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Una nuova sfida per il 2010 Anno Internazionale della Biodiversità

Una nuova sfida per il 2010 Anno Internazionale della Biodiversita

Come avevamo già annunciato alcuni mesi fa il 2010 è stato dichiarato l’Anno Internazionale della Biodiversità ed esattamente l’11 gennaio è avvenuta l’apertura ufficiale a Berlino.
Una serie di iniziative di sensibilizzazione si rincorreranno nel corso dei giorni a seguire e nel corso di tutto l’anno, con l’obiettivo di ricordare come la biodiversità svolga un ruolo importantissimo per la vita sulla Terra.
Bioversity International è la più grande organizzazione al mondo che si occupa di ricerca sull’uso e la conversazione della biodiversità e in occasione dell’Anno Internazionale della Biodiversità ha lanciato la campagna di sensibilizzazione “Diversity for Life”: in collaborazione con partner internazionali, questa campagna ha lo scopo di avvicinare il grande pubblico ad un tema importante per il presente e soprattutto per il futuro.
La tutela della biodiversità non deve limitarsi esclusivamente a salvaguardare le specie animali e vegetali a rischio, ma significa anche celebrare la vita stessa: così recita il sito ufficiale dell’International Year of Biodiversity.
Nel 2002 i governi del mondo hanno sottoscritto la Convenzione per la diversità biologica e hanno decretato il 2010 come anno della biodiversità, per difendere la natura dalle azioni dell’uomo, per salvaguardare le specie animali e vegetali a rischio di estinzione. Conservazione della specie quindi, ma anche promozione dell’uso sostenibile delle risorse naturali.
Il 20 gennaio si è tenuto il congresso “Nature” del comitato francese IUCN; poi il 21 e il 22 a Parigi si è svolta l’esibizione sulla biodiversità patrocinata dall’Unesco, durante la quale sono state mostrate alcune soluzioni naturali sulla relazione tra aree protette e cambiamenti climatici.
In Italia l’evento centrale sarà rappresentato dalla “Settimana della Biodiversità”, dal 19 al 23 Maggio all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Sulla rete si può appoggiare la causa attraverso i vari social network come Facebook, Twitter o Flickr e inoltre vi segnaliamo un photo contest indetto da Diversity for Life dove fotoamatori e professionisti potranno partecipare inserendo foto che rappresentino la biodiversità e la natura.

Cosa farai nel tuo piccolo per partecipare all’Anno Internazionale della Biodiversità?

Foto di WorldIslandInfo.com

Greenpeace dà i voti ai leader mondiali

Greenpeace da i voti ai leader mondiali

Prima che la Conferenza mondiale sul clima di Copenhagen iniziasse, Greenpeace ha fatto il punto della situazione cercando di capire quanto i leader stiano effettivamente facendo per mantenere le promesse.
Nella Guida alle politiche climatiche si analizzano le strategie di lotta ai cambiamenti climatici basate su quattro criteri:

  • riduzione delle emissioni;
  • risorse finanziarie investite per tale realizzazione;
  • lotta alla deforestazione;
  • azioni interne.

Si scopre così che al primo posto per sforzi profusi e risultati ottenuti c’è Tuvalu, minuscola nazione minacciata dall’innalzamento delle acque che ha ottenuto il punteggio più alto in tutte le categorie.

All’ultimo posto ci sono invece gli Stati Uniti; si sta dibattendo sulla riduzione del 4% entro il 2020, ma gli esperti avevano fissato la soglia al 40% per quella data, anche nelle altre categorie totalizzano punteggi molto bassi.

In Europa come siamo messi?
Lo stato peggiore risulta la Spagna per gli scarsi interventi a favore dei Paesi del Sud del mondo, per la lentezza con cui sono portate avanti le politiche di dismissione del nucleare a favore di fonti rinnovabili.
L’Italia purtroppo la segue a ruota. Non ha rispettato l’abbattimento delle emissioni dei gas serra, che sono invece aumentate; e il ritorno di impianti a carbone emetterà ulteriore CO2.

A sorpresa la Cina risulta, fra i grandi del mondo, il Paese migliore. Intenzionata a ridurre in maniera significativa le emissioni, sta portando avanti un’invidiabile crescita di forme di energia rinnovabili e sono attenti alle biodiversità.

