camorra

Un anno dopo l’omicidio, Pollica non dimentica il sogno di Angelo Vassallo

Era il sindaco pescatore, talmente animato dall’amore per la sua terra d’origine da rimetterci la sua stessa vita. A un anno dalla morte di Angelo Vassallo, brutalmente assassinato il 5 settembre del 2010 da ignoti mentre tornava a casa, le indagini sono ancora aperte, e rimangono sconosciuti i nomi dei killer e, più importanti ancora, quelli dei mandanti. Ma l’affetto di Pollica – Acciaroli, il bel paese del Cilento di cui Vassallo era primo cittadino rimane invariato. Domenico D’Alessandro, assessore e suo amico personale, si è impegnato per promuovere le iniziative di questi giorni per ricordare il sindaco ucciso.


Don Luigi Ciotti ricorda Angelo Vassallo




Tra le più importanti, la presentazione, a Pollica, del libro "Il sindaco pescatore" scritto da Dario Vassallo, fratello del primo cittadino, che vuole fare luce sulla scomparsa di Angelo. E sempre su richiesta del fratello è nata una fondazione che cercherà di seguire le orme di Vassallo, noto per la tenacia e determinazione nel difendere l’ambiente da speculazioni territoriali senza scrupoli. Battaglia che gli è probabilmente costata la vita, quando la sera di un anno fa è stato raggiunto da ben 9 proiettili. La pista seguita dagli inquirenti è da subito quella della camorra, per la modalità dell’omicidio e per la nota intransigenza di Vassallo nei confronti di ogni tentativo di corruzione e forma di illegalità che potesse turbare la sua amministrazione.

Intransigenza che veniva mal sopportata in un territorio in cui, purtroppo, spesso l’interesse della criminalità prevale su quello dei cittadini. Pollica considera il sindaco assassinato un eroe, ma alla cittadina risponde la moglie, Angelina Vassallo, che dichiara: “Io non voglio che venga ricordato come un eroe. Non lo era. Era solo un sindaco, una persona che amava la sua terra e voleva difenderne il territorio. Faceva il suo dovere perché era per quello che la gente lo aveva eletto. Ed è quello che dovrebbero fare tutti”.

Foto di Cristiano Corsini



Il Nord Est schizofrenico con gli immigrati. Parla Massimo Carlotto




La realtà italiana entra nei romanzi quando finisce il giornalismo d'inchiesta. Lo scrittore padovano Massimo Carlotto, autore di numerosi noir ambientati nel Nord Est, racconta come e perché le questioni ambientali, il traffico dei rifiuti, l'uranio impoverito, entrano nei suoi romanzi. E spiega la schizofrenia dei veneti di fronte agli immigrati: servono come manodopera ma vengono respinti perché diversi.



Saviano: immigrati e web speranze per l'Italia

«Nel Sud Italia le due grandi rivolte contro la criminalità organizzata sono state fatte dagli africani». In un'intervista con Gianni Riotta direttore del Sole 24 ore, Roberto Saviano torna su una questione che gli sta a cuore e che in diverse occasioni ha già sollevato: molta parte dell'Italia non sa ribellarsi alla camorra e l'esempio è venuto in questi anni dal coraggio di chi non ha nulla da perdere. «La gran parte della comunità africana a Castel Volturno e a Rosarno, in Calabria, hanno deciso di dire no alle organizzazioni criminali, non per un motivo morale ma perché la loro vita entra in contraddizione con gli ordini della criminalità organizzata».

La novità immigrata si sposa alla novità della rete come strumento di riscossa. È attraverso il web che può nascere la rivoluzione virtuosa nel Sud Italia. Non più il singolo cittadino coraggioso oppure il pentito che denunciano uno stato di cose. Ma una rete di persone che possono moltiplicare le notizie in maniera immediata e globale: così nasce l'anticorpo per la malattia. «La grande futura possibilità di contrasto sarà data da un web consapevole e non un web ciarlatano» prosegue l'autore di Gomorra. La possibilità che la rete offre di far conoscere a molti piuttosto che a pochi intimi una realtà drammatica.

Alla camorra, spiega lo scrittore, sta bene che ci siano gli immigrati sul territorio che controlla ma solo a certe condizioni: che vivano nelle baracche, che non abbiano accesso alla sanità pubblica, alle scuole per i loro figli magari nati anche in Campania, al lavoro. E tuttavia, gli immigrati fanno sempre più parte integrante del tessuto sociale di alcune zone del nostro paese.

E allora? Gli africani difendono disperatamente una terra che è sempre più loro e sempre meno degli italiani che se possono se ne vanno altrove. Lo sguardo di Saviano è orientato al futuro e dalla speranza, sarebbe meraviglioso, dice, se in potessimo avere avere il primo sindaco proveniente dal Sud del mondo. «Immagino nel 2050 che ci possano essere nel meridione città veramente multietniche. Se gli africani si spostano verso l'Europa e troveranno una Castel Volturno con un sindaco africano c'è speranza che siano una risorsa. Se si muovono e troveranno, come è oggi a Castel Volturno, i capi dei clan dei Casalesi, diventeranno petrolio per il motore criminale».

Foto presa dall'album di seleniamorgillo



A Otranto la mafia spiegata ai ragazzi

Acque inquinateDal 29 agosto al 3 settembre la città di Otranto ospiterà la prima edizione di OLE - Otranto Legality Experience, il Forum internazionale organizzato da Flare e dedicato al ruolo delle società civili nella lotta alla criminalità organizzata. Il Forum, ideato in memoria di Renata Fonte, uccisa dalla mafia il 31 marzo del 1984, vuole diventare un punto di riferimento per tutta l’Europa.

Realizzato in collaborazione e con il sostegno delle Università della regione Puglia, OLE vuole essere un luogo di informazione e formazione sui temi della criminalità organizzata, l’economia illegale e la globalizzazione, rivolto soprattutto ai giovani, affinché siano sempre più impegnati nel contrasto alla criminalità organizzata. OLE è aperto a un numero di 200 partecipanti ai quali è offerta la possibilità di seguire una serie di dibattiti, workshop e visite guidate ai beni confiscati.

Le strategie dell’Unione Europea per combattere il crimine organizzato, il traffico di donne e bambini e la negoziazione tra la mafia e lo Stato Italiano, sono solo alcune delle tematiche che verranno affrontate nel corso del Forum. Interverranno Laura Garavini e Giuseppe Lumia della Commissione parlamentare antimafia, Mario Morcone, direttore dell’Agenzia per i beni confiscati, Hans Nilsson del Consiglio dell’Unione europea, Jean Ziegler, della Commissione Usa per i diritti umani e molti altri ospiti italiani e internazionali tra cui giornalisti, scrittori, accademici, ministri e magistrati.

Grazie a queste personalità il Forum si prefigge l’obiettivo spiegare come le organizzazioni criminali hanno sfruttato i cambiamenti politici per rafforzare e rendere globalizzate le loro attività, analizzare le aree del mondo finanziario entro cui esse si muovono e identificare il ruolo e le responsabilità degli Stati nazionali e delle istituzioni politiche, tentando di definire delle possibili contromisure da adottare.

Per maggiori informazioni sul programma e gli interventi previsti dal Forum, si può consultare il sito www.ole2010.org.

Foto di robpatrick



La malavita minorile

Gli abusi, gli sfruttamenti e le punizioni sui minori sono un tipo terribile di violenza, ma purtroppo non l’unico. Altre pressioni possono strappare un bambino alla sua età.

In Italia, per esempio, la malavita organizzata recluta ragazzi sempre più giovani per i propri traffici illegali, strappandoli alla scuola e al normale percorso formativo. Per molti giovani entrare nelle organizzazioni criminali è diventata una scelta o un’ambizione, a rischio della vita.

Perché, secondo voi, un minore sceglie la criminalità? Si può veramente parlare di “scelta” in un caso del genere?
Se li aveste davanti, cosa direste a questi ragazzi?