
Avoicomunicare in questi anni si è sempre concentrata sul mondo che si riconosce nella definizione di “Economia Solidale”: un sistema di relazioni economiche e sociali che pone l’uomo e l’ambiente al centro, cercando di coniugare sviluppo con equità, occupazione con solidarietà e risparmio con qualità.
Sempre più realtà produttive, infatti, intraprendono un percorso di sostenibilità ambientale e responsabilità sociale e, al contempo, cresce il numero di cittadini consapevoli dell’importanza e della forza che risiede nella loro capacità di partecipazione diretta e nelle loro scelte di acquisto.
Per questi motivi, Terre di Mezzo ha dato vita a “Fa’ la cosa giusta!”, un evento che si propone di diffondere sul territorio nazionale le “buone pratiche” di consumo e produzione, dando vita a eventi in grado di comunicare i valori di riferimento dell’Economia Solidale e valorizzare le specificità e eccellenze del territorio, in rete e in sinergia con il tessuto istituzionale, associativo e imprenditoriale locale.
L'edizione 2010 inizia oggi e proseguirà nel weekend presso la fieramilanocity - pad. 1 e 2 - Porta Scarampo 14 Viale Scarampo, Milano.
Avoicomunicare seguirà la maratona ecosostenibile per voi, cercando di raccontarvi il clima che si respira in questo grande evento green milanese con foto, post e descrizione degli incontri e degli appuntamenti più interessanti.
Iniziamo a segnalarvi i seguenti.
Sabato 13:
Domenica 14:
Ci saranno ovviamente tantissimi altri appuntamenti, ben centocinquanta in tre giorni. Tante sale e tanti luoghi per incontrare i protagonisti dell'economia solidale, ma anche assistere a presentazioni letterarie e spettacoli teatrali. Cercheremo di seguire tutto per voi, intanto se volete partecipare su questo sito trovate il programma culturale completo.
Abbiamo intervistato Riccardo Luna a Settimo Torinese per farci raccontare i dettagli della cover story del numero di marzo di Wired, dedicata alla riqualificazione di una fabbrica: gli ex stabilimenti Pirelli di Settimo Torinese.
Il direttore di Wired ci ha spiegato l'importanza del progetto, della nascita di un nuovo polo industriale basato sull'eccellenza e sulla ricerca scientifica.
Con l'occasione abbiamo anche chiesto l'opinione di Luna da giornalista, e da esperto di media digitali, sul futuro dell'informazione in Italia.
In occasione della quarta Girl Geek Dinner Romana dedicata all'eco-sostenibilità ci siamo intrattenuti con lo staff del locale che ha ospitato l'evento e ha servito agli ospiti un aperitivo a "Km 0" totalmente sostenibile.

Potreste descriverci l'Antù e come è nato il vostro progetto?
Antù è uno spazio-laboratorio dedicato all'ecosostenibilità. Questa è la descrizione ufficiale di un progetto in evoluzione. Da quando abbiamo iniziato quest'avventura, ad ottobre 2009, ci stiamo misurando con la difficoltà di definire una realtà al momento unica ed estremamente innovativa.
E' dalla voglia e dalla necessità di affrontare positivamente le sfide di un momento storico complesso che nasce l'idea di Antù, uno spazio nato per la diffusione dell'ecosostenibilità intesa come attenzione non solo nei confronti dell'ambiente, ma anche al proprio e all'altrui benessere.
Nei tre spazi tematici di Antù (la Sala Sapori, la Sala Saperi e la Galleria) trovano spazio iniziative culturali, mostre, workshop, dibattiti, momenti di relax e di festa...
Il nostro percorso, impostato come un laboratorio work in progress, ha come obiettivo quello di rendere la struttura completamente ecocompatibile: quindi riduzione dei consumi, produrre energia da fonti rinnovabili, compensare le emissioni delle nostre attività. Tutto questo attraverso percorsi aperti al pubblico, sperimentando soluzioni replicabili e convenienti.
Come riuscite a mettere in pratica la vostra missione?
