Dal 1 agosto non ci sarà più (sul satellite) il canale realizzato con i reportage dei cittadini. Il direttore Tommaso Tessarolo spiega quali prospettive per una tv "dal basso" e quel che sarà di Current Italia dopo l'estate. Il futuro dell'informazione nella cooperazione non competitiva di televisione e web.
«Sfumature, punti di vista, sensibilità». Eccolo il valore aggiunto ai siti tradizionali dai contenuti prodotti dagli utenti di internet. Sergio Maistrello indica il bonus che la rivoluzione dei prosumer – consumatori e produttori al tempo stesso – ha aggiunto al giornalismo tradizionale.
Come aveva già evidenziato nel precedente La parte abitata della rete, il giornalista e docente di nuovi media all’università di Trieste mostra in Giornalismo e nuovi media – appena uscito per Apogeo – la dote rara del divulgatore, riuscendo a illuminare in maniera semplice e piana un universo in continua evoluzione ed espansione come quello della rete e dell’informazione che ci viaggia sopra.
«Più occhi – nota Maistrello – guardano gli stessi fatti e più differenze avremo nel suo racconto. Nulla è indispensabile, ma tutto è utile nel momento in cui l’accesso alla complessità del mondo diventa funzione di un percorso individuale. Internet è un ecosistema reticolare in cui ciascun individuo ha l’opportunità, ma non il dovere, di essere nodo attivo». Se le cose del mondo sono molte è meglio che le guardino e le raccontino più persone piuttosto che solo quelli che un tempo si sarebbero definiti i professionisti.
Rapidamente, si sta passando dai social network ai social media. Facebook e Twitter non sono più luoghi dove si stringono relazioni ma sono anche strumenti in mano a milioni di persone che fanno informazione e che leggono, ascoltano, guardano. Sono nuove redazioni e nuove edicole planetarie, in una sintesi impensabile fino a ieri. «Abilitano le persone a esserci, a essere in rete e a creare contenuti. A essere nodi attivi. Come altre tecnologie in precedenza, ma con la forza di piattaforme ormai mature e popolate da milioni di persone. Un nodo attivo è un potenziale testimone ovunque si trovi, un occhio che guarda per noi e che è in grado di raccontare ciò che vede in tempi eccezionalmente rapidi».
In questo momento, un problema serio, molto serio, per il mondo dell’editoria è quello di inventare un modello di business alternativo per l’informazione in rete. Come pagare contenuti di qualità in un panorama free come internet? Tra iPad, Kindle, micropagamenti ecc., sembra un puzzle al quale, finora, manca sempre una tessera. «Non credo funzioneranno i paywall, che chiudono i contenuti dentro un sito e li rendono avulsi da ogni processo virtuoso di rete. Per la pubblicità c'è speranza soltanto se torna a essere servizio per il lettore, perché la semplice esposizione di stampo televisivo è aliena al modo in cui funziona internet e non produce valore». Una speranza, secondo Maistrello, potrebbe venire dal finanziamento dal basso, collettivo, di progetti giornalistici. «Il crowdfunding journalism è la quintessenza del giornalismo inteso come servizio civico per la propria comunità. La comunità finanzia la ricerca della verità su se stessa. Tuttavia non avremo alcuna certezza su come finanziare il giornalismo in rete finché non faremo dell'ottimo giornalismo in rete. Solo sperimentando si può individuare un nuovo modo che crei utili in un modo trasformato».
Un mondo che cambia con una rapidità impressionante ma che in Italia sembra viaggi con il freno a mano tirato. I giornali si barcamenano nel gestire l’oggi, ma non riescono ancora a guardare avanti. Certo, ci sono episodi significativi di citizen journalism anche da noi come i twit partiti da L’Aquila e da tutto il centro Italia pochi attimi dopo la scossa di terremoto dell’aprile 2009 oppure il gran lavoro, raccontato anche da Maistrello nel suo libro, che un viareggino ha fatto la notte della tragedia ferroviaria nella stazione toscana.
Eppure, la sensazione è che si proceda a rilento. Come mai? «L'Italia sconta gli ultimi trent’anni di predominio televisivo, un predominio che non è solo mediatico e commerciale ma costitutivo del modo in cui il nostro Paese guarda e racconta se stesso. Il cambiamento nasce per lo più a livello del singolo nodo. Sarà profondo e inarrestabile, ma in Italia continuerà a essere rallentato da ostacoli strutturali profondi. È inevitabile che l'informazione spontanea faccia le spese di questo stato di cose: richiede una consapevolezza e una responsabilità che il cittadino digitale medio in Italia spesso non possiede oppure possiede soltanto a uno stadio televisivo, monodirezionale, emotivo, superficiale».
Foto di digitaljournal

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