Vorrei la pelle nera! Il basket italiano contro il razzismo

"Siamo tutti dalla parte di Abiola Wabara, e per questo ci coloriamo il volto". Più efficace di così non si può. Il manifesto della Federbasket di Dino Meneghin è un vero inno alla tolleranza zero per tutti i razzisti che popolano le tribune e gli spalti del basket italiano. Dopo l'episodio vergognoso che ha visto come protagonista la cestista della Bracco Sesto San Giovanni Abiola Wabara, italiana di origini nigeriane insultata dai cori razzisti degli ultras e perfino raggiunta dagli sputi, il basket ufficiale non è rimasto a guardare.

E con un'immediatezza di reazione che il calcio può soltanto invidiare, ha pubblicato un manifesto, rivolto a tutti i tesserati, che inizia così: "Vorrei la pelle nera per potermi riconoscere al fianco di Abiola Wabara come un fratello, come una sorella, e farle sentire tutta la mia solidarietà". E nel comunicato della Federazione Italiana Pallacanestro si legge ancora: "La Fip vuole chiarire a voce alta che è contro ogni tipo di razzismo. Il basket è sempre stato caratterizzato dalla multirazzialità. I giocatori stranieri e di altre etnie hanno, nel tempo, permesso al nostro sport di crescere e di affermarsi. La Fip chiede a tutte le componenti del movimento e agli appassionati, nella prossima giornata di campionato, di colorare la propria pelle con un segno nero, ben visibile, in rappresentanza dei colori di tutte le etnie, per sentirci tutti uguali".

Fin dalle partite del giovedì, in cui alcuni giocatori hanno attaccato al viso degli adesivi neri come simbolo della loro adesione, fino alle partite del weekend, che coinvolgono tutte le squadre di campionato, il messaggio più forte contro il razzismo nello sport stavolta parte dalla lunetta. Nonostante, paradossalmente, gli ultras Eagles Cantù e Ultras Como accusati di razzismo da Wabara affermino che da parte loro non ci sono mai stati insulti, e che, piuttosto, è la giocatrice ad essersi inventata tutto e a dover fare loro delle scuse. La giocatrice li ha però ignorati, dichiarandosi felicissima dell'iniziativa della Federazione. "Spero che davvero serva a qualcosa, e che episodi come questo non avvengano più", ha dichiarato Abiola, che è nata a Parma 29 anni fa e ha giocato per molto tempo negli Stati Uniti. Sicuramente, finché ci saranno iniziative come quella del presidente Meneghin, si tracciano confini netti su ciò che è ammesso o meno nei palazzetti. Perché le mezze parole, le dichiarazioni ambigue e la mancanza di prese di posizione di cui il calcio ufficiale si è fatto portatore in situazioni come questa, non ha affatto aiutato a dare un messaggio chiaro contro il razzismo nello sport.

Foto di Danepstein