Il lavoro è appena iniziato, ma stiamo già mettendo in atto una serie di scelte pratiche in linea con questa filosofia: dalla riduzione dei consumi attraverso un impianto di illuminazione interamente a LED ai materiali ecologici usati per la ristrutturazione, da una selezione del food&beverage basata su criteri di stagionalità, biologico e Km zero, alla riduzione e al corretto smaltimento dei rifiuti. Riduciamo al massimo la stampa su carta (e quando la usiamo si tratta di carta ecologica), e per la nostra comunicazione privilegiamo canali non inquinanti come web e radio.
Anche i format culturali e di intrattenimento sono concepiti per la diffusione di questi valori. Posso citare alcune delle nostre iniziative mensili, come quelle che si occupano di riuso e riciclo, come ScArt Attack, la mostra mercato dedicata agli artisti che utilizzano materiali riciclati per le loro creazioni, oppure iniziative come la Girl Geek Dinner in cui ci siamo incontrati o l'Ignite, in cui ci si confronta sui risvolti "eco" del web.
E ancora Letture di gusto, un incontro dedicato agli amanti della letteratura e del buon cibo, e 2010 La conquista dello spazio, una serie di appuntamenti sulla trasformazione urbana in chiave verde e attraverso l'arte.
Fare intrattenimento e cultura con una forte impronta, trasmettendo dei messaggi importanti, crediamo sia un dovere e una responsabilità di chi ha la possibilità di comunicare con un pubblico ampio, e cerchiamo di farlo in una modalità nuova, sperimentale, e piacevole.
Il vostro è un aperitivo a "Km 0". Cosa vuol dire concretamente (come trovate gli ingredienti, che tipo di cibi/drink ecologici avete)?
Praticare la sostenibilità vuol dire scegliere, in ogni momento della propria vita, e ad Antù la selezione dei prodotti per l'aperitivo viene fatta secondo il criterio dei Km zero: ogni giorno serviamo una degustazione di prodotti del Lazio (biologici, prodotti dei Parchi del Lazio, prodotti tipici...) abbinata a vini biologici e biodinamici, e a birra ecologica. Inoltre, consigliamo drink con frutta fresca di stagione (il nostro menù indica diciture come "consigliato per l'inverno" e così via), cercando di trasmettere l'importanza che ha non forzare la domanda sulla stagionalità. Un altro consiglio che cerchiamo di dare è di bere l'acqua del rubinetto, cercando di liberarsi dall'acqua in bottiglia! Vogliamo trasmettere che si può scegliere, e alle volte basta porre un po' di attenzione ai propri acquisti, per contribuire in maniera positiva. Perchè siamo convinti che le nostre piccole azioni o scelte quotidiane possono davvero cambiare le cose.
Quali sono le difficoltà in Italia per chi vuole avviare imprese green?
Principalmente gli alti costi dei prodotti ecologici e la difficoltà di reperimento, la scarsa conoscenza dell'argomento, la mancanza di sostegno e di informazione da parte delle istituzioni. Le solite cose, anche se in effetti l'aspetto pionieristico di questo tipo di imprese le rende appassionanti!
Dateci un giudizio alla serata delle #GGD dedicata all'ecosostenibilità: c'è qualche speech che vi ha colpito in particolare?
Un'atmosfera molto piacevole, la sensazione di essere in famiglia, e in effetti questo sembra essere la community Geek...e il tutto si conclude con una festa! Un'esperienza che sicuramente speriamo di replicare.
Tutti gli speech sono stati davvero interessanti, anche se - forse per affetto - la nostra attenzione è stata catturata dall'intervento di Suitecasemagazine.com, media partner della serata e nostra partner nell'organizzazione di ScArt Attack.
Woodrow Clark ha ricevuto il Nobel nel 2007 con Al Gore e i colleghi dell’Ipcc (Comitato intergovernativo dell’Onu per i cambiamenti climatici). Nel suo ultimo libro sulle “Comunità sostenibili” ha portato l’esempio di Settimo Torinese come modello positivo. L’abbiamo incontrato nella cittadina torinese per farci raccontare cosa sono le “Comunità sostenibili” e discutere delle politiche energetiche attuate dall’Italia e dalla comunità internazionale.
