Una giornata dedicata ai milioni di migranti e rifugiati che ogni giorno partono in cerca di condizioni di vita più dignitose, così la Chiesa ha celebrato la solidarietà internazionale e ha lanciato un avvertimento: non numeri, ma persone.
Domenica 15 gennaio è stata celebrata dalla Chiesa cattolica la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, un appuntamento ormai fisso dell'anno, in cui diventano protagonisti le centinaia di migranti che ogni anno partono dai propri paesi per trovare dignità, rifugio e accoglienza in Italia e in tutto il mondo.
Proprio il Papa Benedetto XVI, in occasione dell'Angelus ha celebrato l'occasione, ricordando al mondo che gli immigrati, "milioni di persone (...) non sono numeri, ma uomini e donne, bambini, giovani e anziani che cercano un luogo dove vivere in pace", indirizzando un saluto ai rappresentanti delle comunità straniere riuniti in piazza San Pietro.
L'evento ha costituito anche un'ulteriore occasione di riflessione sui dati in nostro possesso riguardo ai migranti minorenni, che affrontano viaggi devastanti per arrivare a toccare le coste italiane. Si tratta di circa 360mila minori, regolarmente registrati all'anagrafe italiana e nati altrove, a cui vanno a unirsi i 7.540 minori migranti soli non accompagnati in Italia, di età in gran parte compresa tra i 15 e i 16 anni. Proprio loro sono quelli più a rischio: soli, disorientati e spesso nel paese da meno di un anno (uno su due è arrivato tra il 1 gennaio e il 14 dicembre 2011).
"Il flusso continuo di sbarchi sulle nostre coste nell’ultimo anno ha visto una presenza costante di minori soli non accompagnati, di bambini anche piccolissimi e di donne incinte, in gran parte in fuga dalla Libia ma originari di altri paesi o provenienti dalla Tunisia, in condizioni di precarietà e pericolo estremo che in non pochi casi ha significato la morte in mare - ha dichiarato Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia Europa di Save the Children - Il richiamo del Santo Padre alle cause drammatiche, e purtroppo continue, delle recenti migrazioni come la minaccia di persecuzioni, le guerre, la violenza, la fame e le catastrofi naturali, deve intanto trovare un riscontro più forte ed efficace in un sistema di accoglienza nazionale per i minori più a rischio che necessitano di protezione, non con una logica di sola emergenza che prevede sistemazioni spesso provvisorie e inadeguate. Oltre alle misure per l’accoglienza, deve essere fatto un passo avanti deciso sull’integrazione dei minori di origine straniera nati in Italia o arrivati nel nostro paese in tenera età, per i quali è urgente un percorso agevolato per l’acquisizione della cittadinanza, modificando una delle leggi più obsolete e restrittive d’Europa."
Un appello che risulta quanto mai attuale, dal momento che gli sbarchi a Lampedusa come altrove continuano ininterrotti in questi giorni, e che solo il 10 gennaio è stato lanciato un importante allarme dalla Tunisia per ritrovare oltre 500 migranti partiti e dispersi durante la traversata o all'arrivo in Italia.
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Oggi si celebra la Giornata della Memoria. In Italia come in altre nazioni europee (nonché all’ONU), è stato deciso di istituire per legge un giorno dedicato al ricordo del genocidio nazista e degli orrori della Seconda Guerra Mondiale.
La data scelta, il 27 gennaio, è simbolica: in questo giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa varcarono i cancelli di Auschwitz, liberando i pochi prigionieri ancora sopravvissuti e rivelando al mondo le nefandezze compiute nel lager.
In questi ultimi giorni si sono susseguiti incontri, dibattiti e pubblicazioni su una delle pagine più nere della Storia dell’umanità. Particolarmente significativa la cerimonia tenutasi ieri in Stazione Centrale a Milano per la posa della prima pietra del Memoriale della Shoah. Sarà collocato al binario 21, dal quale tra il 1943 e il 1945 partirono 15 treni piombati carichi di deportati ebrei.
Dimenticare una tragedia simile è impossibile, ma trovare un momento per celebrare ogni anno il sacrificio di milioni di vittime innocenti è sacrosanto, anche alla luce delle inquietanti teorie negazioniste che di recente hanno animato le cronache e scatenato la giusta indignazione dell’opinione pubblica.
Ma pur tra mille difficoltà, il cammino della riconciliazione (politica e religiosa) sembra aver intrapreso una buona strada: la visita di Papa Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma dei giorni scorsi è stata un passo importante, soprattutto perché arrivata dopo un lungo confronto tra i principali esponenti delle comunità cattolica ed ebraica.
Solo attraverso il dialogo e il superamento delle divergenze – storiche e culturali – si può pensare di evitare il ripetersi di tragedie come la Shoah.
Ecco quindi che, pur dovendosi confrontare ancora su scottanti questioni – i leveferiani, il silenzio di Pio XII, Israele - cattolici ed ebrei si trovano uniti in occasioni particolari come la Giornata della Memoria, affinchè il percorso di dialogo che lentamente ha preso vita si rafforzi e porti ad una definitiva riconciliazione.