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Opinioni e speranze di blogger sull'Area C

Milano Area CAbbiamo sottoposto ad alcuni blogger, milanesi e non, qualche domanda sulle loro aspettative riguardo l'Area C, che dal 16 gennaio sarà attivata a Milano nella zona interna alla Zona a Traffico Limitato Cerchia dei Bastioni, che servirà a ridurre traffico e inquinamento, e che fino a ora ha suscitato pesanti polemiche sia da parte dei residenti del centro che di chi vive all'esterno. Ecco cosa ne pensano.

Delle persone intervistate, alcune di loro abitano fuori dal centro o fuori Milano e lavorano invece all'interno della ZTL Cerchia dei Bastioni. Per loro gli spostamenti in città sono principalmente a piedi, con i mezzi ATM o TreNord e con la bicicletta (privata o BikeMi).
L'automobile è un mezzo difficile da usare in città a causa della congestione stradale, della difficoltà di parcheggio, e dello stress generale causato dai tempi di spostamento, dall'aria irrespirabile e dall'elevato tasso di incidenti.

Le urgenze di ridurre il traffico e l'inquinamento per rendere Milano più bella e più sana vanno di pari passo, ma quello che deve cambiare è sia le abitudini dei cittadini negli spostamenti, che il supporto alla viabilità da parte dell'amministrazione pubblica, che deve sostenere questi cambiamenti migliorando il trasporto pubblico, rendendolo più capillare, efficiente e a basso impatto, implementando e aumentando le infrastrutture per i ciclisti (piste ciclabili e bike-sharing) e i pedoni e le corsie preferenziali per pullman e autobus.
Una viabilità più ragionata, che sfavorisca gli spostamenti in auto ma che preveda una maggiore manutenzione delle strade, parcheggi convenzionati agli ingressi della città e un servizio pubblico potenziato e più ecologico, che sia veramente una valida alternativa all'auto in centro e in tutta la città. 

Probabilmente i cittadini che abitano fuori dalla ZTL Cerchia dei Bastioni saranno piuttosto penalizzati (per un possibile aumento del traffico e pm10), in particolare nel primo periodo di avviamento dell'Area C (che si prevede piuttosto caotico), così come anche i pendolari potrebbero risentire delle nuove norme se la rete pubblica non venisse ulteriormente ampliata. La speranza è comunque che i cittadini riducano l'uso dell'auto quando possibile a favore del trasporto pubblico o della mobilità dolce, con il supporto però da parte del Comune e dell'Azienda Trasporti Milanesi (ATM).
Per il momento infatti le reti di trasporto pubblico operano soltanto in orari giornalieri e feriali (ora anche di notte nei weekend ma solo su reti di superficie), mentre andrebbero potenziate nelle ore notturne e nei weekend e rese inoltre più sicure.

35/365 Imporre una riduzione del traffico privato sarà un grande vantaggio per tutti, soprattutto nella misura in cui si comprenda il valore di una città che mira a essere più smart, e che quindi abbia spazi verdi ampliati, sia a misura d'uomo (e di donna) e goda di infrastrutture dedicate alla mobilità dolce e a basso impatto ecologico. Peraltro i costi di mantenimento di un'auto sono talmente alti (parcheggio o garage, bollo, assicurazione, aumenti di prezzo della benzina, alto tasso di incidenti), da far pensare che l'Area C possa migliorare non solo lo stato dell'aria, ma anche, a fronte del periodo congiunturale che ancora stiamo attraversando, salvaguardare le tasche dei cittadini.
E se diminuisce il traffico il tempo di percorrenza dei mezzi si riduce, pertanto la maggior parte dei cittadini sarà propensa a lasciare la macchina per utilizzare i mezzi pubblici.

La situazione sembra spaventare i cittadini ed è ancora poco chiara ai più, in quanto gli incontri fra i cittadini e le pubbliche amministrazioni nelle nove zone coinvolte della città, invece di rendere più comprensibile la situazione, l'hanno resa più contorta con cambi di marcia e di direzione (ipotesi di abbonamenti o sconti per i residenti), con una strategia di comunicazione spesso confusa. 

Sembra sicuro per ora il divieto di accesso e transito a veicoli (moto e macchine) alimentati a benzina Euro 0 e di veicoli di lunghezza superiore a 7 metri negli orari imposti dalla zona a traffico limitato.
Inoltre i fondi che saranno raccolti dai pagamenti dei ticket dell'area C dovranno essere sfruttati per realizzare più aree verdi e piste ciclabili e incrementare i mezzi pubblici a basso impatto, car e bike-sharing, come decretato dal Referendum del giugno 2011 "per ridurre traffico e smog attraverso il potenziamento dei mezzi pubblici, l’estensione di Ecopass e la pedonalizzazione del centro; raddoppiare gli alberi e il verde pubblico e ridurre il consumo di suolo; conservare il futuro parco dell’area Expo; risparmiare energia e la ridurre le emissioni dei gas serra".

Nell'ottica del miglioramento della vita dei cittadini a cui si sta chiedendo uno sforzo in più sarà necessario spingere sulle promozioni per incentivare l'uso mezzi pubblici, con sconti a musei e cinema, estensione dell'orario di fine corsa dei mezzi ATM nel weekend, miglioramento dei percorsi per le bici, della segnaletica e del manto stradale nelle zone più pericolose per i ciclisti.

Questa iniziativa sarà utile per migliorare Milano? Occorrerà capire se si tratta di un effettivo cambio di rotta al quale faranno seguito molti altri provvedimenti pro-cittadini o se la cosa rappresenterà solo un progetto isolato di breve respiro. Per il momento si sa che il progetto sarà sperimentato per 18 mesi, durante i quali si potranno misurare le reazioni dei cittadini e l'effettiva diminuzione delle polveri sottili, sia in centro che, si spera, in tutta la città.
Ancora troppa gente usa l'auto anche quando potrebbe farne a meno, specie per muoversi nel centro, che è già ben servito dai mezzi. 
Ma è giusto far pagare anche i residenti o i proprietari delle attività commerciali, dando loro un numero limitato di "ingressi omaggio" e poi offrendo un "prezzo scontato"? È intorno a questa questione che ruotano le principali proteste dei cittadini, ma è anche una soluzione drastica e forse risolutiva. Mi piace pensare che i soldi pagati per l'accesso all'Area C non siano un autorizzazione a inquinare ma solo l'eccezione sporadica, quando davvero non si può fare a meno dell'auto.

Milano, core meu Abbiamo chiesto anche ad Antonio Patti, dipendente dell'ATM, di raccontarci la sua opinione, ed ecco le sue parole:

AVC - Vivi o lavori in centro a Milano?
Antonio Patti - Si, vivo da due anni nella zona di piazzale Lodi e lavoro in Foro Buonaparte.  

AVC - Come ti sposti in città?
AP - Lavorando in ATM  da quattro anni utilizzo solamente i mezzi pubblici e il BikeMi. Ovviamente cammino moltissimo anche a piedi. Un anno fa acquistai una moto, ma mi resi conto che era troppo costosa per i vantaggi che offriva, quindi l’ho rivenduta dopo meno di 12 mesi. Adesso se ne avessi la reale necessità comprerei una piccola auto o uno scooter per usarlo però sempre e solo in casi eccezionali fuori dagli orari di lavoro.

AVC - Cosa è più urgente per te, ridurre il traffico per rendere Milano più bella o ridurre l'inquinamento per renderla più sana?
AP - In Inghilterra si sono inventati l’“indice di felicità dei cittadini” che credo non possa prescindere né dal traffico, né dall’inquinamento. Io vorrei una città in grado di soddisfare le mie esigenze e che desse la possibilità di realizzarsi come lavoratori e come uomini. Una qualità della vita di questo livello però non è solo un diritto, ma anche un dovere che come cittadino devo rispettare. Una Milano più bella dipende anche dalle mie abitudini che sono disposto a cambiare per avere una città che mi renda felice e fiero.

AVC - Pensi che i cittadini che abitano fuori dalla ZTL Cerchia dei Bastioni saranno penalizzati (per maggiore traffico e pm10) oppure ci sarà un cambiamento nelle abitudini di tutti a favore di biciclette e mezzi pubblici?
AP - Ci dovremo adattare tutti perché credo che ormai il cambiamento sia improcastinabile. L’Area C credo ci aiuterà a entrare in una dimensione più europea e mondo-sostenibile. Fuori dai Bastioni sicuramente dovranno imparare a utilizzare i mezzi pubblici, mentre dentro la cerchia spero aumenti l’utilizzo dei mezzi e delle biciclette che, in assenza di auto, viaggeranno più sicure.  

