rio+20, visto che sarà un Earth Summit a 20 anni di distanza da quello del 1992) di sfruttare questo movimento per creare più pressione politica e più azioni concrete.

E l’Italia? Articoli come questo sono solo il primo passo nel formare e valorizzare un movimento giovanile attivo su questi temi nel nostro Paese. La nostra società civile ha l’occasione di affiancare il lavoro di governi di tutto il mondo e dare la propria voce sui temi di interesse comune. C’è bisogno di capire, di contribuire, e di appoggiare quelli che lo fanno. E forse, l’anno prossimo, i giovani delegati dall’Italia alla 19esima sessione della CSD potranno essere due, invece che uno solo.


Dom, 29/08/2010 - 16:02 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags: