Violenza, quello che le donne non dicono

25 novembre giornata violenza sulle donneEra il 1999 quando l’Onu istituiva per la prima volta la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Dieci anni dopo siamo ancora qui. Con statistiche spaventose e poche cose davvero cambiate, se non forse un po’ di consapevolezza in più. È un’inchiesta delle stesse Nazioni Unite a contenere i dati più allarmanti: l’aggressività maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne di tutto il mondo.

Nel mondo, c’è un omicidio in famiglia ogni 2 giorni, in 7 casi su 10 la vittima è una donna. La maggior parte di queste violenze arrivano dal partner (come il 70% degli stupri) o dall’ambito familiare. Solo nel 25 % dei casi la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto. Oltre il 90% delle violenze non è mai stata denunciata. L’età media delle vittime si abbassa: un milione e 400mila (il 6,5% del totale) ha subito uno stupro prima dei 16 anni. Solo il 18% delle donne è consapevole che quello che ha subito è un reato, mentre il 44% lo giudica semplicemente “qualcosa di sbagliato” e ben il 36% solo “qualcosa che è accaduto”.

Non è difficile capire quanto questa continua sottovalutazione (da parte delle stesse vittime, ma anche dei parenti, delle persone vicine che non capiscono o fanno finta di non capire) del problema sia una delle cause di una sua diffusione che non conosce differenze di ceto, religione, cultura e appartenenza politica. Le donne subiscono, in diversi settori, violenza fisica e psicologica, spesso senza che nessuno venga loro in aiuto.

Quest’anno, in particolare, l’Onu ha stabilito che il tema principale della giornata saranno le violenze subite dalle donne in tempi di guerra. E noi ci prendiamo la libertà di ampliare questo tema a quelle che sono le violenze come conseguenza della guerra, o anche solo di una dittatura militare. Perché di donne come Sakineh Mohammadi Ashtiani ce ne sono tante. E non solo in Iran. In attesa di una condanna già scritta, di una lapidazione che le ergerà a martiri della lotta per la libertà, ma che le vedrà alla fine comunque morte.

O, se va bene, mutilate. Ci sono quelle che ormai sono diventate merce di scambio in un racket internazionale che non conosce freno, e che anche in Italia ha un mercato niente male. La tratta delle schiave, quelle che chissà da dove arrivano e tanto nemmeno ci interessa, visto che finiscono a fare le prostitute. Quelle che invece qui ci sono arrivate con la famiglia, magari frequentano la scuola e i centri commerciali con le coetanee, e un giorno decidono che non vogliono portare più il velo.

E allora ecco che il diritto dei padri si fa sentire forte e chiaro, e guai alla prossima che ci prova. Di storie ce ne sono talmente tante che, appunto, non si fa nemmeno in tempo a contarle. E un giorno solo sicuramente non basta a dire di no, o tutti i no che vorremmo. Per dire no ogni giorno alla violenza sulle donne si può intanto aderire alla campagna Say no to violence, un’iniziativa che invita a prendere posizione e, se si vuole, a raccontare la proprio storia come testimonianza.

Contro il silenzio che sembra non essere mai sconfitto del tutto, si può invece ascoltare una voce molto piacevole, ovvero quella di Giulia Ottonello. L’ex protagonista di Amici di Maria De Filippi interpreta infatti una canzone che sarà in vendita proprio il 25 novembre nei principali store digitali. Il titolo è “Silenzio. Senza paura”. Il diritto d’autore sarà devoluto all’UDI di Genova. Qui sotto le prove di Giulia in sala registrazione.

Marìka Surace

Foto di betterthanyourluckystar


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