AVC - Come pensi che dovrebbero essere sfruttati i fondi che saranno raccolti dai pagamenti dei ticket dell'area C?
AP - Sicuramente per potenziare i trasporti pubblici, creare nuovi parcheggi e aumentare il biche sharing, le piste ciclabili e le rastrelliere. È necessario poi creare degli eventi che valorizzino il “nuovo centro” a scopo turistico, ricreativo e sociale.    

AVC - Pensi che questa iniziativa sarà utile per migliorare Milano oppure è l'ennesimo pretesto per spillare soldi ai cittadini?
AP - Una volta che il sistema Area C si sarà assestato con le modifiche e i perfezionamenti necessari, l’accesso con i mezzi privati dentro i Bastioni sarà un “servizio a pagamento” richiesto occasionalmente in caso di necessità, mentre avere dei mezzi efficienti e un centro vivibile diventerà un diritto. Quel giorno, quando forse avremo cambiato modo di pensare e vivere la nostra quotidianità, allora Milano sarà una città migliore. 

Antonio Patti - Lavoro da filosofo

Grazie anche a MimiJoy, Alberica di Carpegna, Ivan, Umbazar, Ruby, Sharon Sala, SophieBoop, Lele Rozza.

Foto: Flickr POST CORRELATI:
Milano nel 2030 sarà una smart city>>
Dal 16 gennaio 2012 sarà attiva l'Area C a Milano>>



Italia, dove finiranno le scorie nucleari delle nostre centrali

rifiuti nucleari Chi pensava che il tema del nucleare si sarebbe chiuso, almeno in Italia, con il referendum dello scorso giugno probabilmente si sbagliava. E di grosso. Il tema infatti è ancora caldo e si riaccende in occasione della presentazione del piano industriale 2011/2015 della Sogin, la società di Stato incaricata del decommissioning degli impianti nucleari in Italia e della gestione dei rifiuti radioattivi.

Nel piano quinquennale si legge, ed è oggetto di particolare discussione, la realizzazione di un deposito nazionale di rifiuti, nel quale confluiranno scorie dal decommissioning degli impianti e dalle attività di medicina nucleare, e che custodirà circa 80mila metri cubi di rifiuti a bassa e media intensità e circa 12.500 metri cubi ad alta intensità. “Il Deposito Nazionale – ha dichiarato Giuseppe Nucci, Amministratore Delegato di Sogin - sarà realizzato all’interno di un Parco Tecnologico, centro di eccellenza italiano, dedicato alle attività di ricerca e formazione per il decommissioning e la gestione dei rifiuti radioattivi”. Un deposito che, assicura ancora Nucci, sarà realizzato seguendo i più avanzati criteri di eco-compatibilità.

Ma le domande che si pongono in molti non riguardano tanto l'efficienza energetica del futuro deposito quanto piuttosto la sicurezza. Dove sarà realizzato il contenitore per tutte le scorie radioattive del paese? La Sogin ha stilato una lista, non ancora resa pubblica, di 50 siti papabili sul territorio nazionale. Tutta l'operazione ha un costo che si aggira intorno ai 4,8 miliardi di euro, se si considerano tutte le operazioni da compiere affinché si arrivi per il 2025 al decommissioning completo. Per il momento le attività della Sogin hanno pianificato operazioni per 400 milioni di euro. I tempi per la realizzazione finale del deposito non sembrano molto veloci; si parla di cinque anni per la progettazione e le autorizzazioni e altri quattro per la costruzione.

Nove anni, dunque, a partire dal momento in cui l'Agenzia per la sicurezza nucleare sarà operativa. Rimane da capire come sceglieranno il sito, così come rimane tutto da immaginare cosa avverrà nel luogo prescelto nel momento in cui verrà reso noto; e soprattutto rimane da capire come verranno gestite le eventuali reazioni della popolazione del territorio destinato ad ospitare i rifiuti radioattivi, così come non è chiaro se la cittadinanza sarà in qualche modo coinvolta nella scelta.

Negli Usa ad esempio, la Commissione pubblica che si occupa delle strategie sull'energia nucleare, ha scelto di aprirsi alla discussione e al dibattito utilizzando la Rete. La Nuclear Regulatory Commission ha aperto un canale su YouTube, un profilo Twitter (@NRCgov) e un blog dove il presidente della Commissione, Gregory B. Jaczko, ha partecipato a due webinar, incontri durante i quali ha interagito con decine di bloggers, organizzati con il supporto di due associazioni, una favorevole e una contraria a scelte nucleariste. Forse negli Stati Uniti qualcuno ha capito che ci sono scelte pubbliche intorno alle quali il web può non solo essere uno spazio di discussione aperta, ma anche lo spazio per coinvolgere parti di opinione pubblica capaci di mobilitare le opinioni altrui. Un po' come è successo da noi col referendum.

 

Immagine di StefrogZ

 



Dom, 16/10/2011 - 20:04 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

La civiltà dell’empatia: Jeremy Rifkin incontra i blogger

Pubblichiamo su avoicomunicare il racconto di Piero Tagliapietra, blogger e inviato di Avoicomunicare durante l'incontro di venerdì scorso tra una delegazione di blogger italiani e Jeremy Rifkin.

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Venerdì 19 marzo, all’Hotel Splendide Roya di Roma, io e altri blogger che conosco (Mafe, Gallizio, Marina Remi, Giulia Blasi, Ezekiel, Bastet, Antonio Pavolini) abbiamo avuto il piacere d’incontrare Jeremy Rifkin per poter discutere del suo nuovo libro: “La civiltà dell’empatia”. Una buona parte dell’incontro potete trovarla ricercando #Rifkin su Twitter o su Friendfeed, il live blogging è stato infatti piuttosto intenso.

L’incontro è iniziato nel migliore dei modi: Rifkin si è dimostrato fin da subito estremamente disponibile e incuriosito, era la prima volta infatti che presentava il suo libro a una sola platea di blogger ed era sinceramente entusiasta: lo ha definito un momento storico.

Non vi racconto tutto il libro anche se è estremamente interessante, e se volete farvene un'idea potete scaricare il primo capitolo gratuitamente dal blog dello stesso Rifkin. Il testo fondamentalmente rilegge la storia cambiandone la prospettiva: se invece di vedere l'uomo come un essere razionale ed egoista (una visione che ha contraddistinto la maggior parte delle varie filosofie), alla luce delle nuove scoperte della biologia rileggessimo la nostra storia?

Veniamo al sodo: Rifkin ha una notizia buona ed una cattiva. Quella cattiva è che siamo sull’orlo dell’estinzione; quella buona è che siamo ancora in tempo per poter cambiare. Il cambiamento è possibile grazie ad alcune scelte che stanno avvenendo:

  1. La transizione verso edifici in grado di produrre l’energia di cui necessitano
  2. La capacità d’immagazzinare l’energia in eccesso tramite le celle ad idrogeno
  3. Un sistema che sia in grado di distribuire l’energia nei vari punti della rete

Secondo Rifkin l’analogia tra rete e sistema energetico è molto forte: avremo in futuro infatti utenti che produrranno singole parti, pezzi d’energia/informazioni che verranno immagazzinate (come avviene sui server) per poi essere messe in comunicazione tra loro; inoltre, all’occorrenza, i singoli utenti potranno sostenersi creando un sistema che, individualmente non è nemmeno immaginabile. Ma per comprendere se questo cambiamento sia possibile o meno abbiamo bisogno dell’homo empaticus.

La storia, per quanto la conosciamo, ha sempre proposto una visione dell’uomo come soggetto razionale, calcolatore, un contenitore vuoto  che senza la presenza di uno stato o di un autorità superiore, avrebbe divorato i suoi stessi simili (come ricorda Hobbes con la frase Homo Homini Lupus). Ma questa visione, sostiene Rifkin, è solo una parte della nostra storia: andando ad osservare con cura lo scorrere del tempo, alla luce di alcune scoperte chiave nel campo della biologia, possiamo rileggere tutta l’evoluzione dell’uomo. Come? La tecnologia e comunicazione vivono in simbiosi, una sorta di spirale che si autoalimenta: le nuove forme di tecnologia necessitano di forme di comunicazione più avanzate e strumenti di comunicazione più avanzati permettono di potenziare il commercio e di creare nuove tecnologie, un processo descritto molto bene anche da Peppino Ortoleva ne “Il secolo dei Media”. La condivisione rappresenta, se vogliamo, l’apice di questo aspetto empatico.