La sua ferma posizione contro il nucleare, ritenuto antieconomico, pericoloso e obsoleto, proprio in una città che invece ha fatto della tecnologia e della sostenibilità il suo punto di forza, ci devono spingere a riflettere: siamo sulla giusta strada? Crediamo davvero nella “green economy”?

Le Girl Geek Dinners sono cene o incontri destinate a donne appassionate di tecnologia, Internet e nuovi media. Sono delle opportunità speciali per incontrare e socializzare con donne interessanti durante una cena. Vengono organizzate in tutto il mondo e sono eventi unici e assolutamente divertenti.
Avoicomunicare ha partecipato alla quarta GGD organizzata dal gruppo Girl Geek Roma, serata dedicata alla sostenibilità ambientale e alle tecnologie green.
Questo il nostro racconto dell'evento.
Per testimoniare quanto l'appuntamento del 5 marzo sia stato dedicato alla sostenibilità basti pensare che, appena arrivati alle 19, il team delle GGD ci ha accolto fornendoci un badge rigorosamente eco-friendly, ricavato da un cartone riciclato.
Il clima della serata è stato molto rilassato e divertente, con più di 100 invitati impegnati a chiacchierare di tecnologie green ed eco-sostenibilità divertendosi insieme gustandosi un aperitivo a Km 0 targato Antù, locale che ha ospitato l'evento.
L'aperitivo servito nel locale infatti era a base di formaggi bio e cocktail alcoolici e analcolici secondo natura, un mix al 100% sostenibile dove tutti i prodotti sono ricavati esclusivamente dalle aziende tradizionali e dall'enogastronomia del territorio.
L'evento, in puro stile geek, è stato vissuto dagli invitati sia nel locale che nel mondo di twitter e dei social network: come testimoniato dal ricco liveblogging fatto in rete accompagnato dall'hashtag #ggdroma4.
Gli interventi della serata, che hanno tutti seguito la formula Ignite, 20 slide temporizzate da presentare in 5 minuti, sono stati affidati a:
La serata è continuata con la musica di Dj Smeerch in una grande festa ecosostenibile: ringraziamo tutto il team delle GGD, il locale e tutti gli invitati che hanno accolto avoicomunicare con entusiasmo.
Sul nostro profilo Flickr potete trovare le altre foto dell'evento nel set GGDRoma4

Dopo averci raccontato la situazione dell’inquinamento nelle città italiane in tre brillanti videointerviste, Mario Tozzi riassume i nodi del discorso attraverso alcuni precisi quanto impietosi dati: la cecità delle istituzioni, ma anche nostra, nei confronti dell’attuale drammatica situazione, dovrebbe imporre a tutti noi una seria e approfondita riflessione.
Se tutti coloro che possono abbandonassero la vettura personale, i mezzi pubblici sarebbero più rapidi e efficienti e forse il problema sarebbe risolto. Ma l’italiano non abbandona mai l’auto (piuttosto la fidanzata), ragione per cui non restano che scelte alternative di mobilità, come il car sharing, l’auto condivisa, che si paga solo per il tempo e per i km effettivamente percorsi, e che rende inutile la seconda auto di molte famiglie. Il car pooling, per cui una parte della carreggiata viene dedicata solo a chi ha più di due persone a bordo, così i colleghi vicini di casa si mettono d’accordo per viaggiare insieme dimezzando traffico, consumi e inquinamenti individuali. Oppure il road pricing, cioè il pagamento di una tariffa per chi vuole entrare nel centro storico con la propria auto, già in uso a Milano come a Singapore. O l’auto ibrida, che possiede due motori, di cui uno elettrico, che si assistono vicendevolmente e che consentono di consumare, e inquinare, molto meno (così il numero delle auto non diminuisce, ma almeno si respira meglio). Ma la soluzione migliore è un’altra.
Un’idea rivoluzionaria e geniale, la bicicletta. Senza troppa fatica si possono percorrere decine di km in un giorno, ci si mantiene in forma e non si pena per cercare un parcheggio. La bicicletta è l’unica forma di spostamento che bene si attaglia a un sistema di trasporti più rigido su ferro, proprio perché molto flessibile. La bici alleggerisce la congestione del traffico e, di conseguenza, riduce immediatamente l’inquinamento atmosferico - anche per quello che riguarda l’anidride carbonica - e pure l’obesità. Nei tragitti brevi la competizione fra auto e bici non si pone neppure, vista la tradizionale inefficienza dei motori a scoppio nei primi momenti della combustione.