Foto di Greenpeace

“Beauty farm fai-da-te”: ecco il nuovo pericolo ambientale

Porto Selvaggio

Passeggiando in riva al mare nel magnifico Porto Selvaggio, un parco naturale regionale del Salento che si trova a poche decine di chilometri da Gallipoli (LE), non sarà difficile imbattervi in vari team di Legambiente.
Qualcuno li chiama i “Guardiani della Natura”: sono giovani volontari che effettuano servizi di informazione e di vigilanza nella baia. Le loro attività di controllo sono di vitale importanza per salvaguardare questo angolo di paradiso.
Un nuovo pericolo infatti incombe: si tratta dell'erosione “umana” (se così la si può definire) operata dai bagnanti.
Da qualche estate a questa parte si è pericolosamente diffusa una leggenda – del tutto infondata – secondo la quale si crede che la polvere ricavata dalla frantumazione delle rocce salentine abbia delle benefiche proprietà terapeutiche ed estetiche.
Sembra incredibile, ma diversi turisti – ma certamente sarebbe più appropriato chiamarli vandali - armati di martello e picozze, si accaniscono quotidianamente sulla scogliera: la sbriciolano con l'unico scopo di ottenere dei fanghi argillosi da cospargere sulla pelle.
Numerose sono state le sanzioni amministrative prescritte a seguito degli interventi dei Carabinieri, messi in allarme dalle tante proteste di altri turisti che invece hanno ancora a cuore le sorti del parco naturale.
Occorre considerare che gli scogli, se vengono privati della loro superficie esterna rocciosa, subiscono più rapidamente l'erosione marina.
Ogni estate la riserva, immersa in una splendida pineta, perde, a causa di questi scempi, decine e decine di metri quadri di patrimonio naturalistico.
A distanza di un decennio, riaffiorano così gli spettri della pesca di frodo e di quella devastante del dattero di mare - bandita nel 1998 con apposita legge. Lo sfruttamento e la distruzione dei fondali e delle scogliere sono reati ambientali, che non solo comportano l'erosione della costa, ma compromettono seriamente la sopravvivenza della ricca biodiversità e dell'intero habitat di Porto Selvaggio.

Come pensi si possa contribuire alla tutela di questi parchi marini?
Secondo te, quali sono i metodi più efficaci per contrastare gli “attacchi umani” alle scogliere e quali quelli per mettere fine alla pesca di frodo?

La biodiversità delle zone umide

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Secondo la convenzione di Ramsar (Convenzione internazionale relativa alle Zone Umide d’importanza internazionale) la zona umida viene definita come un’“estensione di pantani, paludi, torbiere o acque a regime naturale o artificiale, permanenti o temporanee, dolci, salmastre o salate, includendo le estensioni di acqua marina la cui profondità, durante la bassa marea, non superi i sei metri”.

Questo trattato internazionale (firmato nella città iraniana di Ramsar nel 1971, ma entrato in vigore a partire dal 1975) ha lo scopo di proteggere particolari ecosistemi e cerca di dettare le linee guida per impiegare le attività umane compatibili con le caratteristiche naturali dell’ambiente.

Le zone umide rivestono una notevole importanza ecologica: sono fondamentali per stabilire gli equilibri idrologici e per garantire la sopravvivenza della biodiversità delle forme viventi.

In alcuni paesi dell’Africa Saheliana le zone umide rappresentano una delle risorse economiche principali: le popolazioni che vivono in queste aree soddisfano così le loro esigenze di approvvigionamento idrico (essendo dei veri e propri bacini di raccolta) e hanno la possibilità di svolgere attività, quali la pesca, l’agricoltura e l’allevamento – oltre ad essere una fonte di alimentazione.
Le zone umide più importanti di questa regione sono il Delta del Senegal, il Delta Interno del Niger e il lago Chad.
Sono territori pianeggianti, soggetti a inondazioni periodiche, con laghi e stagni perenni o stagionali.
Sono caratterizzati da una grande varietà vegetale (coltivazioni erbacee) e sono popolate da molte specie ittiche, una grande varietà di uccelli e da vari mammiferi, tra i quali l’ippopotamo e il lamantino (incluso nella "Convenzione sul commercio internazionale di specie in pericolo” del 1973). Questo singolare (e sempre più tristemente raro) mammifero è in serio pericolo di estinzione a causa del suo alto valore alimentare (la sua carne è ricca di proteine oltre ad essere – sembra - squisita) e in seguito a catture da parte di varie etnie africane per preparare riti e cerimonie.

Come pensi si possa continuare a preservare la biodiversità di questi luoghi naturali, sempre più in pericolo e quindi sempre più rari?
Esistono anche in Italia diverse zone umide: le avete già visitate?

Foto di SeryM

2010: Anno Internazionale della Biodiversità

In questo post potete trovare maggiori informazioni sulle iniziative legate all'anno della biodiversità

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La Convenzione per la diversità biologica (CBD) è un protocollo approvato nel dicembre del 1993 per la difesa e la salvaguardia della Terra e di tutte le sue specie: nell'aprile del 2002 i governi sottoscriventi si sono posti l'importante obiettivo di raggiungere entro il 2010 una significativa riduzione della perdita di biodiversità a livello globale, nazionale e regionale.
Anche l'ONU ha inserito questo obiettivo tra i Millennium Development Goals, una lista di sette mete fondamentali per lo sviluppo e la salvaguardia della Terra: i punti principali riguardano la protezione dei mari, della fauna a rischio d'estinzione e della flora distrutta dalla deforestazione.
La CBD ha anche istituito una pubblicazione ufficiale d'informazione, il Global Biodiversity Outlook: il terzo volume uscirà nel 2010, proclamato Anno Internazionale della Biodiversità. Le molte organizzazioni coinvolte si riferiscono a questo evento con la sigla '2010 Target', sottolineando la volontà di ottenere risultati concreti entro questa data.
Allo scopo di misurare gli effettivi miglioramenti, la European Environment Agency ha ideato il SEBI: si tratta di un indicatore calcolato su parametri predeterminati e scientifici, che riassume la situazione per ogni nazione in merito alla biodiversità.
Le associazioni stanno lavorando giorno per giorno per raccogliere informazioni, organizzare manifestazioni, eventi e summit, sperando che la buona volontà sia corrisposta da risultati concreti.