Ma veniamo all’incontro:

Le quattro risposte più interessanti dal mio punto di vista che sono emerse (oltre all’empatia come fine del Machismo) sono legate a tre aree: Politica, Economica, Culturale

Politica
Una delle frasi che ha detto Rifkin, e nella quale mi sono riconosciuto quasi completamente, è il fatto che non abbia più senso la distinzione tra partiti di destra e di sinistra, la vera differenza non si gioca più su questo campo. Quello che distingue le politiche ed orienta le visioni è il modo di interpretare il sistema e adesso la linea di demarcazione tra i partiti (e che possiamo dal mio punto di vista applicare tranquillamente anche alle imprese) è tra sistema centralizzato versus distribuito. Le scelte della politica sono fondamentali perché senza di essa non possono essere realizzati i grandi cambiamenti che ci aspettano, dal punto di vista economico e culturale.

Cultura
Gli aspetti culturali della rivoluzione necessitano di nuovi paradigmi educativi: il sistema distribuito è una realtà per molti dei ragazzi che usano internet per conoscere e trovare nuove informazioni senza legarsi più ad una singola fonte. Il problema del copyleft dovrà essere affrontato nelle scuole: come possiamo infatti pretendere che i ragazzi comprendano il valore della condivisione se la condivisione delle informazioni è visto come “cheating” ? E qualcuno faceva notare come questo sia altrettanto vero nelle aziende...
Un altro aspetto da tenere in considerazione legato al nuovo paradigma culturale è l’appiattimento linguistico che stiamo vivendo e che rappresenta, se vogliamo, il lato negativo di questa sistema distribuito. In modo da poter comunicare con tutti, molte parole, difficili in alcuni casi da utilizzare diventano sempre meno usate. Il rischio è quello di perdere quindi il nostro vocabolario, ampio e specifico, in favore di una lingua condivisa e semplice. Questo è un problema che dovrà essere affrontato insieme alla potenziale perdita di attenzione, sembra che il nuovo modo di fruire le informazioni comporti un’attenzione distribuita, che difficilmente però è in grado di rimanere focalizzata su un singolo argomento. Questo rappresenta un grosso problema, anche per il modello ipotizzato da Rifkin: l’empatia necessita di una grande attenzione che deve essere rivolta verso se stessi e verso l’altro.
 
Economia
In che modo finanziarie il passaggio verso l’energia rinnovabile? Uno degli esempi più interessanti citati da Rifkin su come finanziare il passaggio da un sistema energetico legati a sistemi tradizionali verso fonti rinnovabili è l’azione di Philips a Roma. L’azienda si è infatti offerta di pagare la sostituzione di tutte le lampadine della capitale con dei Led: e i ricavi da dove arrivano? La città di Roma paga a Philips l’equivalente del risparmio elettrico conseguito: maggiore il risparmio, maggiore il guadagno conseguito per l’azienda. Lo trovo veramente geniale.

Sicuramente avremmo passato tutto il giorno a parlare con Rifkin, interessante nelle sue riflessioni e disponibile nel fornire risposte, ma purtroppo il nostro tempo a disposizione si è esaurito molto in fretta. La conversazione non è finita qui però: Jeremy (diamogli del tu) ha infatti detto che, in caso di altre domande sarebbe stato possibile scrivergli sul suo blog o inviargli una mail: “risponderò sicuramente”.

Foto di Pierotaglia



L’inaugurazione del The Hub Milano

The Hub Milano

Giovedì sera è stato inaugurato lo spazio The Hub milanese di via Paolo Sarpi 8.
Per raccontarvelo abbiamo scelto di usare le parole di una nostra inviata: Michela Cimnaghi, cimny sui social network, autrice di un blog, Aleardi10, che prende il nome proprio da una via a pochi metri dal luogo in cui è stato aperto il locale.