Il confronto fra automobili e biciclette è impietoso a riguardo dell’efficienza: per 13 kg (in media) di peso una bici trasporta una persona, mentre un’auto deve prima spostare fino a 2 tonnellate di lamiere e plastiche, rimanendo inefficiente nella misura che abbiamo già visto. Un’automobile ha bisogno dello spazio di sei biciclette per muoversi e di quello di venti per parcheggiare. Non a caso Olanda, Danimarca e Germania ne incoraggiano l’uso con una politica seria di piste ciclabili e trasporto bici + auto integrati: in Olanda le biciclette hanno sempre la precedenza sulle autovetture e sono favorite dalla segnaletica e dai semafori. Così in quel Paese il 30% degli spostamenti avviene a pedali e, ad Amsterdam, il 35% usa la bicicletta o va a piedi, mentre solo il 40% si muove in auto. Più spazio alle biciclette significa più tempo per una vita meno alienata dalle automobili e libera dagli idrocarburi. Ammesso che la cosa interessi qualcuno.
Mario Tozzi

Dopo averci raccontato la situazione dell’inquinamento nelle città italiane in tre brillanti videointerviste, Mario Tozzi riassume i nodi del discorso attraverso alcuni precisi quanto impietosi dati: la cecità delle istituzioni, ma anche nostra, nei confronti dell’attuale drammatica situazione, dovrebbe imporre a tutti noi una seria e approfondita riflessione.
Ogni giorno in Italia venti persone muoiono a causa degli inquinanti emessi soprattutto dal traffico veicolare: 7400 vittime all’anno, quasi il 5% di tutti i decessi osservati, e un costo sanitario di circa tre miliardi di euro. Sono numeri gravi, che trascuriamo per ignoranza o per paura e che, invece, dovremmo tutti conoscere per porvi riparo. Secondo l’OMS l’inquinamento atmosferico delle aree urbane è uno dei principali fattori di rischio per la salute umana ed è responsabile di 100.000 morti all’anno nella sola Europa. Il principale killer della miscela di emissioni che fuoriescono soprattutto dai nostri tubi di scarico è il PM10, cioè le cosiddette polveri sottili (più piccole di 10 micrometri), che è in grado di rimanere in sospensione per 12 ore prima di depositarsi e che, dunque, rappresenta un rischio continuo di inalazione, specialmente per anziani e bambini. Non c’è una soglia per il PM10, cioè non esistono valori al di sotto dei quali non ci siano pericoli, come a dire che l’unica soglia possibile è zero. Respirare PM10 può portare alla morte nell’arco delle 24 ore, ma produce comunque decine di migliaia di casi di bronchite acuta e asma. Nelle principali otto città italiane (fra il 1996 e il 2002), per ogni incremento di 10 mg/m3 del PM10, si è registrato un incremento immediato della mortalità fino a oltre il 2%, specialmente nei mesi caldi. Per queste cause, in un anno, vanno perdute oltre due milioni e mezzo di giornate lavorative, per un controvalore di due miliardi di euro.
L’Italia è prima in Europa per numero di autovetture circolanti: ci sono 2 auto ogni 3 abitanti per un totale di quasi 35 milioni di automezzi; nel continente la media è di 43 auto ogni 100 abitanti, da noi sono oltre 53. Inoltre gli italiani percorrono su ruota più km che qualsiasi altro europeo, visto che siamo passati dai quasi 2.500 km all’anno del 1960 ai circa 15.000 di oggi, cosa che conferma come più strade producano sempre e comunque un traffico maggiore. In Italia l’81% della mobilità è soddisfatto dall’auto privata e il 76% delle merci viaggia su camion, con un incremento spaventoso dalle 37.000 tonnellate per kilometro del 1960 alle oltre 200.000 di oggi. Nello stesso periodo i treni sono passati da 16.000 a 25.000 tonnellate per kilometro e le navi da 8.000 a 40.000. Tutto questo nonostante un cavallo vapore terrestre trasporti circa 150 kg su gomma (uno ferroviario 500) e uno marino fino a 4.000: lo svantaggio energetico di trasportare, per esempio, una tonnellata di arance da Palermo a Genova via terra dovrebbe essere talmente evidente da scatenare una corsa al cabotaggio di cui però non si registra alcuna traccia. Ma non è un problema solo europeo.