Il 2010 pare lontano, ma per aiutare la Terra non c'è tempo da perdere: in Italia osservate delle migliorie nella preservazione della biodiversità? Quali sono le zone che richiedono maggior intervento? Cosa vorreste che accadesse nel nostro Paese, in occasione dell'Anno Internazionale della Biodiversità?

Foto di foxypar4

Gio, 27/08/2009 - 14:54 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

La mappa della biodiversità

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La biodiversità può essere definita come la varietà di vita presente sulla Terra, sia per quanto riguarda la flora che la fauna. Purtroppo questo patrimonio è sempre più minacciato e, nei casi più gravi, il rischio d'estinzione è serio: i cambiamenti climatici, lo sfruttamento della Terra senza regole, le attività di bracconaggio, la desertificazione, l'inquinamento: sono solo alcune delle cause del problema.

E' anche difficile comprendere quali siano le situazioni più critiche e dove si trovino le reali zone d'emergenza, e coloro che sono preoccupati per il nostro Pianeta possono facilmente smarrirsi alla ricerca di informazioni.

Con lo scopo di rappresentarle in maniera immediata, la Conservation International ha creato una funzionale mappa interattiva: rappresenta una carta geografica su cui sono appuntati i 'Biodiversity hotspot', ovvero i punti in cui la biodiversità è correntemente a rischio. A ogni punto corrisponde una breve descrizione dei problemi che caratterizzano la zona, con la possibilità di attingere a notizie più approfondite.
La Conservation International è un'organizzazione fondata nel 1987 a Washington da un piccolo gruppo di persone interessate alla protezione della natura, e da molti anni si occupa di aziende (e nazioni, in certi casi) che vogliono acquisire un profilo eco-friendly.
Con la loro mappa si può esplorare virtualmente la biodiversità mondiale attraverso il proprio computer, scoprire cosa sta accadendo sulla Terra e divenire consapevoli delle minacce che stanno distruggendo alcuni dei suoi meravigliosi luoghi.
Pensate che questi siti e questi strumenti siano utili? Ne conoscete altri? La divulgazione della conoscenza tramite Internet può essere un fattore determinante nella salvaguardia del Pianeta e della sua preziosa biodiversità?

Foto di chris17nz

La biodiversità europea: una questione ancora difficile.

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Il 13 luglio scorso la Commissione Europea ha pubblicato la prima relazione sulla biodiversità delle nazioni appartenenti all'Unione (scarica il pdf della Relazione).

Nel rapporto si descrive la situazione dal 2001 al 2006 dei venticinque Stati membri e di undici regioni bio-geografiche (sette macro-aree terrestri e quattro marine), e sono state prese in considerazione 1.182 specie animali e 216 tipi di habitat protetti dalla legislazione comunitaria.
Le aree più danneggiate risultano quelle erbose, umide e costiere, e le cause sono molteplici: l'agricoltura intensiva che impoverisce il terreno, lo sviluppo urbano che danneggia le zone marittime, il turismo di massa che non rispetta gli habitat.
Per quanto riguarda le regioni bio-geografiche, la maggioranza delle rilevazioni ha attestato un livello d’insufficienza delle condizioni di biodiversità (soprattutto nell'habitat del Mediterraneo e dell'Atlantico, che hanno raccolto ben poche valutazioni positive).
Anche i rilevamenti sulle specie non sono buone: il 52% sono risultate insoddisfacenti e ben il 31% sono classificate come 'sconosciuto'; l'UE ha dovuto fronteggiare infatti una notevole carenza di dati su molte specie e habitat, soprattutto per quanto riguarda le aree meridionali del Vecchio Continente e l'ambiente marino.

Da una parte le specie che soffrono maggiormente sono gli anfibi e i rettili, a causa della sparizione progressiva del loro habitat naturale e dei cambiamenti climatici; dall'altra parte si può osservare uno spiraglio positivo nel progressivo aumento di specie protette come il lupo, la lince eurasiatica, il castoro e la lontra.
Nel 2010, l'Anno Internazionale della Biodiversità, i risultati dovranno essere più consistenti, e questa relazione può fungere da base solida da cui partire e guardare al futuro.

Quali cambiamenti potranno riguardare l'Europa? Cosa occorre fare per portare delle migliorie nella biodiversità comunitaria?

Foto di Kalense Kid