L’inaugurazione di The Hub, lo scorso giovedì, è stata veramente un successo, a riprova che quando i progetti sono interessanti il pubblico interessato c’è. Un’idea composita e ambiziosa: un’impresa che generi profitto ma con obiettivi etici, spingendo nuove idee sociali con un piano economico che garantisca sostenibilità ai progetti.
Personalmente ho vissuto l’evento non solo come una bella festa ma anche e soprattutto come un bel momento di condivisione dei valori che The Hub vuole portare in Italia.
Le tre parole chiave per me sono state: sostenibilità, innovazione, interazione.

Sostenibilità: un mondo radicalmente migliore e sostenibile è il cuore della vision e il vero obiettivo della rete di social business nata a Londra poco più di 4 anni fa. A Milano sono sostenibile anche:

  • il progetto architettonico della location fatto da Controprogetto che ha realizzato tutti gli arredi interni utilizzando materiali di recupero e scarti di lavorazione rigenerati e ricomposti
  • il progetto work in progress di Ufficio Sostenibile che ha aggregato tutte le realtà che sono già membri di The Hub.

Innovazione: un modello d’imprenditoria che attraverso idee innovative risolva le sfide sociali e ambientali, dimostrando che il profitto e l’etica possono coesistere.
L’innovazione sociale come base del social business e di tutte le realtà che fanno parte della rete di The Hub, spaziando dalla rigenerazione dei beni ICT di Fastinking e Rigeneriamoci a Greenbean la prima agenzia italiana di comunicazione per la sostenibilità come valore di marca; dai corrieri in bicicletta UBM al primo network di prestiti tra persone Prestiamoci (di cui abbiamo parlato anche nel post ....); da Refeel che sviluppa, realizza e gestisce impianti per la produzione di energia rinnovabile a Witness Journal (op0't), il progetto di fotogiornalismo online focalizzato su grandi temi e giovani fotografi e molti altri. 103 membri associati ad oggi per moltissime idee in grado di migliorare la vita.

Interazione: le chiavi del successo dei progetti incubati dentro a The Hub sono lo scambio e l’interconnessione tra conoscenze, talenti, il team di facilitatori di Host, i capitali finanziari. Un luogo fisico del quale diventare membri non solo per avere una postazioni di lavoro in “un habitat d’ispirazione” ma anche e soprattutto per avere la possibilità di lavorare, collaborare e condividere conoscenze ed esperienze.

Un altro importante elemento, secondo me d’impatto immediato sulla società milanese, è la scelta di una location nel cuore di Chianatown; non ho chiesto il motivo della scelta a Federica, Nicolò e Alberto - i fondatori di The Hub - ma mi piace pensare che simbolicamente ci sia la volontà di posizionarsi su un crocevia culturale complesso ma anche d’ispirazione e concretamente si lanci un messaggio di riqualifica sociale dell’intera area.



La civiltà dell'empatia

La civilta dell empatia

La corsa verso la coscienza globale nel mondo in crisi è l'argomento centrale del nuovo libro di Jeremy Rifkin, economista americano che avevamo già intervistato in una live chat su avoicomunicare qualche tempo fa.

Secondo Rifkin la Storia non sarebbe altro che una lotta senza quartiere tra individui isolati, solo occasionalmente uniti da ragioni di mera utilità e profitto. Ma negli ultimi decenni alcune sensazionali scoperte nel campo della biologia e delle neuroscienze hanno messo in dubbio questa tesi e hanno dimostrato, al contrario, che uomini e donne manifestano fin dalla più tenera età la capacità di relazionarsi con gli altri in maniera empatica, percependone i sentimenti, in particolare la sofferenza, come se fossero i propri. Alla luce di questo nuovo approccio, Jeremy Rifkin propone una radicale rilettura del corso degli eventi umani. Se nel mondo agricolo la coscienza era governata dalla fede e in quello industriale dalla ragione, con la globalizzazione e la transizione all'era dell'informazione, si fonderà sull'empatia, ovvero sulla capacità di immedesimarsi nello stato d'animo o nella situazione di un'altra persona.

Tale risultato è stato però ottenuto a caro prezzo: per crescere e prosperare, società via via più complesse e sofisticate hanno richiesto sempre maggiori quantità di energia e risorse naturali, imponendo un pesante tributo all'ambiente sotto forma di un notevole aumento dell'entropia. Un'incessante spoliazione che rischia, adesso, di compromettere definitivamente la salute della terra e di pregiudicare la sopravvivenza stessa della specie umana.

