C’è una via a Milano che la dice lunga su come i nostri sterotipi sull’altro, sullo straniero, sul musulmano debbano cambiare definitivamente. E’ via Quaranta dove, l’una di fronte all’altra, stanno l’entrata della Moschea e quella della redazione di Yalla Italia. Questo il nome della rivista, al suo secondo anno di vita, messa in piedi dal settimanale Vita come inserto ideato da Martino Pillitteri e Paolo Branca, docente di lingua araba alla Cattolica.
“Sono giovani capaci d’ascoltare e desiderosi di comunicare” spiega Branca. “Arabi e italiani, uguali e diversi; e anche se si trovano nello stesso paese, ciascuno lo rappresenta a modo proprio. Non rispondono a un modello predefinito e non si lasciano ingabbiare da sbrigative definizioni, perché sono liberi e reali con le contraddizioni sane di giovani qualsiasi”. Sono ragazzi della “2G”, cioè della seconda generazione, tutti poco più che ventenni e quasi tutti i collaboratori sono donne: venti su ventitré. Ed è questo uno dei primi obiettivi della redazione, ribaltare i luoghi comuni e perché no, cominciando già dalla sua composizione di genere.
Lontano da un atteggiamento vittimistico o radicale, in un momento in cui per i giovani musulmani è alto il rischio e la tentazione di cadere in forme di chiusura, questi ragazzi presentano la vera alternativa: non assimilazione, ma integrazione e condivisione di problemi e interessi comuni, guardati dall’originale prospettiva di chi vive il processo di integrazione. Il mix delle culture diviene un occhio originale e ironico per raccontare con passione di burkini (burka e bikini), di jeans e hijab, di sesso, di coppie miste, di letteratura, cronaca, attualità e di tabù.
“Nasce in noi” dice una delle “yalla girls” come ironicamente si definiscono, “giovani in bilico tra appartenenza ed estraneità, il desiderio di esprimerci e di far capire che siamo a tutti gli effetti italiani e che colore della pelle, idiomi e usi diversi non sono simboli di pericolo, ma segni di diversità che può e deve arricchirci.”
Il successo di questo prodotto editoriale, d’altra parte, è destinato a diffondersi ulteriormente e non solo a Milano; già il New York Times e l’Herald Tribune si sono occupati di Yalla Italia, salutandolo come una grande e nuova risorsa per il nostro paese.
Yalla Italia, che in arabo significa Forza Italia, lontano da ogni implicazione politica, sembra essere un invito rivolto a tutti noi e come Paolo Branca suggerisce “questo potrebbe essere il primo passo, affinché i problemi tornino ad essere questioni che si affrontano insieme a vantaggio di tutti e non per l’alibi delle nostre inadempienze.”