Se nel 1990 in Cina c’era un’autovettura e mezza per ogni 1000 persone, quest’anno il governo prevede che ce ne saranno 17, cioè circa 23 milioni di automobili contro gli 8 milioni del 2004. E altre previsioni mettono in conto addirittura quasi 50 milioni di veicoli, se il PIL cinese continuerà a crescere al ritmo esagerato di questi anni. Ciò comporta un innegabile vantaggio per i cinesi che potranno, fra l’altro, abbandonare la bicicletta, ma alcuni disastri di carattere ambientale che non sembra vengano presi in seria considerazione. La prima necessità è quella di asfaltare almeno 150.000 kmq del Paese per farne strade e parcheggi, con il risultato che verrebbe sottratto all’agricoltura un territorio grande come metà delle attuali risaie nazionali. Poi sarebbe inevitabile un enorme problema di inquinamento atmosferico, dovuto al fatto che la motorizzazione della Cina avviene attraverso modelli di automobili che non sono certo il massimo in tema di emissioni inquinanti: pur di avere un’industria produttiva non sono state imposte normative severe di efficienza energetica e non si rispettano parametri ambientali moderni.
Ma le cose non vanno molto meglio quando le guardiamo dal punto di vista del Paese più industrializzato del mondo. Se confrontiamo il parco automobilistico degli Stati Uniti del 2003 con quello del 1981 c’è da restare sconfortati: se il primo avesse avuto le stesse prestazioni e la stessa distribuzione dei pesi del secondo, si sarebbe risparmiato un terzo nei consumi energetici, assecondando quell’andamento virtuoso per cui --dopo la crisi petrolifera degli anni Settanta del XX secolo-- un’auto media percorreva oltre 10 km con un litro contro i 6 del periodo precedente. Ma le automobili statunitensi (e ormai del mondo) utilizzano i miglioramenti in efficienza esclusivamente per fornire accelerazioni più potenti o per un peso maggiore in equipaggiamenti di lusso o di dubbia necessità.
Ma a riflettere bene il problema vero sta nell’inefficienza delle automobili di oggi, che è ormai proverbiale: di tutta l’energia liberata dalla combustione solo il 13% si trasforma effettivamente in trazione, e di questa più della metà riscalda i pneumatici, l’asfalto e l’aria. Il restante 87% dell’energia diventa solo calore e rumore. L’auto è una specie di gigantesca stufa rumorosa che riscalda l’atmosfera e, poi, incidentalmente produce movimento. In pratica solo meno dell’1% di carburante serve in realtà a spingere il veicolo.
L’auto in città significa traffico, rumore, inquinamento e rifiuti, un disagio ambientale ben percepito dai cittadini che, a maggioranza, si dichiarano insoddisfatti per l’eccessiva presenza di auto in Italia, mentre nel mondo siamo arrivati a 750 milioni di autoveicoli circolanti sul pianeta, con un incremento di 50 milioni all’anno per un totale di circa mille modelli. L’auto invade strade e spazi magari utili per altri scopi, irreggimenta le persone e ne scatena le reazioni nervose, si mangia letteralmente il nostro tempo e priva della libertà - invece di favorirla -, distrugge la salute e uccide, ammorba l’aria e produce rifiuti difficilmente riciclabili.
Nel 2000 a Roma c’erano quasi 30 auto ogni cento abitanti, a Napoli oltre 5.500 per kmq (a Roma, che è più grande, “solo” 1.400): sono numeri che dovrebbero imporre provvedimenti drastici. In Italia, su 100 persone che escono di casa ogni giorno per recarsi al lavoro, 2 usano il treno o la metropolitana, 5 il tram e bus, 5,3 la moto, 2,7 la bicicletta, 13 vanno a piedi e ben 72 usano l’automobile. Nessuna speranza.