Ma per Rifkin non tutto è perduto. Mentre le società depredavano i beni della natura, si è fatta silenziosamente strada una nuova "coscienza biosferica" che ha la forza di renderci davvero solidali con il pianeta che abitiamo, portandoci a ridefinire il corso dello sviluppo economico e i nostri stili di vita nella direzione di una maggiore sostenibilità ambientale. Sta a ognuno di noi far sì che questa nuova "civiltà dell'empatia" veda la luce prima che sia troppo tardi.

In occasione della presentazione italiana del suo ultimo sforzo letterario Rifkin torna quindi in Italia per parlare con la rete, e per la precisione con alcuni blogger italiani.
Avoicomunicare partecipa a questo incontro che si sta svolgendo stamattina, grazie al contributo di Piero Tagliapietra, giovane blogger appassionato di comunicazione e semiotica, che ci racconterà l'atmosfera e il contenuto di questa chiacchierata.



I blogger a "Fa la costa giusta! 2010"

I blogger a Fa la costa giusta! 2010

Tra i circa 65.000 visitatori della fiera del consumo critico non è mancato affatto il contributo del popolo della rete. Come avevamo anticipato ieri sono stati davvero tanti i blogger e i frequentatori della blogosfera a partecipare alla tre giorni milanese.
Abbiamo chiesto su Friendfeed ad alcuni dei partecipanti che abbiamo incontrato a Fa' la cosa giusta! la loro opinione sulle cose più belle e interessanti della fiera, e questi sono alcuni dei pareri che abbiamo raccolto.

Molto gettonati da blogger come ci_polla (su Donna Moderna) e La Rejna (curatrice di Space on Sail), l'area del laboratorio sull'orto in città, gli strumenti per il compostaggio dell'umido e tutti gli oggetti realizzati con materiali di scarto riciclati, come ad esempio tutta l'area con i sedili colorati realizzati con gli avanzi di fabbrica.

Fa' la cosa giusta! 2010

Anche a noi è piaciuto particolarmente l'utilizzo trasversale, in diversi stand, del cartone per la creazione di piccoli mobili e oggetti di design.
A tal proposito sempre La Rejna ci ha parlato dell'importanza del progetto "RICREA": dedicato al recupero di materiali di scarto plastici per creare rivestimenti di elementi d'arredo.
Ma è l'area del Critical Fashion, novità di questa settima edizione della fiera, ad aver fatto la miglior impressione, sopratutto tra il folto pubblico femminile, e lo testimonia anche l'entusiasmo di Auro e di Stefania/stered, (che ne ha anche parlato anche sul suo Recreathing che ci hanno fatto conoscere tra le altre cose le borse di garbagelab e le gonne di bergnach.

Fa' la cosa giusta! 2010

Oltre all'attenzione dedicata a tutte le iniziative legate alla sostenibilità ambientale, che come ci spiegava Iron Mauro è stata ben sottolineata in tutta l'area dedicata alla casa sostenibile, nella fiera non è mancata l'attenzione per il sociale, testimoniata dall'apprezzamento del pubblico per tutte le iniziative legate al mondo del Made in Jail e alle altre attività di recupero nelle carceri che hanno trovato molto spazio tra le file degli stand della Fieramilanocity.

Fa' la cosa giusta! 2010

Infine anche Alberto D'Ottavi ne ha parlato su Blomming, spazio dedicato alla nuova creatività e ai nuovi creativi che ha inoltre seguito in diretta la tre giorni milanesi sul suo canale twitter.



COP15 è stata un flop?

COP15 è stata un flop?

Si è da poco conclusa la Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici, che abbiamo ampiamente seguito attraverso il racconto della blogger Antonella Napoletano. Undici giorni di lavoro hanno portato ad una serie di accordi e promesse, da alcuni giudicati insufficienti, da altri ritenuti almeno un passo avanti in attesa di Città del Messico 2010 (dove si terrà un’altra grande conferenza).

Tu come valuti COP15? E’ stato davvero un flop o in questo momento storico non si poteva fare di più?

Rispondi ad alcune semplici domande sulla Conferenza ed esprimi il tuo giudizio sulle decisioni prese nei giorni scorsi, destinate ad influenzare il futuro del pianeta - e quindi della nostra vita - negli anni a venire.